L'artigianato,
di nuovo, si mantiene fra due poli: come il design industriale è anonimo;
come l'opera d'arte, è uno stile. Confrontato ai prodotti del design, il pezzo
d'artigianato è anonimo ma non impersonale; confrontato all'opera d'arte,
sottolinea la natura collettiva dello stile e dimostra che l'orgoglioso Io
dell'artista è un noi.
Diffusa in ogni angolo del mondo, la tecnologia è diventata la principale
causa di entropia storica. Le sue conseguenze negative si possono riassumere
un una frase: impone l'uniformità senza promuovere l'unità. Spiana le differenze
fra culture e stili regionali distinti ma non sa eliminare le rivalità tra
i popoli. Per di più, il pericolo della tecnologia non consiste solo nella
potenza mortale di molte delle sue invenzioni, ma nel fatto che costituisce
un grave pericolo per l'essenza stessa del processo storico. Trascurando la
diversità di società e culture, trascura la storia stessa. La stupenda varietà
di differenti culture è la vera sorgente della storia: incontri e congiunzioni
di gruppi e culture dissimili, con idee e tecniche molto diverse.
La tecnologia moderna ha portato numerose e profonde trasformazioni. Tutte,
comunque, con lo stesso obiettivo e la stessa importanza: l'eliminazione dell'altro.
L'artigianato, invece, non è neanche nazionale, è locale. Indifferente
ai confini e ai sistemi di governo, è sopravvissuto a repubbliche ed imperi:
l'arte della ceramica, i cesti intrecciati e gli strumenti musicali dipinti
negli affreschi di Bonampak sono sopravvissuti ai sacerdoti Maya, ai guerrieri
Aztechi, ai preti Spagnoli e ai presidenti Messicani. Queste arti sopravviveranno
anche ai turisti Yankee.
Gli artigiani ci difendono dall'uniformità artificiale della tecnologia e
dai suoi deserti geometrici: mantenendo le differenze, mantengono la fecondità
della storia.
L'artigiano non definisce se stesso in termini di nazionalità o di religione.
Non è fedele a un'idea, né a un'immagine, ma a una disciplina pratica: la
sua arte. Il suo laboratorio è un microcosmo sociale governato dalle sue leggi
speciali. Il suo orario di lavoro non è stabilito dall'orologio, ma da un
ritmo che ha più a che fare con il corpo e le sue sensibilità che con le necessità
astratte della produzione. Mentre lavora, può parlare con gli altri e può
anche mettersi a cantare. Il suo boss non è un invisibile direttore, ma un
uomo più anziano che è il suo rispettato maestro e che spesso è un parente,
o almeno un conoscente.
Per le sue dimensioni fisiche e il numero di persone che ne fanno
parte, una comunità artigiana favorisce modi democratici di vita comune; la
sua organizzazione è gerarchica ma non autoritaria, la gerarchia essendo basata
non sul potere ma sul grado di competenza: maestri, lavoranti e apprendisti;
e infine, l'artigianato è un lavoro che dà spazio a deviazioni spensierate
e alla creatività. Dopo averci insegnato qualcosa sulla sensibilità e sul
libero gioco dell'immaginazione, l'artigianato ci dà anche una lezione sull'organizzazione
sociale.
Le burocrazie sono i nemici naturali dell'artigiano, e ogni volta che cercano
di "guidarlo", corrompono la sua sensibilità, mutilano la sua immaginazione
e degradano il suo lavoro.
Il destino dell'opera d'arte è l'eternità ad aria condizionata del museo;
il destino dell'oggetto industriale è la discarica. Il pezzo d'artigianato
di solito scampa il museo e le sue vetrine, e quando gli succede di finirci,
se la cava con onore. É un esempio prigioniero, non un idolo.
L'oscena indistruttibilità della spazzatura non è meno patetica della falsa
eternità del museo.
L'oggetto fatto a mano non vuole durare millenni ma non possiede una tendenza
spiccata verso una morte prematura. Segue il consueto trascorrere dei giorni,
viene trascinato con noi dalla corrente che ci trasporta, si consuma poco
alla volta, non cerca la morte né la nega: la accetta.
Fra il tempo immobile del museo e il tempo frenetico della tecnologia,
il cuore dell'artigianato batte a ritmi umani. Una cosa fatta a mano è utile
ma è anche bella; è un oggetto che dura a lungo ma anche un oggetto che invecchia
lentamente e che è rassegnato a questo; un oggetto che non è unico nel senso
in cui lo è un 'opera d'arte e che può essere sostituito da un altro oggetto
che è simile ma non identico. Gli oggetti fatti a mano c'insegnano a morire
e così c'insegnano a vivere.