Benvenuto Cellini, artigiano  e artista.
Grandi reputazioni possono poggiare su terreni molto vari, ma non tutte sono stabili sulle basi che comunemente vengono loro attribuite. Un'analisi di Herbert Maryon (da Metalwork and enamelling)

 

 


salieraC'è una considerazione che, più di ogni altra, bisogna fare nel giudicare le opere e gli artigiani del passato ed è che un lavoro va giudicato per i suoi meriti intrinseci e solo per quelli. Raramente la reputazione è una guida affidabile.
Grandi reputazioni possono poggiare su terreni molto vari, ma non tutte sono stabili sulle basi che comunemente vengono loro attribuite. È questo il caso di Benvenuto Cellini.

In qualsiasi libro che parli di oreficeria si trova il nome del Cellini, tacitamente riconosciuto come il massimo orafo che il mondo abbia mai visto.
Ma se ci si rivolge alle sue opere per vedere su quale terreno si basi questa grande reputazione, ci si troverà subito di fronte ad un primo ostacolo relativo alla scarsità di suoi pezzi giunti fino a noi, e quelli rimasti non sono lavori eccelsi.

Proverò ad evidenziare le vere basi della reputazione di Cellini. Per prima cosa, diamo un'occhiata alle sue opere. Lavori attribuiti a Cellini si trovano in molti musei d'Europa. La grande saliera fatta per Francesco I di Francia è a Vienna; altri pezzi sono a Firenze e altrove.
Tutti i lavori importanti di, o attribuiti a Cellini sono illustrati nella grande monografia di Eugène Plon che si può trovare alla National Art Library di Londra. Da questa monografia e da un esame di alcuni dei lavori stessi ci si può fare un'idea abbastanza buona delle sue capacità.
Perseoretro del PerseoCellini ha anche scritto tre libri su se stesso: l'autobiografia e due trattati, uno sull'oreficeria e l'altro sulla scultura. Ci dicono molto sull'uomo, sulla sua vita e sul suo carattere.
Cellini era nato nel 1500; a quindici anni era andato a bottega da un orafo, contro il volere di suo padre che voleva fare di lui un musicista. Per tutta la vita fece l'orafo, ma ai suoi tempi l'arte orafa e la sua corporazione comprendevano artigiani che usavano materiali differenti.
Non c'era una linea di divisione netta tra orafo e scultore. Luca della Robbia e Ghiberti, per menzionare solo due nomi famosi, iniziarono la carriera come orafi. Niente di strano se anche Cellini volle mettersi alla prova con creta, bronzo e marmo.
Di tutti i lavori usciti dalle sue mani Cellini andava fiero soprattutto delle sculture: si definiva scultore, orafo e medaglista.Lavorò per molti padroni - papi, duchi, cardinali - e per il re di Francia, creando gioielli, argenteria, monete, busti, statue, bassorilievi, una statua alta 16 metri, piani per fortificazioni: niente era fuori portata della sua versatilità.

Eppure non era un grande artista nel vero senso della parola. Per molti versi aveva gusti deplorevoli. Quasi sempre in lui l'artigiano soverchiava l'artista. Gli mancava il senso delle proporzioni: le figure della sua grande saliera, per esempio, sono troppo grandi per il resto del lavoro.
medagliaLe sue figure sono rigide e legnose e mancano di proporzione, anche se sono spesso ben modellate. Il lavoro è sovraccarico di dettagli, spesso anche di scala eccessiva. Il posizionamento della testa nelle medaglie e nelle monete è a volte molto infelice.
Dal punto di vista tecnico il suo lavoro d'argenteria e gioielleria è al livello di molti degli artigiani suoi contemporanei, né più né meno. Nel suo lavoro non c'è evidenza di una genialità trascendentale, ma piuttosto della gioia di un abile artefice che si diverte a superare le difficoltà tecniche.

C'è però almeno un peccato che non ha mai commesso: quello di pensare in termini angusti di sé e del suo lavoro. Con la forza del carattere si è conquistato un posto tra i suoi contemporanei, con i suoi scritti si è assicurato il futuro. Non fosse per questi, la sua reputazione sarebbe assai meno solida. È stato uno dei più grandi artigiani del XVI secolo, ma anche un artista mancato. Le ragioni vere della sua fama sono la versatilità nell'arte e la potenza letteraria. Altri orafi hanno fatto lavori più belli, ma Benvenuto Cellini è l'autore della più godibile autobiografia mai scritta.top