NUOVO MANIFESTO FUTURISTA Enrico Baj 31 ottobre 1983

In arte, dopo il dinamismo plastico di Boccioni si è avuta anche un'aeropittura, cioè una pittura fatta in aereo o conseguente a supposte emozioni aeree. Ma quei dipinti, se bene li osserviamo, non volano affatto; sono più statici della Fornarina o della Gioconda.

Immobilità è segno di grandezza, di storia, di durata, di contemplazione, di vita, di cultura e di morte.
Immobilità è segno di contemporaneità: cosa fanno le nostre automobili, status symbol primario del nostro vivere e della nostra spiritualità, se non per la più parte del tempo stare immobili durante interminabili code? oppure parcheggiate su marciapiedi? e ostacolate, quando si voglia riprenderle, da altre auto in seconda e terza posizione! A Parigi anni fa già era nata una nuova figura, quella del "collezionista o amatore d'arte in terza posizione", che entra rapido come una folgore in una esposizione d'arte e subito si precipita via perché la sua auto è in mezzo alla strada.
L'immobilità di un albero, cui il fatto di star sempre fermo in quel punto non preclude una ben maggiore longevità (quanto a aspettativa di vita) e ben migliore qualità di vita, per usare terminologie attuali, è ben più nobile della mobilità dei mezzi semoventi e dei loro utenti. Che dire della pietra, delle rocce eterne e maestose, dei minerali tutti?

L'idea stessa di progresso è aberrante.
Progresso, progredire sono termini di moto: un moto non calcolabile né misurabile. Non è chiaro quindi perché l'uomo abbia sposato così saldamente questo fanatismo del progresso, sino alla massima mussoliniana: "Indietro non si torna". Certo l'idea del comfort, o quella di prolungare la vita mediante nuovi farmaci, sono allettanti perché corrispondono alla speranza di eliminare la fatica e di allontanare nel tempo la morte. A queste seduzioni va aggiunto che l'uomo è un prodotto anomalo della natura, è una devianza che proprio la natura da cui trae origine e nutrimento, vuole distruggere. L'uomo, Marinetti docet, è un essere estremamente aggressivo, che pratica comunemente l'aggressione intraspecifica anche nel gioco (vedi calcio, pugilato) o nella festa (vedi carnevale) e conseguentemente per lui e non per i lupi fu coniata la massima homo homini lupus.
Nulla vieta, a correggere l'errore che ha portato la civiltà nel vicolo cieco dell'insensato materialismo produttivista, che il mito della macchina, dell'energia, del movimento, venga soppiantato da idee più umane e più naturali. Anziché aspirare a muoversi dinamicamente e meccanicamente, l'uomo del futuro potrebbe coltivare il piacere della stasi e della contemplazione, della calma, della serenità, della noia. Alla staticità non si contrappongono i movimenti naturali e altri meno naturali eppure effettivamente necessari: si contrappongono invece i movimenti violenti, forzati, ideologicizzati, fanatizzati.

È così che, abbandonati i sentieri della dinamica forzosa, lasciata la puzzolente automobile tra i liquami melmosi d'officina, distesi a contemplare il lento corso degli spazi celesti, ci trovammo a stendere il
Nuovo Manifesto Futurista
1. Noi disprezziamo il pericolo, lo spreco, la forza.

2. Coraggio, audacia, esaltazione portano lotta e morte.

3. Disprezziamo il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. Esaltiamo la quiete pensosa, l'estasi, il sonno e il dolce far niente.

4. Velocità è bruttura: la più bella automobile da corsa, ruggente che sembra correre sul filo della mitraglia, fa schifo se paragonata a una qualunque immagine naturale o artistica: e si lasci in pace la Vittoria di Samotracia.

5. Noi disprezziamo il volante, il cambio, l'acceleratore, il motore sprint e la fetente benzina, droga d'ogni motorista. La petroldipendenza è a livelli insopportabili.

6. Ardore, sfarzo e munificenza accompagnino la creatività del poeta lontano da roboanti ferraglie.

7. Non vi è bellezza se non nella quiete. L'aggressività non ha a che fare con arte e poesia, anzi ne è l'opposto.

8. La dimensione umana si svolge da sempre nello spazio e nel tempo, nei limiti del territorio e della durata. L'eterna velocità onnipresente è una coglioneria bella e buona. Vogliamo giacere, fornicando senza fretta.

9. Vogliamo glorificare la Donna, e disprezzare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore e le "belle" idee per cui si muore. Unica morte accettabile è quella nel proprio letto.

10. Musei, biblioteche, accademie non ci riguardano ma non vi è alcun bisogno di distruggerle. Siamo per il femminismo, per la donna portatrice di vita e non di distruzione. Respingiamo quindi l'immagine aberrante di una parità sessuale che non esiste e la maschilizzazione nel capitanato d'industria, nella competizione e nella violenza.

11. Fanno schifo le grandi folle manipolate dai media, il fervore degli arsenali e dei cantieri, i fumi puzzolenti e venefici delle officine, i moti rivoluzionari e fasulli delle violente e criminali città moderne. Fa schifo il baccano delle locomotive e ogni pretesto motoristico che induce corruzione, consumismo, miasmi, inquinamenti e incidenti a catena. Vogliamo una società solare.

Noi fondiamo oggi il Futurismo Statico, in nome dell'immobilismo plastico, per liberare gli uomini dalla cancrena del moto, del motore, del turismo dopolavoristico o intellettuale che sia. Voi ci credete pazzi mentre proponiamo una nuova sensibilità.
Fuori dall'atmosfera gli spazi sono infiniti e il sistema galattico in cui viviamo è di tale grandezza che in esso ogni moto si annulla. Nella calma e nell'incedere di chi voglia ancora spostarsi naturalmente potremo ritrovare la misura di noi che è illimitazione.
L'immaginario dei cieli è il nostro habitat che il tempo scandisce nel divenire della memoria. Stesi sul letto del mondo, accarezziamo la volta stellare. Ubu è con noi.
Enrico Baj 31 ottobre 1983