ARTIGIANATO INTEGRALE, intervento di Mario Cesari
convegno DA EFESTO AL GIOVANE IMPRENDITORE, Montepulciano, ottobre 2004

INTROduzione
Il titolo dell’intervento che vi sorbirete avrebbe dovuto essere ”Artigianato, un’esperienza alternativa”, ma “artigianato integrale” mi pareva più adatto perché indica non soltanto una scelta nel campo lavorativo ma un modo di vivere, un modo di conservare l’armonia fra corpo e cervello, usandoli in contemporanea. Userò il termine artigianato nel senso di arte, arte come è praticata da chi deve conoscere strumenti, tecniche e materiali per realizzare opere di qualità.
Ed ora una domanda alla Marzullo: Sareste più contenti di aver comperato un bel pezzo d’artigianato o di averlo fatto?

BIOgrafia
Ho cominciato a fare l'artigiano senza accorgermene, ho visto che potevo andare in giro e mantenermi vendendo per strada anelli e bracciali fatti col filo e le pinze, e per un paio d’anni lo ho fatto. Così mi sono accorto che lavorare il metallo mi prendeva, ho imparato le tecniche fondamentali, ho letto qualche storia dell’oreficeria, ho comprato il libro di Vitiello (era praticamente l’unico).
Ho deciso di mettermi in regola, mi sono iscritto alla camera di commercio, ho aperto un laboratorio con due amici. Ero orgoglioso di essere un artigiano vero, legittimato da CdC, bottega, clienti. Con altri giovani artigiani fondavamo cooperative e società, facevamo mostre, iniziative sul valore dell’artigianato…Ma non riuscivamo a guadagnare abbastanza da pagare le varie tasse e mandare avanti un'attività regolare, perché non si possono comandare tariffe orarie abbastanza alte a meno di non avere lo studio in una zona centrale in città. Per sopravvivere avremmo dovuto diventare un po’ commercianti e vendere catenine, medagliette, fedi…
Ho lasciato il laboratorio e sono andato a Londra per qualche mese, ho lavorato e ho imparato molto. Sono tornato in Italia, ho provato ancora ad aprire bottega e ho fallito di nuovo. A metà degli anni ’80 ho ripreso a vendere per strada, era nata la fierucola di Firenze e altri mercati artigianali/contadini nascevano nella sua scia.
Mi pareva l’occasione per portare l’artigianato di qualità direttamente ai potenziali clienti eliminando gli intermediari, permettendo una comunicazione e una responsabilità diretta (riparazioni, materiali o esecuzione scadenti…), e anche un risparmio. All’inizio era incoraggiante, le fierucole erano frequentate da gente attenta, capace di apprezzare gli oggetti validi. Ma col passar degli anni e la moltiplicazione e leggera degenerazione di questo tipo di mercati, diventava sempre più difficile sia avere clienti attenti e ricettivi che avere clienti tout court.
Durante gli anni 80 e 90 ho messo assieme una biblioteca sui metalli, ho insegnato oreficeria, tenuto corsi, partecipato a mostre e concorsi, esposto in gallerie, ho tradotto un libro e scritto articoli, sono stato visiting artist all’università della Georgia, ho fatto un sito web dedicato a tecnica ed etica dell’artigianato.
Continuo a fare l'artigiano, a produrre oggetti; se non vendo direttamente ai privati devo vendere ai negozi, e i negozi devono fare le cose in regola in qualche modo, così per avere partita IVA e poter fare fattura, mi sono iscritto in maggio all’agenzia delle entrate come artista (iscriversi agli artigiani costa di più), ma siamo ad ottobre e non ho ancora fatto un movimento fiscale. Sto pensando di vendere su Internet e continuo a considerarmi un artigiano.

CHI È L’ARTIGIANO?
L’artigiano di cui parlo non è il fornitore di servizi (l'idraulico, il camionista, il barbiere, il meccanico ecc), non è l’imprenditore artigiano, con operai e divisione del lavoro, non ha l’obiettivo di produrre nel minor tempo e al minimo costo per smerciare il massimo possibile. L’artigiano di cui parlo è agli antipodi della logica dello sfruttamento, della crescita e del consumo indotto.
L'artigiano è una persona che a fronte dei costi ambientali e umani dell’industrializzazione sceglie di lavorare in modo utile e creativo, attento ai particolari e capace di adattarsi. L’artigiano di cui parlo non si legittima con licenze, diplomi o altre carte, è una persona che si riconosce all’interno di una tradizione, custode di un patrimonio di conoscenze sedimentate lungo secoli, che con le proprie mani, il cervello e poche macchine semplici, trasforma i prodotti della natura per il proprio sostentamento materiale ed estetico.
Ezra Pound: E' profondamente sciocca quella nazione che non trae dai propri artisti il massimo del loro lavoro migliore. L'artista è uno dei pochi produttori. Egli, l'agricoltore e l'artigiano creano ricchezza; il resto non fa che trasformarla e consumarla.
Si può aggiungere “e sfruttarla.” L’artigiano che vuol fare l’artigiano e portare avanti gli antichi mestieri nella dimensione della bottega, scopre anche un’altra cosa: fare l’artigiano è un’impresa.

LAW: crafts vs biz
Costituzione Italiana Art. 45 comma 2: La Legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato. I Costituenti si riferivano alla figura dell'artigiano manuale, figura allora ben visibile e rispettata dalla comunità. Il Parlamento ignorando il dettato costituzionale emanò la legge 25 luglio 1956 n. 860, norme per la disciplina giuridica delle imprese artigiane, che ha cancellato tutta l’evoluzione, le analisi e le tutele che erano alla base della legislazione prima esistente.
La nuova legge ha seppellito il mestiere sotto la voce impresa, disconoscendo un sapere di lungo periodo, trascurando di compilare un elenco di mestieri artigiani e di stabilire dei limiti sensati (al numero dei dipendenti, nell’uso delle macchine, alla quantità di manufatti ecc.).
Quindi un imprenditore artigiano può avere una decina di dipendenti ed essere più esperto nella conduzione degli affari che nella pratica del mestiere.
La nuova legge ha ammesso le lavorazioni in serie, ha eliminato il libero accesso ai mercati (fuori del laboratorio entrano in vigore le Leggi del commercio con l’obbligo d’iscrizione al R.E.C), ha esteso agli artigiani le certificazioni e gli obblighi assistenziali, fiscali e burocratici propri delle imprese. Ha creato così la piccola impresa industriale “pseudoartigianale” destinata alle subforniture per l’industria, omologando i doveri legislativi e fiscali delle imprese anche alle arti e mestieri manuali. 
La legge quadro n. 443/1985 ha imposto definitivamente l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane a tutte le figure d’artigiano: questo spinge alla scomparsa delle botteghe e dei mestieri tradizionali e artistici, e alla eliminazione dell'apprendistato nelle botteghe artigiane, impedendo la trasmissione di mestieri millenari.
Imporre ope legis l'impresa come unica forma per l’artigianato significa determinare le cause culturali, legislative, fiscali della sua estinzione. L’artigianato non corrisponde all'impresa, neanche a quella che usa tecniche e metodi artigianali; non impiega capitale per produrre altro capitale, non acquista né mette insieme fattori separati della produzione, non comporta divisione del lavoro.
Nel mestiere il capitale investito in tecnologia è scarso, nessuna operazione è parcellizzata, manca la catena di montaggio.
Per circa 20 anni ho fatto parte di ogni associazione che nasceva per rivendicare un riconoscimento da parte del legislatore. Un paio di volte siamo riusciti a far arrivare la nostra voce quasi nell’aula parlamentare, abbiamo avuto contatti promettenti, ma la situazione non è cambiata.
Con il tempo ho anche cambiato punto di vista: non vorrei vedere un vigile che, elenco dei criteri alla mano, viene a controllare se rispondo ai requisiti e ho diritto all’etichetta di artigiano.
Ma questo è quello che succede già adesso, non c’è bisogno di aspettare. Sono sempre meno convinto che sarebbe opportuno suggerire al legislatore i criteri per stabilire la figura del piccolo artigiano. La capacità di usare l’occhio, la mano e il tatto per riconoscere l’opera ben fatta non può essere sostituita da una certificazione. Le norme e le certificazioni deresponsabilizzano, le etichette atrofizzano l’autonomia di giudizio.
Se hai bisogno della certificazione, contemporaneamente certifichi la tua incompetenza. Mi pare una resa intellettuale per i clienti e una scortesia, chiedere loro di rimpiazzare la capacità di valutare con la fede nell’etichetta. Mi dà fastidio la mela con l'etichetta Melinda: quando l'assaggio o è buona o no (e una volta le mele erano senza etichetta ed erano più buone). Che la legge mi chiami artigiano o no, le cose che faccio devono essere ben fatte. E voglio avere clienti che capiscano e apprezzino le mie cose.
Fino a pochi decenni fa si viveva più a contatto con la manualità e la si sapeva valutare, si era attenti ai dettagli, un uomo era capace di segare un'asse e piantare due chiodi, sapeva fare un nodo, affilare un coltello. In campagna si coltiva un po' di orto, c'è da immanicare una zappa, da sistemare un camminamento, da fare una serra. Una minima competenza esiste ancora, ma con le nuove generazioni si sta perdendo il senso dell’azione compiuta. Saper fare è superfluo, oggi c'è un prodotto per qualsiasi necessità, i prodotti sono firmati o hanno un logo famoso oppure sono garantiti da esperti: questi sono i criteri "oggettivi" che orientano le scelte e gli acquisti. Così si apprezzano lavori, a volte di realizzazione elementare, perché un'etichetta in quattro lingue dichiara, spesso mentendo, "fatto a mano", come se questo fosse un plus di per sé (all'inizio della rivoluzione industriale si pubblicizzavano molti prodotti perché "fatti a macchina"). 
Per capire un pezzo fatto a mano, per diventare competenti, bisogna conoscere un po’ anche la materia e le tecniche proprie di una particolare arte e conviene incontrare gli artigiani direttamente, vederli lavorare e farsi spiegare cosa fanno (da un pezzo non è più di moda il segreto di bottega). L'interesse nella pratica artigianale nasce quasi immancabilmente, e una persona che conosca il "come" si fa una bella opera di artigianato, ha gli strumenti per apprezzare e confrontare prodotti di quel tipo di artigianato.
Un artigiano impiega molto lavoro personale su ogni oggetto, produce pochi pezzi e ha bisogno di clienti competenti. I clienti competenti sono la manna degli artigiani e la disgrazia della grande produzione. 
La produzione industriale ha necessariamente altre esigenze: ha come criterio la quantità, come scopo il profitto come strumento la propaganda. Deve scoraggiare lo sviluppo di un gusto indipendente e la competenza autonoma di ciascun cliente perché deve spingerlo assieme agli altri a "consumare" i suoi prodotti. Deve pianificare in anticipo campagne pubblicitarie a lungo termine, efficaci, con investimenti adeguati generare una valanga di sogni e invidie e illuderci di poterli soddisfare.
Ma quello che è pubblicizzato giorno per giorno, mese per mese, riesce ad intasare, a saturare i canali percettivi e i banchi memoria, ad ottundere la capacità di discernimento, in modo che non restino spazi autonomi perché il gusto personale si manifesti.
Noi artigiani pratichiamo una scelta estetica mentre l’industria fa la scelta anestetica saturando i nostri canali sensoriali I prodotti che richiedono attenzione per essere apprezzati, si scontrano con una distrazione dall'essenziale promossa dalla produzione di massa. Kakuzo Okakura: C'è un vuoto per consentire di entrare e colmarlo fino alla pienezza della nostra emozione estetica.
Gli oggetti industriali non sono toccati da mano umana: cibi sterili, oggetti privati di storia, con valore culturale prossimo allo zero. Vi si legge completa indifferenza a territorio, storia, usanze, ragioni estetiche e sostanze locali. Gli oggetti industriali sono destinati ad un consumo di immagine veloce: le forme antiche non sono rispettate e quelle nuove non sedimentano. E sono anche destinati ad un consumo fisico assai rapido: si vende un oggetto prevedendone il ricambio a breve tempo con il modello successivo, la produzione è sempre più attraente e meno duratura.

topMANI/MENTE
E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza: non vuol dire che abbiamo la barba bianca, vuol dire che abbiamo le qualità del creatore, che siamo nati per creare.
Nasciamo artigiani, il nostro organismo ha meravigliose possibilità di interventi e manipolazioni sulla materia e una parte notevole del cervello è dedicata a questi compiti. Ci è indispensabile toccare, assaggiare, aprire, mettere assieme, rompere ecc. per crescere, per sviluppare le nostre capacità. Tutti abbiamo imparato con le mani a riconoscere la morbidezza, il calore, la pesantezza e comunichiamo usando termini delle sensazioni tattili, un suono vellutato, un carattere ruvido, un leggero ritardo… Tecnologia,arte e linguaggio erano organicamente uniti all'origine della civiltà e hanno agito sinergicamente nell'evoluzione umana.
L'evoluzione tecnologica si accompagna all'evoluzione artistica e alla formazione del linguaggio. L'utensile e il linguaggio sono collegati neurologicamente, è reciproco il rapporto tra mano e cervello.
André LeRoi Gourham: “Così … la mente come un musico produce in noi il linguaggio e noi diventiamo capaci di parlare. Non avremmo certo mai goduto di questo privilegio se le nostre labbra avessero dovuto assumere, per i bisogni del corpo, il compito pesante e faticoso del nutrimento, ma le mani si sono assunte questo compito e hanno lasciato libera la bocca perché provvedesse alla parola." (Gregorio di Nissa Trattato della creazione dell’uomo 376 d.C.). C’è poco da aggiungere a ciò che era evidente 1600 anni fa: la mano rende libera la parola…. La mano in origine era una pinza per tenere sassi, il trionfo dell’uomo è stato di trasformarla in esecutrice sempre più abile delle sue idee di fabbricatore. Poca importanza avrebbe che diminuisse la funzione di quest’organo di fortuna che è la mano se tutto non stesse a dimostrare che la sua attività è in stretto rapporto con l’equilibrio delle zone cerebrali che l’interessano. Non saper fare nulla con le proprie dita non è cosa molto preoccupante a livello della specie, passeranno molti millenni prima che regredisca un sistema psicomotorio così antico, ma sul piano individuale è ben diverso, non avere da pensare con le proprie dita equivale a fare a meno di una parte del pensiero normalmente, filogeneticamente umano. Esiste quindi fin da ora a livello degli individui, se non della specie, il problema della regressione della mano.
L'artigianato è la forma di "lavoro" più consona all'uomo, consente la realizzazione di predisposizioni (fisiologiche e sociali) che altre maniere di mantenersi in vita eludono.
Simone Weil: La civiltà "più pienamente umana" sarebbe quella che avesse al suo centro il lavoro manuale, in cui il lavoro manuale divenisse il supremo valore, non in rapporto a ciò che produce, ma in rapporto all'uomo che lo esegue. Non deve essere oggetto di onori o ricompense, ma costituire per ogni essere umano, "ciò di cui ha essenziale bisogno perché la vita assuma di per sé un senso e un valore". Dovrebbe essere un lavoro trasformato in modo da esercitare pienamente tutte le facoltà, e trovarsi al centro della cultura. La cultura, giudicata un tempo da molti fine a se stessa, è diventata oggi sovente un mezzo per evadere dalla vita reale. Il suo valore vero consisterebbe invece nel preparare alla vita reale.
John Ruskin: The highest reward for a person's toil is not what they get for it, but what they become by it.
William Morris: Quel che intendo con vera arte è l'espressione del piacere dell'uomo nel suo lavoro… Certamente chiunque pretenda di credere che la questione dell'arte e della cultura debba venire prima di quella del coltello e della forchetta non capisce il significato dell'arte, le cui radici possono attecchire solo in un terreno di vita prospera e serena. Ora è necessario ricordare che la civiltà ha ridotto i lavoratori a un'esistenza talmente miserabile e pietosa che essi appena comprendono come dar forma al desiderio di una vita migliore di quella che adesso subiscono… All'arte quindi compete di stabilire il vero ideale, una vita piena e ragionevole per il lavoratore, una vita nella quale la percezione e la creazione della bellezza, il godimento del vero piacere, vengono considerate necessarie per l'uomo come il suo pane quotidiano, in modo che nessun uomo o gruppo di uomini, possa esserne privato, se non con un atto reazionario contro cui si saprà ben resistere.
Creare è un'attività connaturata all'uomo, che risponde ad un bisogno profondo, al piacere di dar forma visibile a idee e intuizioni fresche e originali. Forse il non poter soddisfare questo bisogno è alla base di squilibri interiori, come dice Herbert Read, il segreto del nostro male collettivo è rintracciabile nella repressione delle capacità creative spontanee dell'individuo.
L’homo faber, o homo abilis trova più soddisfazione nel creare oggetti d’uso che nel possedere prodotti dell’industria.
Oliver Goldsmith: Like the bee, we should make our industry our amusement.
Se si escludono cibo, sonno, faccende e pulizie, gran parte del tempo si vive lavorando, così conviene lavorare piacevolmente, produttivamente, senza necessariamente separare lavoro e tempo libero. La nostra vita dura una certa quantità di tempo, merita venderla alla produzione (o al consumo, che è lo stesso) accettandone i modelli, gli scopi, i ritmi e gli sprechi?
Kahlil Gibran: mi considerano pazzo perchè non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro e io considero pazzi loro perchè pensano che i miei giorni abbiano un prezzo.
Proverbio Africano: Hai il tempo e ti credi povero?
William Blake: Opponetevi agl’ignoranti che lavorano solo per il denaro! Ne abbiamo dovunque, nell’esercito, nella giustizia, nell’università e, se potessero impedirebbero per sempre il conflitto mentale e prolungherebbero quello corporale.

LAVORO vs SALARIO
Il lavoro salariato è un’invenzione. Arbeit macht frei e Il lavoro nobilita l’uomo.
Hannah Arendt ci ha parlato della banalità del male, di come un po’ alla volta i bravi cittadini tedeschi abbiano cominciato a tollerare piccoli atti di discriminazione verso gli ebrei, atti che diventavano ogni volta poco più gravi di quelli direttamente precedenti, ma solo poco.
Così poco alla volta si è arrivati al genocidio.
Il bambino si trova davanti questo mondo bello e fatto e lo accetta come l’aria che respira.
Un bambino che è tutta energia viene prima ridotto all’immobilità a casa davanti alla TV o al computer, poi viene tradotto e imprigionato in un edificio lontano da casa sua ogni mattina e rilasciato dopo che per ore ha dovuto studiare cose antipatiche e comportarsi come “si deve”.
Dopo la scolarizzazione obbligatoria dovrà chiedere a un padrone di fornirgli un  lavoro e se gli va bene (?) dovrà tirar fuori competitività con gli uguali e adattabilità con i superiori per mantenere il posto.
Forse farà qualcosa che non gli piace fare per produrre qualcosa che è inutile o dannoso.
Avrà diritto a un salario, sarà nel partito dei normali.
Se nessuno lo sfrutta è disoccupato, non lavora.
Poco alla volta si è arrivati a considerare questa situazione come “normale”: le cose stanno così, che ci si può fare?
Le cose non stanno così, le cose cambiano continuamente, quel che esiste adesso non è dato una volta per tutte.
Il lavoro salariato è considerato “il lavoro” ,quasi il destino dell’uomo, ma questa idea è una costruzione sociale nata in un dato luogo geografico, in un dato periodo storico, in cui la visione del mondo era intrisa di darwinismo sociale.
Tutta una storia legata ai mestieri, alle vocazioni, alle attività non necessariamente iper-produttive viene dimenticata per lasciare spazio ad un solo sistema di valore: il lavoro salariato.
Ma l’uomo non è condannato al lavoro salariato, non deve per natura rinunciare all'autonomia e alla capacità di autodeterminarsi.
L’uomo è capace di soddisfare tutti i suoi bisogni pratici e spirituali anche senza il  lavoro salariato (per inciso non c’è bisogno di varietà televisivi, automobili, pubblicità e insetticidi per vivere pienamente).
Baker: Non riesco a pensare che ci sarebbe tutta questa straordinaria ricchezza e diversità sulla terra, se il nostro unico destino fosse quello di parcheggiarci per otto-dieci ore al giorno in un ufficio o in una fabbrica...
Sottoposti al bombardamento a tappeto della pubblicità al continuo rimbombo mediatico, a lavaggio e centrifugazione del cervello, impegnati al computer o al banco, non abbiamo tempo per riflettere, pensare a noi stessi, ai nostri veri bisogni e alle cose che nella vita ci fanno sentire più in armonia, che ci danno soddisfazione.
Se lo facessimo potremmo accorgerci che il  prezzo che paghiamo per poter soddisfare un grande numero di bisogni indotti (e non quelli fondamentali) è troppo alto in termini di stress, salute, tempo e pensiero sequestrati, rapporti umani e cura di noi stessi trascurati.
Ci potremmo chiedere anche se siamo tagliati per il lavoro che facciamo, se è un lavoro privo di senso, se è nocivo per noi o per l’ambiente.
Quasi sempre si lavora senza gioia e senza interesse, solo per avere un salario che permetta di mantenersi e pagarsi le necessità e gli svaghi, i “vizi” quotidiani, periodici o straordinari da cui si cercano inutilmente risarcimenti esistenziali.
Domenico DeSimone In realtà non c'è libertà nel lavoro finché non c'è possibilità di scegliere il lavoro... Noi non dobbiamo combattere per il diritto di essere schiavi, ma per quello di essere umani... Insomma chi non è schiavo, perché reclama per sé la propria dignità non ha diritto di esistere in questa società, che ha paradossalmente elevato la schiavitù del bisogno a massimo valore.
Dobbiamo batterci per il diritto all'esistenza, per il diritto di fare quello che vogliamo per renderci umani, anche per il diritto di non fare niente di produttivo o che questa società considera produttivo.
Perché non è la produzione il fine dell'umanità, e non può essere nemmeno quello della società. Che deve fare in modo che tutti i suoi membri abbiano la possibilità di scegliere quello che ritengono meglio per la loro vita, senza costrizioni, senza ricatti, senza violenze e senza prevaricazioni.

Ilio Adorisio: La penosità non è la fatica fisica, visto che uno scultore realizza spostando massi di marmo e uno scrittore si diverte lavorando sedici ore al giorno. Pena è il dover lavorare agli ordini di un altro esclusivamente per motivi di sussistenza.
Perciò Hannah Arendt distingue l'Animal laborans dall'Homo faber. Nelle società classiche il primo provvede alla sussistenza, occultata nel chiuso della casa, fornita dalle donne e dagli schiavi. Questi ultimi possono vivere negli ergastoli o godere di alti privilegi, sino a diventare ministri dell'imperatore. Ciò che li rende animales è l'essere costretti a dipendere.
L'Homo Faber produce, nell'abbondanza di tempo, opere estetiche, il cui fine prevalente non è mai utilitaristico.
Occorre cogliere l'occasione fornita dall'aumento di produttività delle macchine, sia per trasformarla in tempo disponibile che per tagliare i vincoli dell'efficienza. Necessita anteporre al comodo l'estetico, l'estasi e la conoscenza, ottenuti nella libera espressione e nell'abbondanza di tempo.
Se le tesi ambientaliste sono valide, la cultura dell'ozio è la sola alternativa che possiamo opporre al disastro globale.
Oggi siamo immersi nella crisi determinata dall’iper sviluppo, consumo, produttivismo.
Ci sono milioni di disoccupati che vivono molto al di sotto delle possibilità materiali create dallo sviluppo che il capitale ha realizzato, il nostro modello produttivo ci intrappola, è assurdo parlare di una carenza di risorse eppure cresce la disoccupazione..
Soddisfare i bisogni veri degli abitanti della terra è preferibile all’inventare nuovi bisogni per produrre nuove merci e mantenere in piedi un sistema di sprechi, danni all’ambiente, ingiustizia pianificata.
L’industria nasce dalla divisione del lavoro e produce la proletarizzazione, costringe un grande numero di persone allo spostamento ed alla cattività per un certo numero di ore ogni giorno, ore in cui non possono fare e spesso neanche pensare per sé.
Ernst F. Schumacher Praticamente tutta la produzione reale è un lavoro a giornata che, anziché arricchire l'uomo, lo svuota.
La tecnologia moderna ha privato l'uomo del tipo di lavoro che egli più ama, il lavoro utile e creativo fatto con le mani e con il cervello, e lo ha riempito di un lavoro di tipo frammentano, gran parte del quale egli non ama affatto.
Con un sesto della produttività di oggi, si potrebbe produrre tanto quanto attualmente.
Per ogni lavoro che decidessimo di intraprendere ci sarebbe un tempo sei volte superiore a oggi: quanto basta per fare davvero un buon lavoro, per divertirsi per produrre cose di vera qualità, anche per fare cose belle.
Pensate al valore terapeutico del lavoro reale; pensate al suo valore educativo.
Nessuno, allora, vorrebbe più elevare il termine di età per l'obbligo scolastico o abbassare il termine d'età per il pensionamento, in modo da tenere la gente fuori del mercato del lavoro.
Chiunque sarebbe ammesso a quello che oggi è il privilegio più raro, cioè l'opportunità di lavorare in modo utile, creativo, con le proprie mani e cervello, con tempi personali, al proprio ritmo e con utensili eccellenti.
Come disse Gandhi, i poveri del mondo non possono essere aiutati con la produzione di massa ma solo con la produzione da parte delle masse.
Il sistema di produzione di massa, basato su una tecnologia sofisticata, ad alta intensità di capitale, dipendente da un elevato input energetico e sostitutiva del lavoro umano, presuppone che tu sia già ricco, perché è necessario un enorme investimento di capitale per stabilire un singolo posto di lavoro.
Il sistema di produzione da parte delle masse mobilita le risorse senza prezzo che sono in possesso di tutti gli esseri umani, i loro bravi cervelli e le loro abili mani e li sostiene con utensili di prima classe.
La tecnologia della produzione di massa è intimamente violenta, ecologicamente dannosa, si distrugge da sé perché consuma risorse non rinnovabili, ed è degradante per la persona umana.
La tecnologia per la produzione da parte delle masse, facendo uso del meglio della conoscenza e dell'esperienza moderna, conduce al decentramento, è compatibile con le leggi dell'ecologia, attenta all'uso di risorse scarse e progettata per servire la persona umana invece di renderla serva delle macchine
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topLa funzione dell’artigianato
L'artigianato può aiutare ad affrontare i problemi della disoccupazione, chiede poco impegno economico e molta perseveranza, è congenitamente una forma di occupazione diffusa che alimenta l'economia locale e le piccole produzioni, non ha bisogno di interventi, di piani, di investimenti pubblici, chiede solo di non essere ostacolato.
L’artigiano è inserito in un insieme di relazioni e non si rapporta all’insieme della società solo attraverso il rapporto di denaro.
L’artigianato è un’attività ad alto valore sociale e culturale, di pubblico interesse, che garantisce la riproduzione e la custodia dell'ambiente.
L’artigianato non contribuisce al processo di accumulazione capitalistica, non produce per il Mercato, cioè per un ambito nazionale o internazionale, al mestiere basta un mercato a dimensione locale, la quantità di beni prodotti è limitata.
L’artigiano preferisce collaborare che dipendere e non ha dipendenti, perché i familiari non sono dipendenti e nemmeno lo sono gli apprendisti.
L’artigiano cerca di mantenere l’autonomia nei modi e negli scopi del suo lavoro, un'autonomia professionale, e anche etica; ogni tanto può fermarsi a riflettere su quello che sta combinando senza provocare scompiglio alla catena di montaggio.
Un artigiano lavora con tempi personali e cerca di non sprecare il suo tempo per denaro; non deve necessariamente separare il mestiere dal resto della vita, può fare come le donne di campagna di una volta, che mentre cuocevano il cibo nel camino chiacchieravano coi familiari, dondolavano la culla, lavoravano a maglia o cucivano…

RECYCLING
Se un artigiano è cosciente dell'impatto ambientale del suo lavoro, cerca di riciclare, di riutilizzare.
Molti trasporti e spese inutili sarebbero risparmiati con il contatto diretto tra artigiani e clienti: a ben pensarci i prodotti dei piccoli artigiani sono i primi prodotti della cultura materiale dell'uomo (ciotole, spille, bottoni, coltelli, tessuti, borse) e continuano ad essere oggetti indispensabili
La quantità di materiale sprecato dall’artigiano è infima.
L. Dal Sasso Dobbiamo trovare soluzioni locali a problemi mondiali. Il lavoro artigianale può essere una delle possibili soluzioni, perché si adatta molto bene ad una produzione su scala umana, può produrre beni senza inquinare, è più facile che non abbia bisogno di grande consumo di energia, può ridurre al minimo la possibilità di sfruttare i popoli del Terzo Mondo, favorisce meglio la crescita e lo sviluppo della persona.
Aldo Sacchetti L'imperativo categorico è di tornare a iscrivere tutte le attività entro cicli biogeochimici naturali. Ciò comporta lotta senza quartiere a ogni dissipazione di energia, anche pulita; risparmio meticoloso della materia; privilegio a una qualità del prodotto stimata non più in termini di profitto aziendale, di valore economico aggiunto, bensì ecologici, di minore entropia aggiunta.
L'enorme quantità di oggetti che viene scartata è un serbatoio di materie seconde ma anche di stimoli.
In molti oggetti da gettare si trovano forme, meccanismi, possibilità e opportunità che aiutano quando si vuol fare qualcosa da zero.
Che poi non è mai zero, ognuno ha avuto e archiviato esperienze visive e d’ogni altro genere.
Modificare è preferibile al creare ex-novo, aiuta a superare la sindrome dello stocco vuoto (quel che per uno scrittore è la sindrome della pagina bianca).
Anche la natura lavora così.

LE DUE CULTURE
C.P.Snow
, ne Le due culture, diceva che gli ingegneri non leggono Shakespeare e che i poeti non sanno cambiare una lampadina (anche se Quasimodo amava fare l’idraulico).
Le cose sono cambiate parecchio e in molti altri campi è difficile mantenere separazioni nette, penso a ricerca pura e tecnologia, mente e corpo, arte e artigianato.
L’atteggiamento scientifico non è qualcosa che esiste da Galileo in avanti.
Anche prima che la scienza diventasse ufficialmente feticcio, il metodo scientifico era la regola per l’artigiano empirico.
Se voleva ottenere risultati costanti, doveva prima desumere regolarità e sequenze dall’osservazione dei fenomeni naturali.
Gli artigiani devono essere empirici, devono capire come avvengono i cambiamenti nei materiali che lavorano, e anche perché, anche se la teoria in cui iscrivono lo svolgersi dei fenomeni è più o meno strampalata.
Finché c’è rispondenza tra preparativi e risultati, finche la teoria tiene, finché dimostra di funzionare, solo un atteggiamento antiscientifico giustificherebbe il suo abbandono.
Possiamo avere un atteggiamento di sufficienza per concezioni fantasiose e spiegazioni mitiche, sorridere dei loro rituali e poi indossare il grembiule bianco e tornare alle nostre certezze  scientifiche sapendo che ogni tanto le sostituiremo con altre certezze altrettanto scientifiche.
Lo scienziato congegna esperimenti mantenendo costanti certi fattori  e variandone altri.
Quello che distingue la scienza dall’artigianato è che l’esperimento in artigianato ha uno spazio minore ed è più “sporco”, ma in entrambe i casi si ha un atteggiamento empirico e non pragmatico.
La tecnica per l’artigianato è integralmente fondamentale, invece la tecnica per la scienza (e per l’arte) è un supporto indispensabile ma  non fondante, la speculazione teorica cerca il supporto empirico con l’esperimento.
Ezra Pound Le arti e le scienze sono legate fra di loro. Ogni concezione che non riesca a vederle nel loro reciproco rapporto sminuisce l'una e l'altra.
Huai Nan Tzu I pezzi di legno se sfregati assieme generano calore, il metallo soggetto al fuoco si fonde, le ruote girano, le cose vuote stanno a galla. Tutte le cose hanno le loro inclinazioni naturali (…) pertanto tutte le cose sono di per se stesse così.
Kuan Tzu Il saggio segue le cose, perciò le può controllare.
Francis Bacon Non possiamo comandare la natura tranne che obbedendole.
Lü Shih Chhun Chhiu Il rame è malleabile, lo stagno è malleabile, ma se mischi i due metalli insieme essi s'induriscono. Se li riscaldi ridiventano liquidi. Così si può vedere che non puoi dedurre le proprietà di una cosa conoscendo solamente le proprietà delle classi (dei suoi componenti).
Kuan Yin Tzu Coloro che furono bravi arcieri impararono dall'arco e non da Yi l'arciere.
Coloro che sanno maneggiare le barche impararono dalle barche e non da Wo il barcaiolo. Coloro che possono pensare impararono da soli, e non dai Saggi.


ARTE/ARTIGIANATO
Arte è una di quelle parole, come amore o progresso, difficili da definire, ciascuno di noi intende il termine in uno di mille modi differenti.
Gli autori delle pitture di Altamira si  sentivano artisti o artigiani?
Il talento, la facoltà espressiva, la creatività, l'arte non hanno aspettato che li definissimo per manifestarsi sulla faccia della terra, millenni or sono erano qualità diffuse almeno quanto oggi.
L’opera d'arte concretizza un’intuizione entro i limiti di specifici materiali, dimensioni, ambiti e funzioni.
L’arte  ha avuto ruoli diversi attraverso i secoli; oggi ha una funzione molto importante in campo commerciale, educativo, turistico.
C'è l'arte classica, che tutti credono di conoscere, l'arte convenzionale da istruzione obbligatoria e da storia dell’arte in fascicoli.
L’arte contemporanea è quello che viene fatto dagli artisti oggi (gli artisti sono quelli che vengono così definiti da critici, esperti, galleristi, musei, riviste, televisione ecc.).
L’arte ha certe caratteristiche che la differenziano dalla non-arte, nella nostra cultura l’arte risiede in luoghi deputati: musei, gallerie ecc., lo stesso mucchio di mattoni può essere un rifiuto di inerti o un'opera d'arte alla Biennale di Venezia.
Spazzatura d'artista (da il manifesto - 28 Agosto 2004) Una busta piena di spazzatura è stata buttata da un inserviente della Tate Gallery di Londra. Ma il sacchetto era parte integrante di un'installazione dell'artista Gustav Metzger sulla «caducità dell'esistenza dell'arte».
Nel 1980, un'opera di Joseph Beuys che rappresentava una toilet sporca, fu ripulita da un inserviente troppo solerte.
Le opinioni sulla distinzione fra arte e artigianato variano nelle differenti culture e anche all'interno delle società stesse col passare del tempo.
Anon. Ci sono due differenze fra arte e artigianato. La prima è che puoi toccare l'artigianato quanto vuoi prima di comperarlo, la seconda è che costa meno.
Il pezzo d’artigianato vuole esere guardato, soppesato, usato, si fa apprezzare da più sensi, integralmente.
Alcuni negano l’esistenza dell’arte, nessuno nega l’esistenza dell’artigianato, neanche gli artisti.
Picasso Dopo tutto un'opera d'arte non si realizza con le idee, ma con le mani.
Brancusi Quando ben ci si pensa non vi sono stati grandi artisti, ma meravigliosi artigiani, in scultura.
E la decadenza di quest'arte è cominciata contemporaneamente all'abbandono del taglio diretto, che permetteva allo scultore di riportare, in ciascuna delle sue creazioni, la vittoria sulla materia.
W.Gropius Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere.
L'arte non è una professione, non v'è differenza essenziale tra l'artista e l'artigiano. In rari momenti l'ispirazione e la grazia dal cielo, che sfuggono al controllo della volontà, possono far sì che il lavoro possa sbocciare nell'arte, ma la perfezione nel mestiere è essenziale per ogni artista. Essa è una fonte di immaginazione creativa.
Tina Modotti Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso e abuso che viene fatto di questi termini. Mi considero una grande fotografa e niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni.
Anche se ufficialmente si dichiara che le arti “minori” non hanno meno dignità, siamo ancora abituati ad attribuire all’artigianato uno status (e un compenso) inferiore a quello che diamo all’arte.
Anon La questione da risolvere è se conviene che l'artigianato cerchi di emulare la struttura intellettuale dell'arte.
Ritengo che non convenga e che la ricerca di un'eguaglianza con l'arte si sia rivelata nociva per l'artigianato

Lettera a Metalsmith L'opinione del critico (di solito) implica una gerarchia di stili ed ideologie con pittura e scultura ai primi posti.
Il critico è convinto che adattando i valori delle forme basse (artigianato) a quelli delle forme alte (arte), ne risulterebbe un netto miglioramento delle forme basse.
Erika Ayala Stefanutti lettera a Metalsmith spring 94 Lo sforzo costante per "elevare" i nostri lavori di metallo al "rango" di arte, alla ricerca di rispetto e credibilità, non è un'attività positiva: nel farlo neghiamo il nostro ruolo distinto e positivo all'interno della nostra cultura.
È tempo ormai di smettere di parlare della lavorazione dei metalli in termini di arte o non-arte, ma di valutarla per quello che è.

André Gide Arte è collaborazione fra Dio e l'artista, e quanto meno fa l'artista, tanto meglio.
Mentre cambia lo stato della materia per realizzare un oggetto, l’artefice tiene la mente sgombra, non si preoccupa di  distinzioni tra arte e artigianato, non si distrae pensando ai soldi che farà, né a quanto sarà utile, né a quanto è conforme a tradizioni, né a offerte a Dio…
L'immagine dell'uomo prima dell'agricoltura è quella di un costruttore di capanne, di strade, indumenti, utensili, armi, trappole ecc. senza distinzioni tra progettista-designer e produttore, senza specializzazioni marcate.
Nei documentari che mostrano gruppi ancora non civilizzati, vediamo che tutti hanno qualcosa da fare, cose a volte complesse e che incorporano conoscenze notevoli.
Albert Camus Il contrario di un popolo civilizzato è un popolo creatore.top

EDU
Fare l’artigiano non si esaurisce in competenza tecnica e capacità imprenditoriale.
Il mestiere richiede un tempo lungo per essere appreso ma non richiede lunghi anni di scolarizzazione, si impara con l'apprendistato e l'esperienza personale
La storia dell'arte può essere osservata come una questione artigianale, i pittori andavano a bottega e spazzavano, imparavano a macinare i colori, a trattare con i committenti… a vivere.
Samuel Butler Si può apprendere un’arte solo nella bottega di coloro che con quella si guadagnano da vivere.
Renzo Piano (su LaRepubblica) Quando la cultura c'è, come nella Firenze di Lorenzo il Magnifico (…) allora non se ne parla, ci si vive dentro.
La cultura c'è quando la si fa, non quando la si guarda al microscopio.
La qualità si insegna se c'è la bottega, se c'è l'iniziazione al processo creativo (al rito di fare le cose).
L'iniziazione apre le porte alla possibilità di impadronirsi di una tecnica, di metabolizzarla al punto di poterla dimenticare. É questa l'arte, non un qualche dono divino o diabolico.
Artisti si diventa.
La medesima educazione del carattere funziona per lo scrittore, il vignaiolo e il pasticcere. Ho visto brillare gli occhi di gente di ogni mestiere.
Tanti non sentono la chiamata perché nessuno li aiuta.
Nessuno gli dice che è un atteggiamento di vita, un rifiuto del precotto, disobbedienza, autonomia. Ecco, dobbiamo insegnare a essere liberi nel pensiero.
Poi gli possiamo insegnare perché si fanno certe cose e come si fanno.

Le attuali leggi, sull'apprendistato, sono legittime finché si tratta di industria o di attività artigianali con dipendenti, divisione del lavoro, e/o notevole investimento tecnologico, ma nel caso del contadino e dell'artigiano manuale di bottega possiedono elementi di incostituzionalità perché l'apprendistato è l'unico modo per imparare i mestieri e non è sostituibile da altro tipo di scuola.
In una politica disincantata l’apprendistato andrebbe considerato attività di pubblico interesse.

TRADIZIONE
T. Eliot La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla con molta fatica.
Cosa vuol dire tradizione? Devo vestire medievale?
L'artigiano è il testimone della cultura materiale dell'uomo, i suoi manufatti (spesso oggetti d'uso come ciotole, spille, bottoni, coltelli, tessuti, borse ecc.) continuano a rispondere a bisogni stabili nel tempo, fanno parte dei costumi e della civiltà di un popolo..
L’artigiano produce sempre le stesse cose e sempre diverse entro le regole tradizionali della sua arte.
Raymond Queneau  Il classico che scrive la sua tragedia osservando un certo numero di regole che conosce è più libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo di altre regole che ignora.
D’altra parte solo all'interno di una tradizione può evidenziarsi una svolta formale o concettuale.
Chi non fa passi avanti rispetto al punto in cui si trova, evidentemente resta fermo.
Anche le tradizioni mutano, ogni tradizione ha delle origini, e può morire per esaurimento, per mutate condizioni materiali, perché cambia il gusto o la moda, per imposizione legislativa, per degrado culturale.
La tradizione non è qualcosa che arriva a un punto e si ferma, quando si ferma, quando non "cambia", muore e diventa un feticcio da imbalsamare o un logo da sfruttare.
Oggi il richiamo alla tradizione è solo una tattica pubblicitaria.

VALORE
Ernst F. Schumaker Penso che si venga gettati in questa vita proprio con il compito di distinguere tra ciò che è davvero reale, importante e permanente e ha valore da una parte, e ciò che è solo insignificante, piacevole, effimero e non ha un valore reale dall'altra.
Qual è il valore di manufatti (a volte artefatti) che non sono indispensabili?
La moda, la firma sul pezzo sono criteri?
Raramente l'ammirazione che proviamo per un qualsiasi oggetto bello può venire scissa dalla stima che diamo del suo valore materiale.
La sua unicità o rarità, la sua preziosità e il suo costo in termini di fatica e di abilità, contribuiscono tutti al nostro atteggiamento....
Da questo punto di vista una decorazione fatta a macchina è un'assurdità.
Inoltre il legame tra prezzo e apprezzamento ha un corollario nel tabù dell'imitazione. Il dispendio dev'essere reale e non mistificatorio.
T. Veblen "Non è tutt'oro quel che luccica" è una massima morale, ma scivola facilmente nella massima critica che quanto è degno di splendere va lavorato in oro vero....qualsiasi tipo di mistificazione che catturi l'occhio... dimostra il bisogno di un occhio discriminatore, che sappia distinguere il genuino rispetto al falso e i contrassegni della devota maestria rispetto ai modi sbrigativi del lavoro scadente".
Si potrebbe discutere sul valore del nostro tempo e del nostro lavoro. 
Si può stabilire una tariffa oraria per la quantità di lavoro manuale che è presente nell'oggetto, confrontandola a quella considerata adeguata per un altro professionista (un idraulico, un medico o una collaboratrice domestica?)
E se l'esito di cinque ore di lavoro è un brutto oggetto?
Anche l'originalità, la stranezza, la rarità, richiedono tempo, ingegno e invenzione: cose che hanno valore.
Stabilire il valore vuol dire prima di tutto situare l'oggetto in una scala rispetto ad altri oggetti che siano in qualche modo confrontabili.
Poi vuol dire considerare il valore del materiale di cui è fatto l'oggetto.
Poi vuol dire attribuire un prezzo al progetto tecnico e\o estetico, all'originalità e\o all'efficacia dell'esecuzione.
Infine vuol dire accordarsi sul valore monetario del tempo che l'artefice impiega per realizzare l'oggetto.
Anche in quello che sembrerebbe obiettivo, il valore del materiale, molte convenzioni sono in uso.
Il prezzo dei diamanti è ancor oggi stabilito da un cartello, non ha un reale rapporto con la rarità o la fatica.
Inoltre il valore di un diamante tagliato dipende da fattori arbitrari, difficilmente apprezzabili dai profani, a volte determinabili solo da un esperto provvisto di strumenti particolari.
Questo è frustrante per chi usa il materiale per evocare un'emozione estetica.

UTILITA'

Oggetti utili? La natura esiste perché ci è utile? Si deve privilegiare l’utile come scopo in sé?
Chuang Tzu
Tutti gli uomini conoscono l’utilità delle cose utili; ma non conoscono l’utilità della futilità.
G. Leopardi
Il diletto è sempre il fine di tutte le cose, l’utile non è che il mezzo. Quindi il piacevole è vicinissimo al fine delle cose umane, o quasi stesso con lui.
C.S. Smith Le più importanti conquiste della civilizzazione scaturiscono dal gioco della curiosità estetica e non dalla necessità, dal  dovere.
W. Hogarth Al cane non piace la selvaggina che con tanto ardore insegue; e persino i gatti rischiano di perdere la preda per poter tornare a cacciarla.
G. Nestler e E. Formigli La produzione di gioielli è stata l’uso più antico che l’uomo ha fatto del metallo.
La creazione  (l’invenzione) non può essere incontrata su strade già battute, gli incidenti di percorso offrono il destro di deviare, di seguire il nuovo.
Quello che viene creato (trovato, inventato, riconosciuto) suggerisce usi nuovi.
Difficile sarebbe immaginare nuovi usi o riscontrare nuove attitudini o possibilità in quello che ancora non esiste. 
Anche Dio ha trovato nuove possibilità nell’esistente, dopo essersi autoapprovvigionato dei materiali necessari, non ha creato l’uomo dal nulla ma dall’argilla, primo ceramista in assoluto, e tuttavia lo ha creato, cioè ha dato alla materia una forma e quindi un significato che prima non aveva.
E con che fine Dio ha creato l’uomo? Io penso che l’abbia fatto per divertirsi, per scampare alla noia.
Henri de Montherland È perché era infelice che Dio creò il mondo.
Forse anche in questo l’uomo è fatto a Sua somiglianza, dovrebbe divertirsi lavorando, non dovrebbe pensare che si vive per faticare.
Somiglio al creatore anche in questo, sono artigiano (l’ha detto Lui che mi ha fatto a sua somiglianza), ma non mi monto la testa più del dovuto, come dice Ananda  Coomaraswami, L’artista non è un tipo speciale di persona, ma ogni persona è un tipo speciale di artista.

CONCLUSIONE
Vorrei chiudere il mio intervento con questo pensiero di Samuel Yellin: Ora, mi sembra che se c'è una speranza di rianimare un amore vero per l'artigianato e se vogliamo combattere la letargia, l'indifferenza e l'ignoranza del pubblico generale noi artigiani dobbiamo mettercela tutta per produrre solo il meglio di cui siamo capaci di modo che il profano debba infine, coltivando la mente e l'occhio, imparare a discriminare e ad apprezzare la bellezza.

topMario Cesari
ottobre 2004