DESIGN

II design, che consiste nel disegnare l’aspetto esteriore di mobili, oggetti, attrezzi, automobili, eccetera, è la moda applicata all’oggettistica
Varranno quindi anche per il design le stesse osservazioni che formuliamo per la moda
Qualche considerazione merita comunque la nascita e lo sviluppo di questa disciplina estetica che spesso è esercitata da architetti: l’ideologia del design è di matrice tedesca e se ne ebbero le prime avvisaglie colla fondazione nel 1907 del Werkbund, una associazione avente per obiettivo di nobilitare il lavoro professionale grazie alla cooperazione dell’arte, dell’industria e dell’artigianale
La volontà di introdurre l’arte nella vita e nella produzione di massa spinse gli artisti a lavorare con gli industriali per inserire le nuove forme dell’arte moderna nella fabbricazione degli oggetti della vita quotidiana
Simili ideologie passarono poi al Bauhaus (1919-1933,u) famosa scuola d ’arte e mestieri fondata a Dessau da Walter Gropius, ove insegnarono le più grandi personalità dell’arte moderna
Nasceva così il design con tipiche caratteristiche di ‘stilizzazione lineare e razionale e con funzione estetica e culturale aliti-kitsch
Infatti quegli artisti sentivano l’urgenza di combattere il cattivo gusto (kitsch) dilagante fin dalla fine del secolo precedente
Il design moderno diventava così un fatto artistico e sociale destinato a rapidissima crescita perché sempre più accettato da stilisti, industriali e consumatori
I grandi impulsi ideali per un rinnovamento culturale, sociale e materiale e per una migliore qualità della vita si fusero ben presto con la frenesia della mass production, mentre la brezza del tempo trascinava con sé una nuova ideologia, totalmente autosufficiente e basata sulla espansione esponenziale dei consumi
Il funzionalismo promosso dal Bauhaus a teoria fondamentale dell’arte e della vita moderna voleva eliminare il superfluo a cominciare dall’ornato decorativo e dare all’oggetto una forma corrispondente al suo uso
Il Bauhaus proponeva quindi un rigore formale e la eliminazione di fronzoli inutili e di tutto quanto non partecipasse a una necessità di funzione
Questo ascetismo filosofico, oltre che estetico, non poteva non cadere in contraddizione con la società dell’abbondanza, la cui etica è quella di far girare la macchina e di produrre soprattutto il superfluo, il non funzionale, in una accelerazione continua di mercato
Quella che doveva essere una semplice modernizzazione estetica e funzionale dei prodotti industriali è divenuta oggi un elemento di seduzione per facilitare la vendita, invogliando all’acquisto
Così al supermercato della superproduzione della società affluente vengono continuamente presentati oggetti neo-kitsch, oggetti improntati a un fondamentale cattivo gusto, ma ammantati di una forma e di uno pseudo-funzionalismo che dia una impressione di modernità
Ne sono un chiaro esempio le forme aerodinamiche applicate a oggetti statici quali un ferro da stiro, le superfici opulente e dorate che mirano a soddisfare desideri inappagati di ricchezze e infine la ridondanza di imbottiture e di cuscini profusi su voluttuosi divani e poltrone
Qui appunto è rintracciabile quel senso neo-barocco sottolineato da Ornar Calabrese: nell’inutilità delle forme e nella ridondanza degli imbottiti e anche nella scomodità assoluta e barocca di seggiole e sofà, i cui schienali e piani d’appoggio, a seconda della moda corrente, sono spesso altissimi oppure bassissimi, larghissimi oppure strettissimi, quasi che i nostri arti e colonne vertebrali possano allungarsi o raccorciarsi a piacere del designer
Una seggiola concepita da un nostro famoso designer, Vico Magistretti, mi ha particolarmente colpito in tempi recenti: essa era profonda una ventina di centimetri e in compenso larga circa un metro
Sembrava fatta per uno di quei personaggi di Botero, grassissimi ma abbastanza piatti, data la difficoltà che questo pittore sembra incontrare nel rendere col chiaroscuro il senso della profondità e della rotondila
Quella seggiola insomma poteva andar bene per persone dai fianchi larghissimi, ma dal culo completamente piatto per via di una atrofia glutea
Eppure, stando al successo su scala mondiale del nostro design e dei nostri stilisti, questi oggetti si vendono
Infatti il cliente, il compratore vuole sempre sentirsi dalla parte del progresso
Bisogna essere o apparire scattanti, efficienti e giovanili; bisogna amare il nuovo e quindi circondarsi in casa e in ufficio e per strada di quei prodotti ai quali è stato conferito un aspetto di modernità a buon comando, facendoli credere nuovi e in linea con il progresso
Sarà perché vi è poca creatività, sarà perché vi è un gran consumo di tutto, le idee originali oggi sono insufficienti a soddisfare la richiesta continua di novità che la moda e il design hanno introdotto nel gusto corrente
,Per conseguenza largamente si vive di rivisitazioni, di revival, di postmoderno, che altro non è se non il recupero di un passato fino a poco fa ritenuto ignobile
Agli inizi degli anni Sessanta Franco Marinotti, presidente di una grande società industriale, faceva costruire un palazzo in corso di Porta Nuova a Milano, ora sede della Banca Commerciale Italiana, che è un incrocio di stile Novecento e di neoclassico, di stile kitsch per dirla in breve
La cosa fu criticatissima e disgustò molti modernisti: ora se passi di lì, in corso di Porta Nuova, ti sembra di essere di fronte a un palazzo postmodern; un palazzo che starebbe benissimo nel grande Civic Center per le arti concepito a Miami da Philip Johnson, il più famoso architetto di New York
Questo centro è una sorta di isola pedonale o piazzetta sopraelevata alla quale si accede per una breve salita fiancheggiata da cascatelle d’acqua
Sulla piazza abbondano edifici di gusto un po’ arcaico, con colonne, archi, ferri battuti e falsi lampioni alla veneziana
Ci manca solo, lì a Miami, il palazzo di Marinotti, vero precursore del gusto retro contemporaneo
A causa del bombardamento continuo di immagini e di messaggi ricevuti, si dimentica presto il passato, anche quello prossimo
E così che nel 1988 è possibile riproporre come grande invenzione la minigonna e tutti i vestiti femminili corti e cortissimi che, lanciati in Inghilterra da Mary Quant, erano durati sino agli inizi degli anni Settanta
Insomma dopo solo quindici anni viene riproposta la stessa minestra riscaldata e ciò passa per gran novità


FALSI
...V’erano anche dei falsi Baj, due dei quali, quando li vidi, mi piacquero moltissimo, al punto che fui indotto a copiarli
Ne ho tratto la conclusione che anche un’opera falsa può costituire motivo di ispirazione: essere cioè più viva di tante opere autentiche ma insignificanti
Spesso le opere d’arte contemporanea sono assai facili da falsificare
Un mercante, che menava gran vanto di saper distinguere i falsi, mi mostrò un Fontana, lodandosi di averne subito scoperto la falsità
Ma chiunque avesse visto in vita sua qualche Fontana se ne sarebbe accorto anche a cento metri di distanza
Trattavasi di una tela molliccia, recante al centro due tagli mal fatti, tutti slabbrati e cadenti: una vera porcheria, nemmeno qualificabile come falso
Tale è oggi l’approssimazione e la fretta del fare, che è ormai difficile imbattersi in falsari di qualità e di sicura tecnica.top