Marco Cavedon Chitarra d'artigiano e chitarra di fabbrica Mazzotta, Milano

La superiorità della chitarra del liutaio sulla chitarra di fabbrica è la superiorità di un modo di produzione umano (artigianale) su un modo di produzione meccanico (industriale). Non si tratta, ovviamente, di proporre la eliminazione completa delle macchine e dell'industrializzazione, ma di riconoscere le carenze strutturali del sistema di produzione industriale di fronte a qualunque prodotto che richieda sensibilità, intuizione, creatività.

L'uomo tende a migliorarsi, la macchina a ripetersi.
L'utilità della produzione in serie consiste nella possibilità di ripetere infinite volte un processo che è costosissimo come preparazione, impianto dei macchinari, avviamento ecc., ma che una volta funzionante può ripetersi con un costo minimo. Questo significa che tante più sono le chitarre di una serie, tanto meno viene a costare ciascuna...(omissis). Al contrario, l'uomo tende a migliorarsi, a sperimentare, a non essere mai soddisfatto, a non ripetersi mai. Il liutaio che mi ha insegnato a lavorare, da quando lo conosco, ogni volta che comincia un gruppo di nuove chitarre sperimenta una innovazione, cambia un particolare, poi verifica e procede così imparando dai propri errori e sempre migliorando. Del resto, basta pensare a Stradivari, che fece i suoi strumenti migliori dopo i sessant'anni e che lavorò fino a novantaquattro, con un processo di crescita che non ebbe pause lungo i settant'anni della sua carriera.

L'uomo tende alla personalizzazione, la macchina alla standardizzazione.
Fin dalla scelta dei materiali i criteri sono diversi; una tavola particolarmente bella è una scoperta di valore per l'artigiano che pensa già come sfruttarla; lascia invece indifferente la macchina,che la tratterà esattamente come le altre.
L'industria sceglie il materiale non in base alla qualità, ma in base alla quantità: l'importante è che sia disponibile in quantità adeguate e con caratteristiche più o meno sempre uguali; gli sbalzi di qualità, che siano in meglio o in peggio, sono sempre negativi. Allo stesso modo le scelte costruttive avvengono non tanto con criteri acustici o di estetica, ma in base a dati quali il numero di processi costruttivi necessari, o la percentuale di rotture del legno nelle lavorazioni ecc.
Un punto particolarmente interessante poi, è la riduzione della tavola armonica di abete allo spessore ottimale: questo spessore varia grosso modo da 2 a 4 mm a seconda del tipo di legno (abete maschio o femmina, rosso o comune), della larghezza e dall'inclinazione delle fibre, della durezza della pasta ecc. Lo spessore va quindi determinato e lavorato tavola per tavola, punto per punto, in base all'esperienza, mentre l'industria sceglie uno spessore medio e lo applica indifferentemente a ogni materiale. L'uomo si adegua al materiale, la macchina forza il materiale ad adeguarsi.

Per l'uomo difetti e pregi diventano esperienza.
Nella produzione artigianale il liutaio è il primo a controllare lo strumento finito. Ciò gli permette, l'abbiamo già detto,di verificare l'effettivo risultato dei suoi esperimenti, ma c'è di più: quante volte un risultato inatteso ha portato a una scoperta importante, in ogni campo! Dalla carta igienica alla radioattività, quante volte un errore casuale, un particolare trascurato, hanno portato a risultati inattesi! Così anche nel lavoro dell'artigiano capita, per esempio, che due chitarre costruite per essere identiche, mostrino una differenza di resa inspiegabile; e allora vi si ricostruisce tutto il cammino fatto, si risale ai materiali, alle singole lavcorazioni, ci si ricorda il particolare, l'errore magari, che è alla base della diversità di suono: e così l'imponderabile diventa esperienza... (omissis).

Per l'artigiano è importante diffondere la conoscenza, per l'industria è importante diffondere l'ignoranza.
L'industria deve vendere tanto, deve vincere la concorrenza sul piano della pubblicità, deve convincere le persone che hanno bisogno di una chitarra, e proprio di quel tipo e di quella marca. L'industria non si può accontentare della gente che davvero ama suonare, non può parlare chiaro. Deve promuovere il prodotto e quindi pubblicità; ha necessità di alti margini di guadagno, e quindi materiali scadenti e lavorazioni grossolane; ha necessità di privilegiare quegli aspetti di standardizzazione, di rifinitura, e di tacere ciò che veramente conta per il suono e la durata dello strumento.

L'artigiano, al contrario, deve convincere la gente a badare più alla sonorità, al timbro, alla durata, a un gusto estetico semplice, a quella bellezza legata al contenuto, più che alla forma. E per far questo l'artigiano ha tutto l'interesse a spiegare i processi costruttivi, l'importanza dei materiali, la funzione di ogni particolare. Ha interesse che la gente sappia giudicare, riconoscere veramente il valore di uno strumento. E questo è fare cultura, diffondere l'amore per la musica e il sapere.