IL LAVORO MANUALE COME PROFESSIONE di Roberto Casati

Diecimila ore.
Tenete a mente questo dato. Vi servono diecimila ore di lavoro per diventare esperti in un settore a vostra scelta: suonare il piano, giocare a tennis, fare il matematico o la pilota di aereo. Questo significa una media di tre ore di lavoro al giorno per dieci anni. Si badi bene: non per imparare semplicemente, ma proprio per diventare esperti: avere una prima parte in un’orchestra, fare l’insegnante universitario di geologia, lo scultore che espone, la top manager.
Una piramide di studi empirici fa riemergere sempre questa cifra, che è compatibile con quello che sappiamo dell’architettura del cervello e in particolare della memoria.
Serve tempo per consolidare le tracce mnestiche e la disponibilità della memoria dipende da quante esperienze si sono fatte per consolidarla. Si è anche visto che la spiegazione dei buoni risultati in un qualsiasi campo tende ad abbandonare le lande incerte del talento per spostarsi verso quelle assai più chiare dell’esercizio. I musicisti migliori sono quelli che si esercitano di più. In definitiva: esercizio, esercizio, esercizio; e molto tempo da investire.
Il lavoro manuale non sembra fare eccezione a queste regole. Esiste un ‘expertise della manualità. Gli esperti vengono riconosciuti in ogni campo: dalla riparazione dei motori diesel alla posa dei cavi alla cura dei giardini all’insegnamento della matematica nella scuola primaria, ci sono persone che hanno acquisito più esperienza nel corso degli anni, risolvono più rapidamente i problemi, sono più efficaci nel prendere decisioni di quanto non siano i novizi, sono più creative.
Uno dei massimi psicologi del ragionamento contemporanei, Philip Johnson-Laird, ha analizzato le strategie creative dell’improvvisazione jazz; i suoi risultati potrebbero tranquillamente applicarsi all’opera del falegname che ripara un mobile di un tipo mai visto prìma. Da un repertorio sedimentato nella memoria a lungo termine vengono ripescate delle soluzioni che potrebbero andar bene per i problemi che via via si incontrano; molte vengono scartate in tempo reale. Alcune contengono in sé i germi di ulteriori sviluppi. Altre ancora vengono scoperte sul campo e tenute in serbo per uso futuro.
Ma questo ci obbliga forse a ridefinire le frontiere tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Ogni lavoro, si potrebbe dire, è intellettuale; varia è la parte manuale, in alcuni casi preponderante, in altri marginale. Non a caso si è parlato di intelligenza della mano.