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LE BASI TEORICHE PER UNA NUOVA LEGGE CHE LIBERALIZZI
I MESTIERI MANUALI RURALI E ARTIGIANI A BASSO CAPITALE INVESTITO
L'impresa
acquista i fattori a un certo prezzo, li riunisce e tenta di venderne i prodotti
a un prezzo superiore... Il compito essenziale dell'impresa è di prendere
decisioni. Essa deve decidere che cosa produrre, quali fattori e quale processo
produttivo usare e quanti beni immettere sul mercato in ogni unità di tempo...(da
G.L.S. Shackle, Capire l'economia, Feltrinelli 1970, pagg.36-37).
L'imprenditore ha il compito di coordinare l'impiego dei vari fattori produttivi...
il compito dell'imprenditore in un contesto dinamico appare più complesso.
L'attività imprenditoriale presenta due aspetti e momenti. Il primo consiste
nell'anticipazione delle situazioni economiche che si verranno a creare nel
futuro, il secondo nella determinazione di situazioni nuove. Secondo il Knight
è il primo aspetto che caratterizza l'attività imprenditoriale; secondo lo
Schumpeter questa consiste essenzialmente nella determinazione di nuove, diverse
e più efficienti combinazioni produttive e nella produzione di nuovi prodotti
che continuamente mutano la struttura del sistema economico: è quindi il secondo
aspetto che contraddistingue l'attività imprenditoriale. E' l'attività imprenditoriale
che promuove l'applicazione dei risultati del progresso tecnologico all'attività
produttiva e lo stimola e che favorisce il processo di accumulazione capitalistica.
Essa appare quindi strettamente connessa alle caratteristiche dinamiche del
sistema, tanto che il Knight e lo Schumpeter, pur accentuando, come si è osservato,
diversi aspetti dell'imprenditore, ritengono che solo in un contesto dinamico
si possa parlare propriamente di imprenditore.(prof. Siro Lombardini,
Appunti dalle lezioni di Economia Politica, vol.III, Milano La Goliardica
1961).
L'impresa è quell'organismo che attende
alla raccolta e alla combinazione dei fattori produttivi in vista della fabbricazione
dei prodotti (o dell'apprestamento dei servizi) da offrire sul mercato in
cambio di un prezzo.Per effetto dell'estendersi della divisione del lavoro
la produzione nell'economia contemporanea avviene per il mercato. Non è escluso
che determinati soggetti producano per il consumo individuale o per il consumo
domestico esclusivamente. Ma si tratta di casi eccezionali.Pertanto è caratteristica
essenziale dell'impresa l'assunzione del rischio inerente alla produzione.
Sono da distinguere due tipi di rischio: rischio che la merce prodotta non
trovi sul mercato domanda adeguata (rischio economico) e rischio connesso
alla stessa tecnica de/processo produttivo soggetto, come qualsiasi forma
di attività umana, a sinistri e ad alee d'ordine diverso (rischio tecnico).Sono
rare sopravvivenze di forme superate di economia i casi di produzione fatta
esclusivamente dietro ordinazione che evidentemente è sottratta al rischio
economico. Impropriamente si è soliti comprendere fra le imprese gli organismi
che operano secondo quel principio; essi vengono denominati imprese imperfette,
in contrasto con le imprese perfette che sono le vere e proprie imprese...La
figura dell'impresa imperfetta è connessa a forme primitive di organizzazione
economica...(da Francesco Vito, Economia Politica, vol.110 Il
prezzo e la distribuzione, pagg.141 ,142, Milano, Editore Giuffrè, 1964).
L'esistenza e la conservazione dell'artigianato è un obbiettivo riconosciuto
dell'attuale politica sociale che vede nella figura del lavoratore indipendente,
quale è quella dell'artigiano, uno dei mezzi per arrestare il processo di
proletarizzazione della società. (F.Vito, op.cit. pag.143)
Art. 2082 del Codice Civile: Imprenditore.
E' imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata
al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
- a) Esercizio di un'attività ECONOMICA al fine della PRODUZIONE
e dello SCAMBIO di BENI o SERVIZI.
economica: creatrice di nuove utilità (nuovi beni o maggior valore
di quelli esistenti); bene: qualsiasi entità materiale o meno suscettibile
di soddisfare un bisogno umano; servizio: una prestazione personale
idonea a soddisfare un bisogno; produzione: attività
creatrice di beni o servizi, che è economica solo se è svolta per il mercato,
sia nell'interesse di tutti, di alcuni o di uno soltanto; scambio:
è un 'attività d'interposizione fra chi produce e chi consuma, che è sempre
attività economica; N.B. Le professioni intellettuali non costituiscono mai
impresa perchè il codice esclude l'applicazione delle norme relative agli
imprenditori.
- b) L'attività economica deve essere ORGANIZZATA L'imprenditore
che è il capo dell'impresa impartisce le disposizioni circa le modalità di
svolgimento del lavoro dei suoi dipendenti e/o stabilisce l'utilizzo dei beni
di cui dispone aifini di produzione o di scambio.
- c) PROFESSIONALITA' indica l'abitualità, la durevolezza, la sistematicità.
Non è necessaria 1) la permanenza (es. attività stagionali); 2) che sia l'unica
attività svolta.
Art. 2083 del Codice Civile: Piccoli imprenditori. Sono piccoli
imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti
e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente
con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.
Art. 35 della Costituzione Italiana.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
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CONSEGUENZE
Come
abbiamo visto dalle definizioni dei testi di economia, al codice civile sfugge
una categoria economica essenziale nella vita dei popoli: quella dei mestieri,
cioè dei contadini e degli artigiani manuali con piccole produzioni quasi
personalizzate per mercati locali; a breve distanza dai luoghi di residenza
o per pochi rivenditori. Ne resta un qualche traccia nella definizione dei
piccoli imprenditori, data all'Art. 2083, che però è stata saccheggiata e
unificata a quella dell'imprenditore a partire dalle leggi sull'apprendistato,
che hanno portato alla totale sparizione dell'apprendistato nelle botteghe
artigiane con un solo titolare, vietando la trasmissione di mestieri millenari.
(
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Tali attività economiche, che hanno formato buona parte del paesaggio,
della civiltà e del carattere italiano, non rispondono in alcun modo alle
definizioni dell'impresa. In diversi casi non acquistano né mettono insieme
dei fattori della produzione che si trovano separati, ma li trovano o in tutto
o in parte direttamente in natura o da dettaglianti in piccole quantità a
breve distanza dal luogo di lavoro e/o di residenza.Nei mestieri il responsabile
dell'attività riunisce nella sua persona la parte esecutiva e condivide la
parte ideativa con una cultura locale ed un committente. Non è un'attività
organizzata perché non deve organizzare pezzi divisi e disordinati, i pezzi
sono già legati insieme e ordinati da una preesistente tradizione di paesaggio,
civiltà rurale o manuale e nella persona dell'unico artigiano e dei suoi familiari.
Il mestiere non coordina l'impiego dei vari fattori produttivi in quanto non
esiste divisione del lavoro, fenomeno essenziale alla presenza di un imprenditore.
Non esiste catena di montaggio, il capitale investito in tecnologia è scarso
o assente, e nessuna operazione è parcellizzata.
Addirittura il mestiere non è nemmeno separato dal resto della
vita sociale e contribuisce notevolmente ad elevarne la qualità culturale,
la solidarietà e il controllo comunitario, svolgendo gratuitamente compiti
di pubblica utilità che allo stato costerebbero carissimi e non sarebbero
comunque surrogabili. Il mestiere richiede un tempo lungo per essere appreso
ai livelli di qualità necessari e perciò fa produrre sempre le stesse cose
seppur sempre diverse perché ogni oggetto ha aspetti anche minimi di particolarità,
le scelte relativamente ai prodotti specifici sono spesso il risultato di
una decisione complessa e personale, una sintesi fra i clienti, i produttori
e gli usi locali. Il mestiere non decide quali fattori usare perché può inventare
adattamenti e miglioramenti, ma la tecnologia utilizzata è poca e la quantità
di beni da immettere sul mercato già definita e scarsa, anche il mercato è
ristretto nella dimensione, spesso a breve distanza dal luogo di produzione
e controllabile da una sola persona.
Il mestiere artigiano manuale e contadino non anticipa situazioni
di mercato nuove e se le anticipa non ne ricava grandi profitti, ma garantisce
la sicurezza rispetto a bisogni primari e a domande di alta vischiosità che
escono dalla moda e fanno parte dei costumi e della civiltà di un popolo.
il mestiere non determina situazioni economiche nuove ma garantisce la riproducibilità
e la custodia degli elementi dell'ambiente e della cultura che sono presupposti
essenziali della salute umana, animale, vegetale e di quei fondamenti della
civiltà senza i quali nessuna novità economica è possibile.
Il mestiere non contribuisce al progresso tecnologico che deriva
specificamente dall'attività imprenditoriale e industriale.Il mestiere è
influenzato dalla tecnologia solo quando questa diventa costume sociale diffuso,
mentre contribuisce al progresso tecnico, a basso contenuto di energia, sostituibile
in molti casi con energia umana o animale.Il mestiere non contribuisce al
processo di accumulazione capitalistica e non è in un contesto di mercato
dinamico perché necessita di un mercato fisso e di rispondere a bisogni stabili
nel tempo, in buona parte a dimensione locale. Non produce per il Mercato
cioè per un ambito nazionale o internazionale che necessita di un'organizzazione
distributiva.Non ha rischio economico e nemmeno i profitti corrispondenti,
ha solo rischi tecnici in molti casi anch'essi minimizzabili con l'abilità
personale. Non ha professionalità che costa al pubblico erario, con alti livelli
di alfabetizzazione e lunghi anni di scolarizzazione teorica, le sue abilità
sono apprese in massima parte nell'ambito della cultura orale, con l'apprendistato
e l'esperienza personale. Non ha dipendenti, perché i familiari non sono tali
e nemmeno gli apprendisti che imparano un mestiere manuale. Sono quanto meno
imprese imperfette, ma possono aspirare ad essere definite secondo un'altra
tipologia, in quanto l'impresa, nascendo dalla divisione del lavoro, postula,
presuppone e produce la proletarizzazione.
I mestieri sono attività produttive elementari e domestiche, ad
alto valore sociale, ambientale, culturale, che per loro natura svolgono un
ruolo di pubblico interesse. E' anticostituzionale non fare una legislazione
specifica per loro e perciò penalizzarle con la motivazione che si tratta
di forme primitive di organizzazione economica. Il diritto al libero esercizio
del lavoro comporta il divieto per lo stato di cancellare delle attività economiche
sulla base della loro supposta primitività. Perciò le attuali leggi, ad es.
sull'apprendistato, sono legittime finché si tratta di industria o di attività
artigianali con dipendenti, divisione del lavoro, e/o notevole investimento
tecnologico, ma nel caso del contadino e dell'artigiano manuale di bottega
possiedono elementi di incostituzionalità perché l'apprendistato è l'unico
modo per apprendere veramente tali mestieri e non è sostituibile da altro
tipo di scuola. Inoltre, per l'attività individuale a basso capitale investito,
il tempo per istruire un apprendista (non più di uno o due) è notevole e va
considerato scuola, cioè attività di pubblico interesse con relativi sgravi
fiscali-burocratici e coperture assicurative per gli apprendisti da parte
degli enti pubblici. Sulla base delle definizioni di cui sopra è legittimo
formulare una legge di liberalizzazione dei mestieri che costruisca per queste
attività uno specifico regime fiscale, sanitario, urbanisticoedilizio, previdenziale-assicurativo,
formativo-scolastico.
Gotila Ponziano (LInventario della Fierucola)
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