
Agli incerti confini con l’arte (P.M.)
il manifesto - 08 Settembre 2005
Da Platone ai nostri giorni passando per la nascita del concetto
di errore
Sebbene Platone osservasse come alcune conoscenze, oggi potremmo dire scientifiche,
fossero necessarie alla tecnica - innanzitutto l’aritmetica - la cultura
antica non solo tendeva a relegare la tecnica artigianale in una posizione inferiore
rispetto al dominio del sapere, ma prescindeva da una visione costitutiva
all’interno di un sistema organizzativo e omogeneo. In breve, non associava
la tecnica al suo carattere tecnologico, come si fa oggi dove i due termini
vengono perlopiù utilizzati come sinonimi, e nemmeno all’utilizzo
di uno strumento e all’idea di realizzare un oggetto. Per i greci e
i latini non esisteva nemmeno una distinzione terminologica tra tecnica e arte,
e addirittura ancora nella seconda metà del ‘700, non veniva ben
definita la differenza tra una produzione funzionale e utile rispetto a quella
di una creazione artistica. Sarà solo col secolo XIX, coerentemente
con la nuova realtà industriale, che la divisione del lavoro e le
esigenze del nuovo capitalismo porteranno alla divisione dei due termini.
Nonostante il decisivo cambiamento, ancora oggi si parla di tecnica senza necessariamente
riferirla alla fabbricazione di un oggetto o alla creazione di un’opera
d’arte. Sebbene il termine «technique», quando vide la
luce l’Encyclopedie, qualificasse ancora la generalità dei processi
artistici, concettualmente era già in atto una diaspora interna allo
stesso operato del fare strumentale e produttivo. Ovvero tra la produzione artigianale
(tecnica) e quella industriale (tecnologica). Diderot, nel descrivere il
fare dell’artigiano adopera i termini di «art» e «artiste»,
e in questo modo cerca di elevarlo a un processo creativo che la tecnologia
del secolo successivo gli sottrarrà riducendolo a pura esecuzione.
Ma ben prima di questa connotazione riduttiva, l’attributo tecnologico
aveva assunto una sua rivelazione di modernità, in aderenza ai nuovi
statuti scientifici. I prodotti creati nei laboratori inizieranno a perdere
il loro carattere intuitivo e artigianale, per assumere una consacrazione didattica
ed enciclopedica. Nel 1772 la tecnologia raggiungerà lo statuto accademico
nelle discipline economiche, e nei primi anni del XIX secolo quello dell’ingegneria
civile. La tecnica mette in gioco l’imitazione e la ripetizione, in
certi casi dotate di coscienza in altri no, senza però assurgere a una
razionalizzazione sistematica del fare tecnico, né a una formalizzazione:
aspetti, questi che costituiscono invece il lessico della tecnologia. Il
nuovo carattere scientifico sottrae all’arte per restituire alla precisione,
introducendo un nuovo concetto, l’errore, che già con Pascal e
Gauss, ossia con l’introduzione del calcolo delle probabilità,
aveva trovato una propria autonomia teorica e culturale. In particolare vengono
stabilite regole tecno-scientifiche rispetto alle procedure giudiziarie e previste
normative nei confronti dei sistemi di sicurezza. In definitiva, l’apporto
scientifico nei confronti della tecnica, che introduce la nuova fase tecnologica,
vede la nascita dei concetti di vero e di falso, misura oggettiva di risultati
standardizzati e privi di una casualità individuale. L’errore tecnologico
assume perciò i caratteri di un’oscillazione imprevista tra questi
due poli. Imprevista e soprattutto di impatto socio-politico molto critico.