
La
moda, la firma sul pezzo sono criteri?
Fare cose per gente che ha soldi, come si è fatto in questi ultimi secoli
o millenni (un attimo) significa legittimare la disparità ricchi/poveri. Si
ammira la capacità di spesa delle persone, far soldi è la più grande virtù,
le necessità di mercato sono imperativi assoluti, l'aumento del consumi e degli
scambi sono augurabili e imprescindibili. Altre società, altre culture ammirano
virtù meno egoistiche, più sociali.
Ci sono differenze evidenti nelle capacità d'acquisto, la stessa somma di denaro
non è uguale per tutti, inoltre ciascuno accetta di spendere più per certe categorie
di oggetti che per altre.
Il valore d'uso di un particolare oggetto è differente da persona a persona,
anche un gioiello può essere funzionale ad una necessità d'immagine in certi
ruoli sociali o in certe occasioni.
Qual è il valore di manufatti (a volte artefatti) che non sono indispensabili?
Raramente
l'ammirazione che proviamo per un qualsiasi oggetto bello può venire scissa
dalla stima che diamo del suo valore materiale. La sua unicità o rarità, la
sua preziosità e il suo costo in termini di fatica e di abilità, contribuiscono
tutti al nostro atteggiamento....Da questo punto di vista una decorazione fatta
a macchina è un'assurdità.
Inoltre il legame tra prezzo e apprezzamento ha un corollario
nel tabù dell'imitazione. Il dispendio dev'essere reale e non mistificatorio.
"Non è tutt'oro quel che luccica" è una massima
morale, ma scivola facilmente nella massima critica che quanto è degno di splendere
va lavorato in oro vero. (omissis)...qualsiasi tipo di mistificazione che catturi
l'occhio... dimostra il bisogno di un occhio discriminatore, che sappia distinguere
il genuino rispetto al falso e i contrassegni della devota maestria rispetto
ai modi sbrigativi del lavoro scadente". (T. Veblen La teoria
della classe agiata Einaudi 1949).
Se penso ai prezzi di vendita poi la faccenda non diventa più semplice. Si potrebbe
discutere sul valore del nostro tempo e del nostro lavoro. Si può stabilire
una tariffa oraria per la quantità di lavoro manuale che è presente nell'oggetto,
confrontandola a quella considerata adeguata per un altro professionista, per
esempio di un idraulico.
E se l'esito di cinque ore di lavoro è un brutto oggetto?
Anche l'originalità, la stranezza, la rarità, richiedono tempo, ingegno e invenzione:
cose che hanno valore.
Il valore monetario ha almeno tre componenti: valore convenzionale, valore materiale,
valore intrinseco. Ciascuno di questi presenta aspetti di difficile definizione.
Nel valore convenzionale, la moda (o il sinonimo che preferite) è il singolo
fattore più importante perché determina l'interesse verso altri fattori per
esempio l'antichità dell'oggetto, la firma dell'artefice ecc.
Nei comportamenti umani c'è sempre un mix contraddittorio di voler essere come
gli altri e di distinguersene. Certo, è umano il desiderio di vedersi confermati
con lo sfoggiare quello che già è considerato valido da molti. Ci si sente esperti
mostrando di apprezzare quello che le riviste specializzate descrivono come
importante, interessante, pregiato.
Stabilire il valore vuol dire prima di tutto situare l'oggetto
in una scala rispetto ad altri oggetti o prodotti dell'arte dell'uomo che siano
in qualche modo confrontabili.
Poi vuol dire considerare il valore del materiale di cui è fatto l'oggetto.
Poi vuol dire attribuire un prezzo al progetto tecnico e\o estetico, all'originalità
e\o all'efficacia dell'esecuzione.
Infine vuol dire accordarsi sul valore monetario del tempo che l'artefice impiega
per realizzare l'oggetto.
Anche in quello che sembrerebbe obiettivo, il valore del materiale, molte convenzioni
sono in uso. Il prezzo dei diamanti è ancor oggi stabilito da un cartello, non
ha un reale rapporto con la rarità o la fatica. Inoltre il valore di un diamante
tagliato dipende da fattori arbitrari, difficilmente apprezzabili dai profani,
a volte determinabili solo da un esperto provvisto di strumenti particolari.
Questo è frustrante per chi usa il materiale per evocare un'emozione estetica.
Il valore intrinseco non è assoluto ma è relativo agli altri artefatti
con cui confrontiamo l'oggetto in oggetto, c'è ampia scelta di criteri. Lo si
può considerare in rapporto alla storia dell'arte, quella che uno preferisce.
Oppure in rapporto ai propri gusti maturati in anni di frequentazione del campo
(o importati da altri campi).
Si adottano a volte criteri etici, ecologici, di funzionalità (soddisfa i requisiti
per cui viene creato?), di utilità (mi serve un oggetto con quella funzione?)
ecc.
Quanto più si è frequentato un ramo dell'arte, tanto più si conoscono plagi,
scopiazzature, mode, caratteristici o specifici. Naturalmente sarà anche più
facile riconoscere l'originale, la forza indipendente, la libertà nella tradizione.
Come valutare l'estetica? Che funzione ha?
È l'emozione che spinge all'acquisto di un pezzo?