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Sui monili e sulla bigiotteria
La produzione di gioielli è stata l'uso più antico che l'uomo ha fatto del metallo.
G. Nestler e E. Formigli

Come si produce un monile di metallo
Il materiale di partenza è il semilavorato (filo e lastra) oppure metallo da fondere.
I primi lavori della carriera, in genere, si fanno con filo di rame o di ottone, usando pinze e trancino (le prime cose che si fanno sono spirali, cerchi, anelletti), più avanti si impara a usare il martello e a tagliare la lastra (bracciali alla schiava, pendenti, fili pestati), poi si impara a usare la fiamma, a saldare, e gli oggetti prodotti cominciano a essere più professionali.
Si impara a incidere all'acido, a bulino; si impara a tirar su a martello, a cesellare, a incassare le pietre, a smaltare. S'impara a fondere, prima per fare i lingottini da laminare, più avanti per fare direttamente le forme modellate.
Questi passaggi sono una progressione quasi obbligata, prima s'impara a spianare e sbalzare a martello e poi a cesellare; non si può incassare una pietra se non si è imparato a usare il bulino per incidere.

Cosa si compera quando si compera un monile d'oro
In oreficeria, in oggettistica (scatoline, coltelli, penne ecc.) da una parte c'è la grande produzione di grossi laboratori e fabbriche, dall'altra la piccola produzione degli artigiani con pezzi unici o su ordinazione e piccole serie.
Le fabbriche attraverso grossisti e rappresentanti riforniscono i dettaglianti.
Fin qui i soggetti delle transazioni sono professionisti, non possono bluffare e noi possiamo dire che finora i prezzi sono giusti.
Se il dettagliante è onesto, e non è difficile che lo sia, vi farà un prezzo onesto per una fede, una catenina, una medaglietta.
Girate un po' a chiedere prezzi e accertatevene.
C
onviene ricordare il significato di parole come carato, titolo, lega ecc.
L'oro puro e l'argento puro sono metalli molto teneri, troppo per poterci fare oggetti e monili che devono resistere a un certo uso.
Li si indurisce unendoli ad altri metalli, formando così delle leghe.
Per l'argento si usa il rame, in genere si fondono 4 quinti argento e 1 quinto rame. La lega che si ottiene è a titolo 800 millesimi, il titolo legale in Italia.
Per l'oro si usano rame ed argento, quanto più argento è in lega, tanto più il suo colore dal giallo saturo dell'oro tende a sbiadire e a tirare sul verde.
Quanto più rame c'è in lega, tanto più il suo colore tende al rosso.
Il titolo legale per l'oro del commercio orafo è 750 millesimi, cioè ¾ oro e ¼ lega.
Il titolo nel caso di una lega d'oro si può esprimere in carati, cioè in ventiquattresimi.
Così un oro a 12 carati avrà 12 parti oro e 12 parti lega (per arrivare a 24 carati).

U
n'altra annotazione utile riguarda il giusto prezzo per il rottame cioè gli oggetti vecchi o rotti da rifondere per farne oggetti nuovi.
L'oro fino cioè puro costa, diciamo, 20 mila lire al grammo.
L'oro che si usa per l'oreficeria è di norma oro 18 K, cioè 3 quarti fino e 1 quarto lega.
Allora in un grammo di questo oro paghiamo solo 15 mila lire di fino.
Il rottame va fuso e nella fusione volatilizzano impurità varie assieme a zinco e cadmio delle saldature, anche parte dell'oro volatilizza.
Poi bisogna a laminatoio portare l'oro in forma di lastra o filo.
La mia personale opinione è che il prezzo corretto per il rottame a 18 K abbia da essere attorno alla metà del prezzo del fino come da quotazione del giorno.
Se portate rottame a un artigiano perché lo fonda e vi prepari un altro monile, tenete presente che dal peso del rottame dovrete togliere qualcosa.
Oltre al calo di fusione bisogna calcolare il calo di lavorazione (polvere e limatura che si disperdono irrecuperabilmente) e dei materiali da eliminare come mollette d'acciaio, perni d'ottone, pietre.
Un calo totale del 10% per le lavorazioni artigiane è generalmente accettato anche se oggi è ammesso un calo del 15%.

Alcune tecniche che si prestano ad usi disinvolti.
Assemblaggio
Vuol dire mettere assieme pezzi preparati per arrivare al prodotto finale, passaggio obbligato in qualsiasi costruzione. Ma l'assemblaggio può essere di pezzi autoprodotti o di pezzi acquistati (preformati, montature, castoni, chiusure ecc).
Oltretutto è noioso limitarsi al solo mettere assieme, meglio fare da sé le cose che poi si combineranno, c'è più divertimento e varietà. Chi principia usando assemblaggi, va in direzione sbagliata, sceglie di produrre a livelli di impegno e perizia troppo ridotti per avere credito come artigiano, non ha la possibilità di imparare e crescere. Non tutto quello che è fatto a mano é artigianato, anche se la percentuale di parti assemblate é sotto un certo limite.
S
tampaggio.
Permette di fare molte repliche costringendo il metallo in lastra a prendere la forma dello stampo. Richiede l'uso di un bilanciere o di una pressa. Dato che ha limitate possibilità espressive è di uso infrequente fra gli artigiani. Una volta ottenuto lo stampo (in genere  di acciaio, è costoso) si può avviare una produzione molto efficace ed economica di pezzi sempre uguali.
F
usione
Diamo un'occhiata ai tipi fusione più conosciuti:
Fusione in staffa o lingottiera.
Permette di ottenere lingotti (anche piccoli) da cui con passaggi successivi a laminatoio e/o trafila si ottengono lastra e filo. Gli orafi e gli argentieri ricorrono spesso a questo processo anche per riutilizzare ritagli e limatura di metallo prezioso.
Pressofusione, fusione in conchiglia.
Sono tecniche di uso esclusivamente industriale che impiegano macchinari sofisticati e leghe bassofondenti. Si producono sia oggetti finiti che preformati e pezzi vari da assemblare.
Fusione in osso di seppia.
Fino agli anni '70 era prassi normale in ogni laboratorio orafo fare gli anelli partendo da un modello (a volte ereditato) che, pressato tra due ossi di seppia spianati vi lascia l'impronta. Tolto il modello e richiusi gli ossi, l'impronta viene riempita per gravità con oro fuso. Si ottiene una replica fedele del modello impiegato, ma c'è bisogno di molto lavoro e c'è molto spazio per variazioni prima di arrivare al prodotto finito.
Fusione in sabbia (o in terra).
Usata principalmente dagli argentieri per parti accessorie di coppe, teiere e altri oggetti (manici, zampe d'appoggio, pomoletti ecc.). Anche qui, come nella fusione in seppia, si usano modelli che lasciano l'impronta nella sabbia umida. Anche qui c'è un po' di lavoro prima di arrivare al prodotto finito.
Fusione a cera persa.
È una tecnica antica, che vanta nobili tradizioni, usata per secoli nella statuaria, dai bronzi di Riace al Perseo di Cellini, ancora attuale oggi.
Consiste nel circondare (e riempire anche nell'interno, nel caso di fusioni cave) un modello di cera con un impasto a base di argilla.
Dopo l'essiccazione lo stampo di argilla viene riscaldato in modo da far colare via la cera e, mentre è ancora caldo, riceve la colata del metallo fuso che va a riempire lo spazio lasciato vuoto dalla cera.
Microfusione a cera persa.
È l'evoluzione della fusione a cera persa.
Con attrezzature e materiali sviluppati nell'ultimo mezzo secolo (centrifuga, forni elettrici, cristobalite, stampi di gomma vulcanizzati, iniettori di cera, ecc.) permette di
1) lavorare con precisione su oggetti di piccola dimensione,
2) ottenere un gran numero di repliche fedeli di un originale

C
onclusioni
L
a microfusione usata nel primo modo permette di ottenere da un modello in cera, che può essere preparato con la massima cura, una perfetta replica in metallo, in questo modo l'artigiano sfrutta la manipolabilità e la facilità di lavorazione della cera per giungere a effetti che difficilmente o più laboriosamente potrebbe ottenere lavorando direttamente il metallo con altre tecniche.
La microfusione usata nel secondo modo consiste nell'ottenere, da un modello in metallo, molti modellini in cera tramite uno stampo di gomma vulcanizzata. Questi modellini in cera vengono poi raggruppati e circondati di un impasto refrattario, che viene seccato e riscaldato di modo da eliminare la cera. Il metallo fuso viene spinto nello stampo con la forza centrifuga o più di rado con altri sistemi. Le repliche così ottenute risultano praticamente indistinguibili dall'originale, richiedono pochissimo lavoro di finitura e vengono prodotte a un costo irrisorio.
È anche pratica comune preparare in microfusione un certo numero di pezzi non finiti, una sorta di base, e poi terminarli uno per uno con le appropriate variazioni. Un procedimento del genere potrebbe essere adatto a produrre una diecina di anelli per esempio, uguali nel gambo e parte della testa, ciascuno poi finito con qualche castoncino diversamente posizionato, con qualche incisione diversa, o con pietre differenti.
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