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Valore
Penso che si venga gettati in questa vita proprio con il compito di distinguere tra ciò che è davvero reale, importante e permanente e ha valore da una parte, e ciò che è solo insignificante, piacevole, effimero e non ha un valore reale dall'altra. Ernst F. Schumaker Piccolo è bello

La moda, la firma sul pezzo sono criteri?
Fare cose per gente che ha soldi, come si è fatto in questi ultimi secoli o millenni (un attimo) significa legittimare la disparità ricchi/poveri. Si ammira la capacità di spesa delle persone, far soldi è la più grande virtù, le necessità di mercato sono imperativi assoluti, l'aumento del consumi e degli scambi sono augurabili e imprescindibili. Altre società, altre culture ammirano virtù meno egoistiche, più sociali.
Ci sono differenze evidenti nelle capacità d'acquisto, la stessa somma di denaro non è uguale per tutti, inoltre ciascuno accetta di spendere più per certe categorie di oggetti che per altre.
Il valore d'uso di un particolare oggetto è differente da persona a persona, anche un gioiello può essere funzionale ad una necessità d'immagine in certi ruoli sociali o in certe occasioni. 
Qual è il valore di manufatti (a volte artefatti) che non sono indispensabili?


Raramente l'ammirazione che proviamo per un qualsiasi oggetto bello può venire scissa dalla stima che diamo del suo valore materiale. La sua unicità o rarità, la sua preziosità e il suo costo in termini di fatica e di abilità, contribuiscono tutti al nostro atteggiamento....Da questo punto di vista una decorazione fatta a macchina è un'assurdità.

I
noltre il legame tra prezzo e apprezzamento ha un corollario nel tabù dell'imitazione. Il dispendio dev'essere reale e non mistificatorio. "Non è tutt'oro quel che luccica" è una massima morale, ma scivola facilmente nella massima critica che quanto è degno di splendere va lavorato in oro vero. (omissis)...qualsiasi tipo di mistificazione che catturi l'occhio... dimostra il bisogno di un occhio discriminatore, che sappia distinguere il genuino rispetto al falso e i contrassegni della devota maestria rispetto ai modi sbrigativi del lavoro scadente". (T. Veblen La teoria della classe agiata Einaudi 1949).
Se penso ai prezzi di vendita poi la faccenda non diventa più semplice. Si potrebbe discutere sul valore del nostro tempo e del nostro lavoro. Si può stabilire una tariffa oraria per la quantità di lavoro manuale che è presente nell'oggetto, confrontandola a quella considerata adeguata per un altro professionista, per esempio di un idraulico.
E se l'esito di cinque ore di lavoro è un brutto oggetto?
Anche l'originalità, la stranezza, la rarità, richiedono tempo, ingegno e invenzione: cose che hanno valore.
Il valore monetario ha almeno tre componenti: valore convenzionale, valore materiale, valore intrinseco. Ciascuno di questi presenta aspetti di difficile definizione.
Nel valore convenzionale, la moda (o il sinonimo che preferite) è il singolo fattore più importante perché determina l'interesse verso altri fattori per esempio l'antichità dell'oggetto, la firma dell'artefice ecc.
Nei comportamenti umani c'è sempre un mix contraddittorio di voler essere come gli altri e di distinguersene. Certo, è umano il desiderio di vedersi confermati con lo sfoggiare quello che già è considerato valido da molti. Ci si sente esperti mostrando di apprezzare quello che le riviste specializzate descrivono come importante, interessante, pregiato.


S
tabilire il valore vuol dire prima di tutto situare l'oggetto in una scala rispetto ad altri oggetti o prodotti dell'arte dell'uomo che siano in qualche modo confrontabili.
Poi vuol dire considerare il valore del materiale di cui è fatto l'oggetto.
Poi vuol dire attribuire un prezzo al progetto tecnico e\o estetico, all'originalità e\o all'efficacia dell'esecuzione.
Infine vuol dire accordarsi sul valore monetario del tempo che l'artefice impiega per realizzare l'oggetto.
Anche in quello che sembrerebbe obiettivo, il valore del materiale, molte convenzioni sono in uso. Il prezzo dei diamanti è ancor oggi stabilito da un cartello, non ha un reale rapporto con la rarità o la fatica. Inoltre il valore di un diamante tagliato dipende da fattori arbitrari, difficilmente apprezzabili dai profani, a volte determinabili solo da un esperto provvisto di strumenti particolari.
Questo è frustrante per chi usa il materiale per evocare un'emozione estetica.

I
l valore intrinseco non è assoluto ma è relativo agli altri artefatti con cui confrontiamo l'oggetto in oggetto, c'è ampia scelta di criteri. Lo si può considerare in rapporto alla storia dell'arte, quella che uno preferisce. Oppure in rapporto ai propri gusti maturati in anni di frequentazione del campo (o importati da altri campi).
Si adottano a volte criteri etici, ecologici, di funzionalità (soddisfa i requisiti per cui viene creato?), di utilità (mi serve un oggetto con quella funzione?) ecc.
Quanto più si è frequentato un ramo dell'arte, tanto più si conoscono plagi, scopiazzature, mode, caratteristici o specifici. Naturalmente sarà anche più facile riconoscere l'originale, la forza indipendente, la libertà nella tradizione.
Come valutare l'estetica? Che funzione ha?
È l'emozione che spinge all'acquisto di un pezzo?