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FUORI MERCATO

 

 

 

Dappertutto vivono persone che continuano a fare lavori manuali e artigiani. In campagna si coltiva un po' di orto, c'è da immanicare una zappa, da sistemare un camminamento, da fare una serra.
Ci sono vecchi contadini che fanno e impagliano le sedie e intrecciano i vimini.
Ci sono vecchi muratori che rappezzano le case di sassi o i muri a secco.
Ci sono tipi ingegnosi che fanno le cerniere e le serrature per i restauratori.
Ci sono i lavoranti a domicilio e quelli part-time.
Ci sono i cassintegrati, i secondolavoristi, i lavoratori al nero e i pensionati.
Ci sono gli artigiani dei servizi come gli elettricisti e gli idraulici.
Ci sono gli artigiani in regola: i piccoli imprenditori, falegnami, edili, ecc. 
Ci sono gli artigiani creativi e/o tradizionali: ceramisti, ebanisti, orafi, fabbri, tessitori ecc. che raramente riescono a mandare avanti un'attività regolare, perché non possono comandare tariffe orarie sufficienti a tenersi in regola fiscalmente, specie se vogliono fare solo artigianato e non anche commercio, se vogliono offrire realizzazioni fresche e originali invece dei prodotti industriali o di moda.

Se si escludono cibo, sonno, faccende e pulizie, gran parte del tempo si vive lavorando, così conviene scegliere di lavorare con soddisfazione. La creatività, cioè la ricerca di soluzioni estetiche o funzionali inconsuete è un impegno full-time e gratificante, è il miglior incentivo per accrescere la qualità del proprio operare. Permette di aprirsi all'imprevisto invece di annoiarsi in una routine.
La medaglia ha un rovescio: il bello non è considerato necessario (a meno che non si abbia già il superfluo) e l'artigianato creativo, fuori da ambienti particolari, è poco conosciuto e apprezzato (e acquistato) mentre la competenza autonoma e lo sviluppo di un gusto indipendente vengono sempre più scoraggiati. I prodotti sono firmati o hanno un logo famoso oppure vengono garantiti da esperti: questi sono i criteri "oggettivi" che orientano le scelte e gli acquisti.

Fino a pochi decenni fa si viveva più a contatto con la natura e meno con l'artificiale, così come si viveva più a contatto con la manualità e la si sapeva valutare. Tempo addietro un uomo era capace di segare un'asse e piantare due chiodi, sapeva fare un nodo, affilare un coltello. Una minima competenza esiste ancora ma con le nuove generazioni si sta perdendo: oggi c'è un prodotto per qualsiasi necessità, saper fare è superfluo, veder fare è raro e veder fare bene è utopia.
Abbiamo perso il senso dell'azione compiuta, dell'iniziativa seguita fino in fondo, dell'opera ben fatta. Un tempo gli uomini curavano i dettagli, avevano l'occhio, l'orecchio, la mano, il tatto per definire la qualità di un prodotto.
(Baker).
Così si lodano lavori, che a volte sono di realizzazione elementare, perché un'etichetta in quattro lingue dichiara (spesso mentendo spudoratamente) "fatto a mano", come se questo fosse un plus di per sé (all'inizio della rivoluzione industriale si pubblicizzavano molti prodotti perché "fatti a macchina"). 

Stabilire i caratteri del prodotto di un artigiano è difficile perché elencare tutti i fattori che distinguono il lavoro artigianale dal simil-artigianale sarebbe lungo, macchinoso, da aggiornare continuamente.
Fatta la legge, trovato l'inganno, solo grazie a norme pedanti alla cui lettera attenersi, diventa possibile aggirarne lo spirito, farle diventare strumento.
Se un artigiano è cosciente dell'impatto ambientale del suo lavoro, cerca di riciclare, di riutilizzare.
Un artigiano impiega molto lavoro personale su ogni pezzo, produce pochi pezzi e ha bisogno di clienti competenti.
I clienti competenti sono la manna degli artigiani e la disgrazia della grande produzione. 

L
a produzione industriale ha necessariamente caratteristiche specifiche: ha come criterio la quantità, come scopo il profitto, non desidera la competenza di ciascun cliente perché deve cercare di spingerlo assieme agli altri  a "consumare" i suoi prodotti. Deve pianificare in anticipo campagne pubblicitarie a lungo termine, di un'efficacia quasi scientifica e con investimenti adeguati. Questo è necessario se si imposta una linea produttiva.
Ma quello che è pubblicizzato giorno per giorno, mese per mese, riesce a intasare, a saturare i canali percettivi e la memoria, a ottundere la capacità di discernimento, in modo che non restino spazi autonomi perché il gusto personale si manifesti.
C'è un vuoto per consentire di entrare e colmarlo fino alla pienezza della nostra emozione estetica
(Kakuzo Okakura Lo Zen e la cerimonia del tè).
I prodotti che richiedono attenzione per essere apprezzati, si scontrano con una distrazione dall'essenziale promossa dalla produzione di massa.

To live outside the law you must be honest.
Bob Dylan John Wesley Harding