Gianfranco Zavalloni, AAM TN
Vorrei fare una breve premessa prima di tuffarmi in questa sorta di mappa bibliografica alla ricerca di una nuova pratica di lavoro:Ho 31 anni e da nove faccio il maestro di scuola materna. Ora sono a Sorrivoli, in una piccolissima scuola dell'Appennino cesenate. Precedentemente ho lavorato per circa un anno in una cooperativa giovanile sorta con la Legge 285, dove si faceva il censimento e la mappatura delle aree forestali del forlivese. Da sempre vivo in -campagna, in un piccolo podere (12.000 mq.) a conduzione familiare, nei fertili dintorni di Cesena.
Qui ogni tanto aiuto i miei genitori nei lavori dei campi. Amo costruire burattini dl cartapesta, legno e gommapiuma, coi quali, insieme a Flavio, quando siamo richiesti, faccio spettacoli di burattini tradizionali. Ed infime, sono da tanti anni nel movimento scout dove, da quest'anno, ho ripreso a fare servizio coi più piccoli, i lupetti, dagli 8 agli 11 anni.Il lavoro nella scuola materna è certamente la mia unica fonte di guadagno di tipo monetario. Tutto il resto, le altre attività lavorative sono di tipo gratuito... le faccio, cioè, per esclusivo piacere e gioia personale, più o meno condivisa con altri.
E da questa mia esperienza del tutto personale che traggo alcune riflessioni, e le propongo come punti di un confronto ampio sui problema lavoro, o meglio per definire una nuova pratica di lavoro. E faccio questo attraverso le parole di coloro che in questi anni hanno confermato le mie convinzioni su questi temi, chiarendo in me concetti che iniziavo a percepire per intuito.


Le coordinate.
1) Ogni tipo di lavoro, anche quello considerato più umile, ha una propria dignità... e non sempre il tempo è denaro. Siamo stati creati con tante capacità manuali.
Temo di essere solo una casalinga. Ci capita spesso di sentire una donna fare questa sconcertante affermazione. Quando sento queste parole mi arrabbio davvero moltissimo. Solo una casalinga: solo una persona pratica di una delle più nobili professioni; solo padrona di un gran numero di mestieri elevati e diversi; in pratica la custode della civiltà stessa... per essere 'completa', deve essere molto più informata della media dei cosiddetti professionisti, uomini o donne che siano, e molte delle sue conoscenze sono difficili da acquisire.... (J. Seymour)
«... Elementi intangibili e non misurabili quali il gusto della creazione, l'amore per il proprio lavoro, l'orgoglio della propria abilità l'amor proprio, hanno per l'uomo un valore che nessuna moneta potrà mai interamente compensare.... (M. Fini)
«... La maggior parte del nostro tempo deve essere dedicata al lavoro del corpo e solo un po' alla lettura. Poiché in India oggi i ricchi e le cosiddette classi più agiate disprezzano il lavoro fisico, è molto necessario insistere sulla dignità del lavoro.... (M.K.Gandhi
«...L'autosufficienza non è limitata soltanto a coloro che hanno due ettari di loro proprietà. Un abitante della città che impara a risuolarsi le scarpe sta diventando, in un certo senso autosufficiente. Non solo risparmia soldi, ma accresce anche la sua soddisfazione e il proprio rispetto. L'uomo non è nato per essere un animale che fa un lavoro unico... La natura ci ha creati per essere diversi, per fare cose diverse, per avere molte capacità.... (J.Seymour)

2) I1 lavoro è un insieme che nasce dalla interdipendenza fra le mani e l'intelletto, fra il pensiero e l'azione. Il gusto e la gioia di farlo è il legante fra questi due poli.
"...tutti concordano sul fatto che il lavoro dell'uomo è una fonte fondamentale di ricchezza. Ora, l'economista moderno è stato abituato a considerare il lavoro o la fatica come poco più di un male necessario... il punto di vista buddista, invece, ritiene che le funzioni del lavoro siano altre: dare all'uomo una possibilità di utilizzare e sviluppare le sue facoltà- metterlo in condizione di superare il suo egocentrismo unendolo ad altri in una impresa comune; e, infine, produrre i beni e i servizi necessari a un 'esistenza adeguata.... (E.F. Schumacher)
...Anche per un vero sviluppo intellettuale ci si dovrebbe impegnare in qualche utile attività del corpo... Il lavoro intellettuale è importante ed ha un postò indubbio nel quadro della vita. Ma ciò in cui insisto è la necessità del lavoro fisico. Nessun uomo dovrebbe essere libero da questo obbligo.... (M.K. Gandhi)
...Ci sono molte attivita' che sono del tutto anti-economiche, ma che si fanno per il piacere di farle.... (E .F. Schumacher)
...Che da noi ogni artigiano conosce e pratica il mestiere dall'inizio alla fine, fabbrica l'oggetto dalla materia prima fino all'ultima decorazione. Nessuno è legato a un lavoro frammentario né fa un pezzo di oggetto, per non diventare un pezzo di uomo. Perché è facendo le cose che gli uomini si fanno. Nessuno di noi è chiuso in un solo mestiere, ma ne imparerà diversi e li alternerà; inoltre tutti saranno richiesti per i lavori agricoli stagionali, che più degli altri sono buoni per la salute e per la santità.... (Lanza del Vasto)

3) I prodotti dl ciascuna lavorazione (siano essi beni o servizi) devono servire i bisogni reali degli uomini, privilegiando chi vive vicino. Solo in casi del tutto speciali e per situazioni durevoli nel tempo, è pensabile l'interdipendenza di realtà fra loro lontane. -
-.. L'organizzazione economica della nostra società è talmente complicata che quando noi consumiamo una merce acquistata per esempio al supermercato, non sappiamo se nella produzione di questo bene è stata inquinata la terra, l'acqua, l'aria, se si sono utilizzate risorse non rinnovabili, se c'è in esso una parte del sangue e della fame dei popoli del Terzo Mondo.

Le soluzioni
Dobbiamo trovare soluzioni locali a problemi mondiali. Il lavoro artigianale può essere una delle possibili soluzioni, perché si adatta molto bene ad una produzione su scala umana, può produrre beni senza inquinare, è più facile che non abbia bisogno di grande consumo di energia, può ridurre al minimo la possibilità di sfruttare i popoli del Terzo Mondo, favorisce meglio la crescita e lo sviluppo della persona.... (L Dal Sasso)
...La produzione deve servire ai bisogni reali, non alle esigenze del sistema economico; tra gli uomini e la natura deve crearsi un nuovo rapporto, di collaborazione anziché di sfruttamento; il reciproco antagonismo deve essere sostituito dalla solidarietà; obiettivo di ogni attività sociale deve essere il benessere dell'uomo e la prevenzione degli stati di malessere; si deve aver di mira, non il massimo di consumo ma il consumo sano che favorisce il benessere; l'individuo deve essere un elemento attivamente partecipe e non già un oggetto passivo della vita sociale.... (E. Fromm)

4) Ogni tipo di lavoro deve essere ecologicamente compatibile, deve avere un fine socialmente utile, economicamente deve fare un uso saggio delle risorse e politicamente deve distribuire le decisioni fra la gente.
"... Il legame che univa il 'più" al 'meglio' si è spezzato. Il 'meglio' può essere ottenuto anche col meno. Si può vivere meglio lavorando e consumando di meno, a condizione di produrre oggetti più durevoli e che non siano causa né di nocività né di scarsità insuperabili appena. tutti vi accedono. Allora, meritano di essere socialmente prodotte soltanto quelle cose che rimangono convenienti per ciascuno anche quando tutti ne possono godere - e viceversa.... (A.Gorz)
«... L'imperativo categorico è di tornare a iscrivere tutte le attività entro cicli biogeochimici naturali. Ciò comporta lotta senza quartiere a ogni dissipazione di energia, anche pulita; risparmio meticoloso della materia; privilegio a una qualità del prodotto stimata non più in termini di profitto aziendale, di valore economico aggiunto, bensì ecologici, di minore entropia aggiunta.
Occorre tornare ad un'agricoltura estensiva naturale, al pascolo brado, alla valorizzazione del legno e delle fibre vegetali. Staccarsi da ogni accentramento: industriale, distributivo, amministrativo. Lasciare le città e tornare alle comunità rurali, dove le esigenze energetiche sono minime e possono soddisfarsi in larga misura sul posto usando risorse rinnovabili; dove il consumatore di alimenti freschi ne controlla da vicino la produzione e l'artigiano può risorgere a libera gratificazione creativa; dove l'animale, reintegrato nel ciclo biologico del terreno, può ancora essere utile al lavoro, al trasporto, alla fornitura di cuoio, piume, lana e altri beni oggi quasi obsoleti.
Il ritorno a piccole comunità decentrate e sufficientemente autonome è anche l'unica maniera di combattere l'alienazione, di riscattare la dimensione umana e libera dell'esistenza contro l'oppressione urbano-burocratica sostenuta dallo sviluppo, con tutte le sue devianze e degenerazioni di potere violento, clandestino, portato a coniugarsi col potere visibile, economico e istituzionale.... (A. Sacchetti)

Sono solo piccole citazioni, ma, a mio parere, sono vere e proprie provocazioni in questo sforzo personale e collettivo per cercare di ridefinire il nostro rapporto con il lavoro.

BIBLIOGRAFIA
John Seymour, La casa del passato, Idealibri, Milano, 1987
Massimo Fini, La ragione aveva torto?, Camunia, Brescia, 1985
Mohandas K. Gandhi, Villaggio e autonomia, Lef, Firenze, 1982
John Seymour, Per una vita migliore ovvero il libro dell'autosufficienza, A. Mondadori, Milano, 1977
E.F. Schumacher, Piccolo è bello, Mondadori, Milano, 1978
Lanza del Vasto, Lezioni di vita, Lef Firenze, 1980
Luciano Dal Sasso, Guida tecnica al lavoro artigianale, Lef, Firenze, 1987
Erich Fromm, Avere o essere? Mondadori, Milano, 1977
André Gorz, Sette tesi per cambiare la vita, Feltrinelli, Milano, 1977
Aldo Sacchetti, L'uomo antibiologico, Feltrinelli, 1985

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Le catene dell’umanità torturata sono in carta protocollo. Kafka