COSA
SI COMPERA QUANDO SI COMPERA UN MONILE
In
oreficeria, in oggettistica (scatoline, coltelli, penne ecc.) da una parte c'è
la grande produzione di grossi laboratori e fabbriche, dall'altra la piccola
produzione degli artigiani con pezzi unici o su ordinazione e piccole serie.
Le fabbriche attraverso grossisti e rappresentanti riforniscono i dettaglianti.
Fin qui i soggetti delle transazioni sono professionisti, non possono bluffare
e noi possiamo dire che finora i prezzi sono giusti.
Se il dettagliante è onesto, e non è difficile che lo sia, vi farà un prezzo
onesto per una fede, una catenina, una medaglietta.
Girate un po' a chiedere prezzi e accertatevene.
oro e argento
Conviene ricordare il significato di parole come carato, titolo,
lega ecc.
L'oro puro e l'argento puro sono metalli molto teneri, troppo per poterci fare
oggetti e monili che devono resistere a un certo uso.
Li si indurisce unendoli ad altri metalli, formando così delle leghe.
Per l'argento si usa il rame, in genere si fondono 4 quinti argento e 1 quinto
rame. La lega che si ottiene è a titolo 800 millesimi, il titolo legale in Italia.
Per l'oro si usano rame ed argento, quanto più argento è in lega, tanto più
il suo colore dal giallo saturo dell'oro tende a sbiadire e a tirare sul verde.
Quanto più rame c'è in lega, tanto più il suo colore tende al rosso.
Il titolo legale per l'oro del commercio orafo è 750 millesimi, cioè ¾ oro e
¼ lega.
Il titolo nel caso di una lega d'oro si può esprimere in carati, cioè in ventiquattresimi.
Così un oro a 12 carati avrà 12 parti oro e 12 parti lega (per arrivare a 24
carati).
l'oro vecchio
Un'altra annotazione
utile riguarda il giusto prezzo per il rottame cioè gli oggetti vecchi o rotti
da rifondere per farne oggetti nuovi.
L'oro fino cioè puro costa, diciamo, 20 mila lire al grammo.
L'oro che si usa per l'oreficeria è di norma oro 18 K, cioè 3 quarti fino e
1 quarto lega.
Allora in un grammo di questo oro paghiamo solo 15 mila lire di fino.
Il rottame va fuso e nella fusione volatilizzano impurità varie assieme a zinco
e cadmio delle saldature, anche parte dell'oro volatilizza.
Poi bisogna a laminatoio portare l'oro in forma di lastra o filo.
La mia personale opinione è che il prezzo corretto per il rottame a 18 K abbia
da essere attorno alla metà del prezzo del fino come da quotazione del giorno.
Se portate rottame a un artigiano perché lo fonda e vi prepari un altro monile,
tenete presente che dal peso del rottame dovrete togliere qualcosa.
Oltre al calo di fusione bisogna calcolare il calo di lavorazione (polvere e
limatura che si disperdono irrecuperabilmente) e dei materiali da eliminare
come mollette d'acciaio, perni d'ottone, pietre.
Un calo totale del 10% per le lavorazioni artigiane è generalmente accettato
anche se oggi è ammesso un calo del 15%.
PULIRE L’ARGENTO
A volte basta lavarlo con acqua calda e sapone, quello per i piatti va bene poi asciugate con cura.
Se non ci sono materiali organici come le perle o calcarei come certe pietre, potete immergere l’argento in aceto, questo vale anche per ottone e rame,
Potete usare un prodotto specifico del commercio, il Duraglit va bene, il Sidol o altri prodotti contenenti abrasivi sono sconsigliati perché lasciano residui.
Per pulire le parti esposte potete usare una gomma da cancellare, quella per matite, meglio se tenera oppure un abrasivo leggero come il bicarbonato, strofinando con un polpastrello, questo va bene anche per oro e rame.
Per pulire anche le cavità va bene il bicarbonato inumidito con uno spazzolino da denti.
C’è chi usa il dentifricio e lo spazzolino, funziona, sciacquare bene dopo; a me non piace l’odore del dentifricio.
Un metodo semiprofessionale: fate bollire mezzo litro d’acqua, spegnete e poi versateci un cucchiaio di bicarbonato di sodio e scioglietelo bene.
Mettete un pezzo di foglio d’alluminio sul fondo di un piatto o un contenitore non di metallo, appoggiate gli oggetti sul foglio d’alluminio (devono essere a contatto) e versateci l’acqua e bicarbonato fino a coprirli. Quasi immediatamente l’argento annerito si sbianca e pulisce. Perché funziona?
L’argento si annerisce perché si combina con lo zolfo dell’atmosfera. Se si rimuove il solfuro d’argento con un abrasivo, si rimuove anche l’argento che è combinato allo zolfo.
Invece con il sistema appena descritto noi convertiamo il solfuro d’argento in argento: lo zolfo ha un’affinità maggiore per l’alluminio che per l’argento, i due metalli immersi nella soluzione provocano una piccola corrente elettrica e gli atomi di zolfo mollano il legame con l’argento e vanno a legarsi con l’alluminio.
MARCHIO DI ARGENTO E ORO
Argento e oro devono essere marchiati con due punzoni, il marchio del titolo e il marchio d’identificazione, apposti uno di fianco all’altro.
Il solo marchio del titolo non certifica alcunché, chiunque può comperare il punzone del titolo (anche su ebay) e usarlo su qualsiasi metallo, non è illegale.
Ma se manca il marchio d’identificazione, se manca la rintracciabilità del fabbricante, non si può risalire a chi è responsabile della correttezza del titolo.
Dunque il solo marchio del titolo non basta, ci vuole anche il marchio del fabbricante, e tutti e due i marchi devono seguire delle norme precise.
Il marchio del titolo deve essere all’interno di una cornice della forma giusta: ovale per l’argento e a losanga per l’oro; all’interno della cornice il titolo è espresso in millesimi solo da un numero, senza aggiunte di iniziali, sigle o altro.
Il marchio d’identificazione è all’interno di una cornice poligonale e consiste in una stella a cinque punte seguita da un numero e dalla sigla della provincia in cui opera il fabbricante.
Tutti gli altri marchi stampigliati come “argento”, “argento puro”, “silver”, “gold” ecc. non hanno alcun valore.
importanza del marchio
Il marchio ha la sua importanza quando:
- è su un oggetto d’argento di un certo peso
- è su un oggetto d’oro
Marchiare oggetti d’argento che pesano pochi grammi, come un anello o un paio d’orecchini, può valer la pena se questi oggetti vengono prodotti in grande quantità Questo vuol forse dire che il marchio conta poco o niente negli altri casi?
Sì, vuol proprio dire questo, vediamo perché con un esempio.
Abbiamo un anello d’argento che pesa 5 gr., per la quotazione odierna (aprile 2010) un grammo d’argento vale circa 0,50 euro, e quindi il nostro anello ha la bellezza di 2,50 euro di materiale.
Che una cifra di questa entità spinga un venditore a truffare sembra improbabile.
In un piattino d’argento che pesa 100 gr., il valore del materiale sarebbe 50 euro, somma per cui vale la pena fare i furbi, far passare per argento qualcosa di diverso, per esempio lo Sheffield plate o l’argentone.
Per l’oro il discorso è differente perché l’oro costa (aprile 2010) circa 27 euro al grammo, e sfortunatamente l’oro è molto più denso dell’argento.
Lo stesso anello che in argento pesa 5 gr. se fosse in oro peserebbe quasi 10 gr., equivalenti a 270 euro.
Dunque lo stesso anello in argento vale 2,50 euro e in oro 270 euro.
Serve commentare?
assenza del marchio
L’assenza del marchio non vuol dire che l’oggetto non sia del metallo dichiarato, evidentemente se manca la garanzia si deve aver fiducia.
Senza conoscere la persona che vende e con poche probabilità di essere rimborsato in caso di truffa, la propensione del compratore alla fiducia non può essere alta.
Io per esempio ho i marchi per l’argento 925 e 800 e per l’oro 750, quando ero iscritto e avevo bottega avevo anche il marchio da fabbricante; oggi faccio qualche lavoro (spesso con l’oro che mi dà il cliente) ma non appongo alcun marchio.
COME
SI PRODUCE UN MONILE
Il materiale di partenza è il semilavorato (filo e lastra)
oppure metallo da fondere.
I primi lavori della carriera, in genere, si fanno con filo di rame o di ottone,
usando pinze e trancino (le prime cose che si fanno sono spirali, cerchi, anelletti),
più avanti si impara a usare il martello e a tagliare la lastra (bracciali
alla schiava, pendenti, fili pestati), poi si impara a usare la fiamma, a saldare,
e gli oggetti prodotti cominciano a essere più professionali.
Si impara a incidere all'acido, a bulino; si impara a tirar su a martello, a
cesellare, a incassare le pietre, a smaltare. S'impara a fondere, prima per
fare i lingottini da laminare, più avanti per fare direttamente le forme
modellate.
Questi passaggi sono una progressione quasi obbligata, prima s'impara a spianare
e sbalzare a martello e poi a cesellare; non si può incassare una pietra
se non si è imparato a usare il bulino per incidere.
ALCUNE
TECNICHE DI PRODUZIONE
Assemblaggio
Vuol dire mettere assieme pezzi preparati per arrivare al prodotto finale,
passaggio obbligato in qualsiasi costruzione. Ma l'assemblaggio può essere
di pezzi autoprodotti o di pezzi acquistati (preformati, montature, castoni,
chiusure ecc).
Oltretutto è noioso limitarsi al solo mettere assieme, meglio fare da sé le
cose che poi si combineranno, c'è più divertimento e varietà. Chi principia
usando assemblaggi, va in direzione sbagliata, sceglie di produrre a livelli
di impegno e perizia troppo ridotti per avere credito come artigiano, non
ha la possibilità di imparare e crescere. Non tutto quello che è fatto a mano
é artigianato, anche se la percentuale di parti assemblate é sotto un certo
limite.
Stampaggio.
Permette di fare molte repliche costringendo il metallo in lastra a prendere
la forma dello stampo. Richiede l'uso di un bilanciere o di una pressa. Dato
che ha limitate possibilità espressive è di uso infrequente fra gli artigiani.
Una volta ottenuto lo stampo (in genere di acciaio, è costoso) si può avviare
una produzione molto efficace ed economica di pezzi sempre uguali.
Fusione
Diamo un'occhiata ai tipi fusione più conosciuti:
Fusione in staffa o lingottiera.
Permette di ottenere lingotti (anche piccoli) da cui con passaggi successivi
a laminatoio e/o trafila si ottengono lastra e filo, punto di partenza per la costruzione.
Pressofusione, fusione in conchiglia.
Sono tecniche di uso esclusivamente industriale che impiegano macchinari
sofisticati e leghe bassofondenti. Si producono sia oggetti finiti che preformati
e pezzi vari da assemblare.
Fusione in osso di seppia.
Fino agli anni '70 era prassi normale in ogni laboratorio orafo fare gli
anelli partendo da un modello (a volte ereditato) che, pressato tra due ossi
di seppia spianati vi lascia l'impronta. Tolto il modello e richiusi gli ossi,
l'impronta viene riempita per gravità con oro fuso. Si ottiene una replica
fedele del modello impiegato, ma c'è bisogno di molto lavoro e c'è molto spazio
per variazioni prima di arrivare al prodotto finito.
Fusione in sabbia (o in terra).
Usata principalmente dagli argentieri per parti accessorie di coppe, teiere
e altri oggetti (manici, zampe d'appoggio, pomoletti ecc.). Anche qui, come
nella fusione in seppia, si usano modelli che lasciano l'impronta nella sabbia
umida. Anche qui c'è un po' di lavoro prima di arrivare al prodotto finito.
Fusione a cera persa.
È una tecnica antica, che vanta nobili tradizioni, usata per secoli nella
statuaria, dai bronzi di Riace al Perseo di Cellini, ancora attuale oggi.
Consiste nel circondare (e riempire anche nell'interno, nel caso di fusioni
cave) un modello di cera con un impasto a base di argilla.
Dopo l'essiccazione lo stampo di argilla viene riscaldato in modo da far colare
via la cera e, mentre è ancora caldo, riceve la colata del metallo fuso che
va a riempire lo spazio lasciato vuoto dalla cera.
Microfusione a cera persa.
È l'evoluzione della fusione a cera persa.
Con attrezzature e materiali sviluppati nell'ultimo mezzo secolo (centrifuga,
forni elettrici, cristobalite, stampi di gomma vulcanizzati, iniettori di
cera, ecc.) permette di
1) lavorare con precisione su oggetti di piccola dimensione,
2) ottenere un gran numero di repliche fedeli di un originale.
La microfusione usata nel primo modo permette di ottenere da un
modello in cera, che può essere preparato con la massima cura, una perfetta
replica in metallo, in questo modo l'artigiano sfrutta la manipolabilità e
la facilità di lavorazione della cera per giungere a effetti che difficilmente
o più laboriosamente potrebbe ottenere lavorando direttamente il metallo con
altre tecniche.
La microfusione usata nel secondo modo
consiste nell'ottenere, da un modello in metallo, molti modellini in cera
tramite uno stampo di gomma vulcanizzata. Questi modellini in cera vengono
poi raggruppati e circondati di un impasto refrattario, che viene seccato
e riscaldato di modo da eliminare la cera. Il metallo fuso viene spinto nello
stampo con la forza centrifuga o più di rado con altri sistemi. Le repliche
così ottenute risultano praticamente indistinguibili dall'originale,
richiedono pochissimo lavoro di finitura e vengono prodotte a un costo
irrisorio.
È anche pratica comune preparare in
microfusione un certo numero di pezzi non finiti, una sorta di base, e poi
terminarli uno per uno con le appropriate variazioni. Un procedimento del
genere potrebbe essere adatto a produrre una diecina di anelli per esempio,
uguali nel gambo e parte della testa, ciascuno poi finito con qualche castoncino
diversamente posizionato, con qualche incisione diversa, o con pietre differenti.![]()
