Ci sono analogie notevoli tra la filosofia e la pratica dei taoisti e quelle degli artigiani.
Gli artigiani devono essere empirici, devono capire come avvengono i cambiamenti nei materiali che lavorano, e anche perché, anche se la teoria in cui iscrivono lo svolgersi dei fenomeni è più o meno strapalata.
Finché c’è rispondenza tra preparativi e risultati, finché la teoria tiene, finché dimostra di funzionare, solo un atteggiamento antiscientifico giustificherebbe il suo abbandono.
Possiamo avere un atteggiamento di sufficienza per concezioni fantasiose e spiegazioni mitiche, sorridere dei loro rituali e poi indossare il grembiule bianco e tornare alle nostre certezze  scientifiche sapendo  che ogni tanto le sostituiremo con altre certezze altrettanto scientifiche.
La scienza cerca di introdurre variabili all’interno di condizioni controllate e replicabili ma non rifiuta la serendipity, il fertile errore, l’irruzione dell’imprevisto.


Il taoismo nasce nel periodo degli Stati combattenti (dal 475 al 221 a.C.) quando i filosofi si ritiravano nella solitudine delle foreste e delle montagne per meditare sull'ordine della natura e osservarne le innumerevoli manifestazioni.
Per tutta la scuola confuciana, a fondamento del comportamento umano ci devono essere le virtù dell’umanità, della giustizia e del rispetto del rituale.
I taoisti fecero una distinzione fra il sapere sociale dei confuciani, razionale ma falso, e una più profonda conoscenza e comprensione della natura che trascendesse la società umana.
Era inevitabile che il taoismo prendesse forma in opposizione alla società feudale, al confucianesimo che guidava la società cinese, con i suoi cerimoniali e i suoi amministratori eruditi.
La verità non è stabilita a priori, non è quello che conviene pragmaticamente a chi la enuncia.
Se costringi uno a ridere, non per questo egli sarà divertito; se costringi uno a piangere, non per questo egli sarà triste... se provi ad attirare i topi con un gatto o le mosche con il ghiaccio, ti procurerai un sacco di fastidi ma certamente non ci riuscirai. . . Quando tiranni come Chieh e Choti cercarono di governare il popolo con il terrore, essi poterono dare tutte le punizioni. . . che volevano: ma non finì bene. Nelle stagioni fredde, la gente cerca di riscaldarsi; nelle stagioni calde va in cerca del freddo .Lü Shih Chhun Chhiu.
La verità è accessibile ai non iniziati, empiricamente.
I pezzi di legno se sfregati assieme generano calore, il metallo soggetto al fuoco si fonde, le ruote girano, le cose vuote stanno a galla. Tutte le cose hanno le loro inclinazioni naturali (…) pertanto tutte le cose sono di per se stesse così. Huai Nan Tzu
Il saggio osserva e lascia parlare quel che avviene.
Tutti i fenomeni hanno la loro causa. Se non si conoscono tali cause, benché si dia il caso che uno possa avere ragione (sui fatti), è come se non si sapesse niente, e alla fine si rimarrà sconcertati… Perciò il saggio non indaga sulla durata o sulla rovina, né sulla bontà o la cattiveria, ma sulle loro ragioni. Lü Shih Chhun Chhiu.
L'osservazione della natura non comporta un’attività di dominio ma una passività ricettiva, e richiede l’indipendenza da qualsiasi teoria preconcetta.
La mente deve essere un vuoto, pronta a ricevere tutte le cose.
L’atteggiamento taoista verso i fenomeni della natura vale anche verso il comportamento umano.
I modelli di pensiero e di comportamento taoisti comprendono qualunque tipo di ribellione alle convenzioni, l’allontanarsi dell’individuo dalla società, l’amore e lo studio della natura, il rifiuto delle cariche pubbliche e la mancanza di senso del possesso che si ritrova nel Tao Teh Ching: produzione senza possesso, azione senza affermazione dell’io, sviluppo senza dominio.
Non c’è sventura più grande che non sapersi accontentare. Non v’è difetto più grande della sete di guadagno. Perché chi sa che abbastanza è abbastanza ha sempre a sufficienza. Tao-teh-ching
I confuciani erano interamente dalla parte degli amministratori eruditi e non nutrivano alcuna simpatia per gli artigiani e lavoratori manuali.
I taoisti, al contrario, erano strettamente legati ad essi: entravano in sintonia con la natura attraverso operazioni manuali e ritenevano che coloro che lavorano di braccia e di mente hanno molto da insegnare ai sovrani.
Infine l’artigiano e il taoista erano convinti che il Tao fosse nelle cose della natura, e non qualcosa di metafisico e trascendente.
L’uomo non poteva essere misura di ogni cosa, come Confucio voleva credere.
Aiutare l’uomo senza comprendere la natura è impossibile, l’unica via per beneficare realmente la società umana è risalire ai principi fondamentali della natura e spiegarli.
Per il taoista la natura umana è semplicemente quello che è, la perversione viene dalla cultura artificiale che vorrebbe trasformare l’uomo in ciò che non è, sostituendo ciò che è naturale (il tao) con ciò che è artificiale.
Ci sono paralleli veramente rivelatori col pensiero occidentale:
Non possiamo comandare la natura tranne che obbedendole. Francis Bacon
Qualunque filosofo taoista potrebbe averlo scritto, e nessun confuciano l’avrebbe mai compreso.
L’atteggiamento taoista verso fenomeni naturali e comportamenti sociali si riflette nelle teorie, o meglio constatazoni, relative all’educazione, all’apprendere.
La padronanza tecnica si trasmette da maestro a allievo in modo impersonale e obiettivo.
Le eccellenti capacità non possono essere apprese o trasferite, ma si possono ottenere mediante una concentrazione precisa sul Tao che informa gli oggetti naturali d’ogni specie.
Coloro che furono bravi arcieri impararono dall'arco e non da Yi l'arciere. Coloro che sanno maneggiare le barche impararono dalle barche e non da Wo il barcaiolo. Coloro che possono pensare impararono da soli, e non dai Saggi. Kuan Yin Tzu
All’epoca dell’artigianato eotecnico, quando i taoisti stavano filosofeggiando, l’abilità personale e l’intuito degli apprendisti dovevano essere tesi al massimo, arrivando all’oblio di sé.
Gli artigiani taoisti dovevano assoggettarsi a dei trucchi empirici e a dei tours-de-main che non potevano tradurre in linguaggio logico-scientifico agli apprendisti; era più logico usare il linguaggio magico-artistico di leggende e di miti.
Riti religiosi precedevano sovente l’operazione, come era per gli spadai del Giappone e per i fabbri di molti popoli
La trasmissione delle arti e dei mestieri da una generazione all’altra comportava naturalmente un’educazione completa del corpo e dello spirito del discepolo.


Questo era l’atteggiamento di una società esistita un tempo, nel primitivo collettivismo dei villaggi, anteriormente alla completa differenziazione in signori, preti e guerrieri determinatasi col protofeudalesimo dell’età del bronzo.
I taoisti andarono intuitivamente alle radici della democrazia e della scienza.
Lo scienziato congegna esperimenti mantenendo costanti certi fattori  e variandone altri
Quello che distingue la scienza dall’artigianato è che l’esperimento in artigianato ha uno spazio minore ed è più “sporco”, ma in entrambe i casi si ha un atteggiamento simile.
La tecnica per l’artigianato è integralmente fondamentale, invece la tecnica per la scienza (e per l’arte) è un supporto indispensabile ma  non fondante, la speculazione teorica cerca il supporto empirico con l’esperimento.
La tecnica è in un certo senso sopportata, perché attività necessaria per gli esperimenti ma è attività meccanica, da lavoratore e non da intellettuale, da letterato confuciano.