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INTROduzione
Il
titolo dell’intervento che vi sorbirete avrebbe dovuto essere ”Artigianato,
un’esperienza alternativa”, ma “artigianato integrale” mi
pareva più adatto perché indica non soltanto una scelta nel campo lavorativo
ma un modo di vivere, un modo di conservare l’armonia fra corpo e cervello,
usandoli in contemporanea.
Userò il termine artigianato nel senso di arte, arte come è praticata
da chi deve conoscere strumenti, tecniche e materiali per realizzare
opere di qualità
Ed ora una domanda alla Marzullo: Sareste più contenti di aver comperato
un bel pezzo d’artigianato o di averlo fatto?
BIOgrafia
Ho
cominciato a fare l'artigiano senza accorgermene, ho visto che potevo
andare in giro e mantenermi vendendo per strada anelli e bracciali fatti
col filo e le pinze, e per un paio d’anni lo ho fatto.
Così mi sono accorto che lavorare il metallo mi prendeva, ho imparato
le tecniche fondamentali, ho letto qualche storia dell’oreficeria, ho
comprato il libro di Vitiello (era praticamente l’unico).
Ho deciso di mettermi in regola, mi sono iscritto alla camera di commercio,
ho aperto un laboratorio con due amici.
Ero orgoglioso di essere un artigiano vero, legittimato da CdC, bottega,
clienti.
Con altri giovani artigiani fondavamo cooperative e società, facevamo
mostre, iniziative sul valore dell’artigianato…Ma
non riuscivamo a guadagnare abbastanza da pagare le varie tasse e mandare
avanti un'attività regolare, perché non si possono comandare tariffe
orarie abbastanza alte a meno di non avere lo studio in una zona centrale
in città.
Per sopravvivere avremmo dovuto diventare un po’ commercianti e vendere
catenine, medagliette, fedi…
Ho lasciato il laboratorio e sono andato a Londra per qualche mese,
ho lavorato e ho imparato molto.
Sono tornato in Italia, ho provato ancora ad aprire bottega e ho fallito
di nuovo.
A metà degli anni ’80 ho ripreso a vendere per strada, era nata la fierucola
di Firenze e altri mercati artigianali/contadini nascevano nella sua
scia.
Mi pareva l’occasione per portare l’artigianato di qualità direttamente
ai potenziali clienti eliminando gli intermediari, permettendo una comunicazione
e una responsabilità diretta (riparazioni, materiali o esecuzione scadenti…),
e anche un risparmio.
All’inizio era incoraggiante, le fierucole erano frequentate da gente
attenta, capace di apprezzare gli oggetti validi.
Ma col passar degli anni e la moltiplicazione e leggera degenerazione
di questo tipo di mercati, diventava sempre più difficile sia avere
clienti attenti e ricettivi che avere clienti tout court.
Durante
gli anni 80 e 90 ho messo assieme una biblioteca sui metalli, ho insegnato
oreficeria, tenuto corsi, partecipato a mostre e concorsi, esposto in
gallerie, ho tradotto un libro e scritto articoli, sono stato visiting
artist all’università della Georgia, ho fatto un sito web dedicato a
tecnica ed etica dell’artigianato.
Continuo a fare l'artigiano, a produrre oggetti; se non vendo direttamente
ai privati devo vendere ai negozi, e i negozi devono fare le cose in
regola in qualche modo, così per avere partita IVA e poter fare fattura,
mi sono iscritto in maggio all’agenzia delle entrate come artista (iscriversi
agli artigiani costa di più), ma siamo ad ottobre e non ho ancora fatto
un movimento fiscale.
Sto pensando di vendere su Internet e continuo a considerarmi un artigiano.
Chi
è l’artigiano?
L’artigiano
di cui parlo non è il fornitore di servizi (l'idraulico, il camionista,
il barbiere, il meccanico ecc), non è l’imprenditore artigiano, con operai
e divisione del lavoro, non ha l’obiettivo di produrre nel minor tempo
e al minimo costo per smerciare il massimo possibile.
L’artigiano di cui parlo è agli antipodi della logica dello sfruttamento,
della crescita e del consumo indotto.
L'artigiano è una persona che a fronte dei costi ambientali e umani dell’industrializzazione
sceglie di lavorare in modo utile e creativo, attento ai particolari e
capace di adattarsi.
L’artigiano di cui parlo non si legittima con licenze, diplomi o altre
carte, è una persona che si riconosce all’interno di una tradizione, custode
di un patrimonio di conoscenze sedimentate lungo secoli, che con le proprie
mani, il cervello e poche macchine semplici, trasforma i prodotti della
natura per il proprio sostentamento materiale ed estetico.
Ezra Pound: E' profondamente sciocca quella nazione che non trae
dai propri artisti il massimo del loro lavoro migliore. L'artista è uno
dei pochi produttori. Egli, l'agricoltore e l'artigiano creano ricchezza;
il resto non fa che trasformarla e consumarla.
Si può aggiungere “e sfruttarla.”
L’artigiano che vuol fare l’artigiano e portare avanti gli antichi mestieri
nella dimensione della bottega, scopre anche un’altra cosa: fare l’artigiano
è un’impresa. 
LAW:
CRAFTS vs BIZ
Costituzione
Italiana Art. 45 comma 2: “La Legge provvede alla tutela e allo sviluppo
dell’artigianato” .
I Costituenti si riferivano alla figura dell'artigiano manuale, figura
allora ben visibile e rispettata dalla comunità.
Il Parlamento ignorando il dettato costituzionale emanò la legge 25 luglio
1956 n. 860, norme per la disciplina giuridica delle imprese artigiane,
che ha cancellato tutta l’evoluzione, le analisi e le tutele che erano
alla base della legislazione prima esistente.
La nuova legge ha seppellito il mestiere sotto la voce impresa, disconoscendo
un sapere di lungo periodo, trascurando di compilare un elenco di mestieri
artigiani e di stabilire dei limiti sensati (al numero dei dipendenti,
nell’uso delle macchine, alla quantità di manufatti ecc.).
Quindi un imprenditore artigiano può avere una decina di dipendenti ed
essere più esperto nella conduzione degli affari che nella pratica del
mestiere.
La nuova legge ha ammesso le lavorazioni in serie, ha eliminato il libero
accesso ai mercati (fuori del laboratorio entrano in vigore le Leggi del
commercio con l’obbligo d’iscrizione al R.E.C), ha esteso agli artigiani
le certificazioni e gli obblighi assistenziali, fiscali e burocratici
propri delle imprese.
Ha creato così la piccola impresa industriale “pseudoartigianale” destinata
alle subforniture per l’industria, omologando i doveri legislativi e fiscali
delle imprese anche alle arti e mestieri manuali.
La legge quadro n. 443/1985 ha imposto definitivamente l’iscrizione all’albo
delle imprese artigiane a tutte le figure d’artigiano: questo spinge alla
scomparsa delle botteghe e dei mestieri tradizionali e artistici, e alla
eliminazione dell'apprendistato nelle botteghe artigiane, impedendo la
trasmissione di mestieri millenari.
Imporre ope legis l'impresa come unica forma per l’artigianato
significa determinare le cause culturali, legislative, fiscali della sua
estinzione.
L’artigianato non corrisponde all'impresa, neanche a quella che usa tecniche
e metodi artigianali; non impiega capitale per produrre altro capitale,
non acquista né mette insieme fattori separati della produzione, non comporta
divisione del lavoro.
Nel mestiere il capitale investito in tecnologia è scarso, nessuna operazione
è parcellizzata, manca la catena di montaggio.
Per circa 20 anni ho fatto parte di ogni associazione che nasceva per
rivendicare un riconoscimento da parte del legislatore.
Un paio di volte siamo riusciti a far arrivare la nostra voce quasi nell’aula
parlamentare, abbiamo avuto contatti promettenti, ma la situazione non
è cambiata.
Con il tempo ho anche cambiato punto di vista: non vorrei vedere un vigile
che, elenco dei criteri alla mano, viene a controllare se rispondo ai
requisiti e ho diritto all’etichetta di artigiano.
Ma questo è quello che succede già adesso, non c’è bisogno di aspettare.
Sono sempre meno convinto che sarebbe opportuno suggerire al legislatore
i criteri per stabilire la figura del piccolo artigiano.
La capacità di usare l’occhio, la mano e il tatto per riconoscere l’opera
ben fatta non può essere sostituita da una certificazione.
Le norme e le certificazioni deresponsabilizzano, le etichette atrofizzano
l’autonomia di giudizio.
Se hai bisogno della certificazione, contemporaneamente certifichi la
tua incompetenza.
Mi pare una resa intellettuale per i clienti e una scortesia, chiedere
loro di rimpiazzare la capacità di valutare con la fede nell’etichetta.
Mi dà fastidio la mela con l'etichetta Melinda: quando l'assaggio o è
buona o no (e una volta le mele erano senza etichetta ed erano più buone).
Che la legge mi chiami artigiano o no, le cose che faccio devono essere
ben fatte.
E voglio avere clienti che capiscano e apprezzino le mie cose.
Fino a pochi decenni fa si viveva più a contatto con la manualità e la
si sapeva valutare, si era attenti ai dettagli, un uomo era capace di
segare un'asse e piantare due chiodi, sapeva fare un nodo, affilare un
coltello.
In campagna si coltiva un po' di orto, c'è da immanicare una zappa, da
sistemare un camminamento, da fare una serra.
Una minima competenza esiste ancora, ma con le nuove generazioni si sta
perdendo il senso dell’azione compiuta.
Saper fare è superfluo, oggi c'è un prodotto per qualsiasi necessità,
i prodotti sono firmati o hanno un logo famoso oppure sono garantiti da
esperti: questi sono i criteri "oggettivi" che orientano le
scelte e gli acquisti.
Così si apprezzano lavori, a volte di realizzazione elementare, perché
un'etichetta in quattro lingue dichiara, spesso mentendo, "fatto
a mano", come se questo fosse un plus di per sé (all'inizio della
rivoluzione industriale si pubblicizzavano molti prodotti perché "fatti
a macchina").
Per capire un pezzo fatto a mano, per diventare competenti, bisogna conoscere
un po’ anche la materia e le tecniche proprie di una particolare arte
e conviene incontrare gli artigiani direttamente, vederli lavorare e farsi
spiegare cosa fanno (da un pezzo non è più di moda il segreto di bottega).
L'interesse nella pratica artigianale nasce quasi immancabilmente, e una
persona che conosca il "come" si fa una bella opera di artigianato,
ha gli strumenti per apprezzare e confrontare prodotti di quel tipo di
artigianato.
Un artigiano impiega molto lavoro personale su ogni oggetto, produce pochi
pezzi e ha bisogno di clienti competenti.
I clienti competenti sono la manna degli artigiani e la disgrazia della
grande produzione.
La produzione industriale ha necessariamente altre esigenze: ha come criterio
la quantità, come scopo il profitto come strumento la propaganda.
Deve scoraggiare lo sviluppo di un gusto indipendente e la competenza
autonoma di ciascun cliente perché deve spingerlo assieme agli altri
a "consumare" i suoi prodotti.
Deve pianificare in anticipo campagne pubblicitarie a lungo termine, efficaci,
con investimenti adeguati generare una valanga di sogni e invidie e illuderci
di poterli soddisfare.
Ma quello che è pubblicizzato giorno per giorno, mese per mese, riesce
ad intasare, a saturare i canali percettivi e i banchi memoria, ad ottundere
la capacità di discernimento, in modo che non restino spazi autonomi perché
il gusto personale si manifesti.
Noi artigiani pratichiamo una scelta estetica mentre l’industria fa la
scelta anestetica saturando i nostri canali sensoriali
I prodotti che richiedono attenzione per essere apprezzati, si scontrano
con una distrazione dall'essenziale promossa dalla produzione di massa.
Kakuzo Okakura C'è un vuoto per consentire di entrare e colmarlo
fino alla pienezza della nostra emozione estetica
Gli oggetti industriali non sono toccati da mano umana: cibi sterili,
oggetti privati di storia, con valore culturale prossimo allo zero.
Vi si legge completa indifferenza a territorio, storia, usanze, ragioni
estetiche e sostanze locali.
Gli oggetti industriali sono destinati ad un consumo di immagine veloce:
le forme antiche non sono rispettate e quelle nuove non sedimentano.
E sono anche destinati ad un consumo fisico assai rapido: si vende un
oggetto prevedendone il ricambio a breve tempo con il modello successivo,
la produzione è sempre più attraente e meno duratura.
mani/mente
E
Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza non vuol dire che abbiamo
la barba bianca, vuol dire che abbiamo le qualità del creatore, che siamo
nati per creare.
Nasciamo artigiani, il nostro organismo ha meravigliose possibilità di
interventi e manipolazioni sulla materia e una parte notevole del
cervello è dedicata a questi compiti.
Ci è indispensabile toccare, assaggiare, aprire, mettere assieme, rompere
ecc. per crescere, per sviluppare le nostre capacità.
Tutti abbiamo imparato con le mani a riconoscere la morbidezza, il calore,
la pesantezza e comunichiamo usando termini delle sensazioni tattili,
un suono vellutato, un carattere ruvido, un leggero ritardo…
Tecnologia,arte e linguaggio erano organicamente uniti all'origine della
civiltà e hanno agito sinergicamente nell'evoluzione umana.
L'evoluzione tecnologica si accompagna all'evoluzione artistica e
alla formazione del linguaggio.
L'utensile e il linguaggio sono collegati neurologicamente, è reciproco
il rapporto tra mano e cervello.
André LeRoi Gourham “Così … la mente come un musico
produce in noi il linguaggio e noi diventiamo capaci di parlare. Non avremmo
certo mai goduto di questo privilegio se le nostre labbra avessero dovuto
assumere, per i bisogni del corpo, il compito pesante e faticoso del nutrimento,
ma le mani si sono assunte questo compito e hanno lasciato libera la bocca
perché provvedesse alla parola." (Gregorio di Nissa Trattato
della creazione dell’uomo 376 d.C.). C’è poco da aggiungere a ciò che
era evidente 1600 anni fa: la mano rende libera la parola….
La mano in origine era una pinza per tenere sassi, il trionfo dell’uomo
è stato di trasformarla in esecutrice sempre più abile delle sue idee
di fabbricatore.
Poca importanza avrebbe che diminuisse la funzione di quest’organo di
fortuna che è la mano se tutto non stesse a dimostrare che la sua attività
è in stretto rapporto con l’equilibrio delle zone cerebrali che l’interessano.
Non saper fare nulla con le proprie dita non è cosa molto preoccupante
a livello della specie, passeranno molti millenni prima che regredisca
un sistema psicomotorio così antico, ma sul piano individuale è ben diverso,
non avere da pensare con le proprie dita equivale a fare a meno di una
parte del pensiero normalmente, filogeneticamente umano.
Esiste quindi fin da ora a livello degli individui, se non della specie,
il problema della regressione della mano.
L'artigianato è la forma di "lavoro" più consona all'uomo, consente
la realizzazione di predisposizioni (fisiologiche e sociali) che altre
maniere di mantenersi in vita eludono.
Simone
Weil La civiltà "più pienamente umana" sarebbe quella
che avesse al suo centro il lavoro manuale, in cui il lavoro manuale divenisse
il supremo valore, non in rapporto a ciò che produce, ma in rapporto all'uomo
che lo esegue. Non deve essere oggetto di onori o ricompense, ma costituire
per ogni essere umano, "ciò di cui ha essenziale bisogno perché la
vita assuma di per sé un senso e un valore".
Dovrebbe essere un lavoro trasformato in modo da esercitare pienamente
tutte le facoltà, e trovarsi al centro della cultura. La cultura, giudicata
un tempo da molti fine a se stessa, è diventata oggi sovente un mezzo
per evadere dalla vita reale. Il suo valore vero consisterebbe invece
nel preparare alla vita reale.
John Ruskin: The highest reward for a person's toil is not
what they get for it, but what they become by it.
William Morris: Quel che intendo con vera arte è l'espressione
del piacere dell'uomo nel suo lavoro…
Certamente chiunque pretenda di credere che la questione dell'arte e della
cultura debba venire prima di quella del coltello e della forchetta non
capisce il significato dell'arte, le cui radici possono attecchire solo
in un terreno di vita prospera e serena.
Ora è necessario ricordare che la civiltà ha ridotto i lavoratori a un'esistenza
talmente miserabile e pietosa che essi appena comprendono come dar forma
al desiderio di una vita migliore di quella che adesso subiscono…
All'arte quindi compete di stabilire il vero ideale, una vita piena e
ragionevole per il lavoratore, una vita nella quale la percezione e la
creazione della bellezza, il godimento del vero piacere, vengono considerate
necessarie per l'uomo come il suo pane quotidiano, in modo che nessun
uomo o gruppo di uomini, possa esserne privato, se non con un atto reazionario
contro cui si saprà ben resistere.
Creare
è un'attività connaturata all'uomo, che risponde ad un bisogno profondo,
al piacere di dar forma visibile a idee e intuizioni fresche e originali.
Forse il non poter soddisfare questo bisogno è alla base di squilibri
interiori, come dice Herbert Read, il segreto del nostro male
collettivo è rintracciabile nella repressione delle capacità creative
spontanee dell'individuo.
L’homo
faber, o homo abilis trova più soddisfazione nel creare oggetti d’uso
che nel possedere prodotti dell’industria.
Oliver Goldsmith Like the bee, we should make our industry our
amusement.
Se si escludono cibo, sonno, faccende e pulizie, gran parte del tempo
si vive lavorando, così conviene lavorare piacevolmente, produttivamente,
senza necessariamente separare lavoro e tempo libero.La
nostra vita dura una certa quantità di tempo, merita venderla alla produzione
(o al consumo, che è lo stesso) accettandone i modelli, gli scopi, i ritmi
e gli sprechi?
Kahlil Gibran: mi considerano pazzo perchè non voglio vendere
i miei giorni in cambio di oro e io considero pazzi loro perchè pensano
che i miei giorni abbiano un prezzo.
Prov.
Africano Hai il tempo e ti credi povero?
William Blake: Opponetevi agl’ignoranti che lavorano solo per
il denaro! Ne abbiamo dovunque, nell’esercito, nella giustizia, nell’università
e, se potessero impedirebbero per sempre il conflitto mentale e prolungherebbero
quello corporale.
LAVORO
vs SALARIO Il lavoro salariato è un’invenzione.
Arbeit macht frei e Il lavoro nobilita l’uomo
Hannah
Arendt ci ha parlato della banalità del male, di come un po’ alla volta
i bravi cittadini tedeschi abbiano cominciato a tollerare piccoli atti
di discriminazione verso gli ebrei, atti che diventavano ogni volta poco
più gravi di quelli direttamente precedenti, ma solo poco.
Così poco alla volta si è arrivati al genocidio.
Il bambino si trova davanti questo mondo bello e fatto e lo accetta come
l’aria che respira.
Un bambino che è tutta energia viene prima ridotto all’immobilità a casa
davanti alla TV o al computer, poi viene tradotto e imprigionato in un
edificio lontano da casa sua ogni mattina e rilasciato dopo che per ore
ha dovuto studiare cose antipatiche e comportarsi come “si deve”.
Dopo la scolarizzazione obbligatoria dovrà chiedere a un padrone di fornirgli
un lavoro e se gli va bene (?) dovrà tirar fuori competitività con gli
uguali e adattabilità con i superiori per mantenere il posto.
Forse farà qualcosa che non gli piace fare per produrre qualcosa che è
inutile o dannoso.
Avrà diritto a un salario, sarà nel partito dei normali.
Se nessuno lo sfrutta è disoccupato, non lavora.
Poco alla volta si è arrivati a considerare questa situazione come “normale”:
le cose stanno così, che ci si può fare?
Le cose non stanno così, le cose cambiano continuamente, quel che esiste
adesso non è dato una volta per tutte.
Il lavoro salariato è considerato “il lavoro” ,quasi il destino dell’uomo,
ma questa idea è una costruzione sociale nata in un dato luogo geografico,
in un dato periodo storico, in cui la visione del mondo era intrisa di
darwinismo sociale.
Tutta una storia legata ai mestieri, alle vocazioni, alle attività non
necessariamente iper-produttive viene dimenticata per lasciare spazio
ad un solo sistema di valore: il lavoro salariato.
Ma l’uomo non è condannato al lavoro salariato, non deve per natura rinunciare
all'autonomia e alla capacità di autodeterminarsi.
L’uomo è capace di soddisfare tutti i suoi bisogni pratici e spirituali
anche senza il lavoro salariato (per inciso non c’è bisogno di varietà
televisivi, automobili, pubblicità e insetticidi per vivere pienamente).
Baker Non riesco a pensare che ci sarebbe tutta questa
straordinaria ricchezza e diversità sulla terra, se il nostro unico destino
fosse quello di parcheggiarci per otto-dieci ore al giorno in un ufficio
o in una fabbrica...Sottoposti
al bombardamento a tappeto della pubblicità al continuo rimbombo mediatico,
a lavaggio e centrifugazione del cervello, impegnati al computer o al
banco, non abbiamo tempo per riflettere, pensare a noi stessi, ai nostri
veri bisogni e alle cose che nella vita ci fanno sentire più in armonia,
che ci danno soddisfazione.
Se lo facessimo potremmo accorgerci che il prezzo che paghiamo per poter
soddisfare un grande numero di bisogni indotti (e non quelli fondamentali)
è troppo alto in termini di stress, salute, tempo e pensiero sequestrati,
rapporti umani e cura di noi stessi trascurati.
Ci potremmo chiedere anche se siamo tagliati per il lavoro che facciamo,
se è un lavoro privo di senso, se è nocivo per noi o per l’ambiente.
Quasi sempre si lavora senza gioia e senza interesse, solo per avere un
salario che permetta di mantenersi e pagarsi le necessità e gli svaghi,
i “vizi” quotidiani, periodici o straordinari da cui si cercano inutilmente
risarcimenti esistenziali. Domenico
DeSimone In realtà non c'è libertà nel lavoro finché non c'è
possibilità di scegliere il lavoro... Noi non dobbiamo combattere per
il diritto di essere schiavi, ma per quello di essere umani... Insomma
chi non è schiavo, perché reclama per sé la propria dignità non ha diritto
di esistere in questa società, che ha paradossalmente elevato la schiavitù
del bisogno a massimo valore.
Dobbiamo batterci per il diritto all'esistenza, per il diritto di fare
quello che vogliamo per renderci umani, anche per il diritto di non fare
niente di produttivo o che questa società considera produttivo.
Perché non è la produzione il fine dell'umanità, e non può essere nemmeno
quello della società. Che deve fare in modo che tutti i suoi membri abbiano
la possibilità di scegliere quello che ritengono meglio per la loro vita,
senza costrizioni, senza ricatti, senza violenze e senza prevaricazioni.
Ilio Adorisio La penosità non è la fatica fisica,
visto che uno scultore realizza spostando massi di marmo e uno scrittore
si diverte lavorando sedici ore al giorno. Pena è il dover lavorare agli
ordini di un altro esclusivamente per motivi di sussistenza.
Perciò Hannah Arendt distingue l'AnimaI laborans dall'Homo faber.
Nelle società classiche il primo provvede alla sussistenza, occultata
nel chiuso della casa, fornita dalle donne e dagli schiavi. Questi ultimi
possono vivere negli ergastoli o godere di alti privilegi, sino a diventare
ministri dell'imperatore.
Ciò che li rende animales è l'essere costretti a dipendere.
L'Homo Faber produce, nell'abbondanza di tempo, opere estetiche, il cui
fine prevalente non è mai utilitaristico.
Occorre cogliere l'occasione fornita dall'aumento di produttività delle
macchine, sia per trasformarla in tempo disponibile che per tagliare i
vincoli dell'efficienza. Necessita anteporre al comodo l'estetico, l'estasi
e la conoscenza, ottenuti nella libera espressione e nell'abbondanza di
tempo.
Se le tesi ambientaliste sono valide, la cultura dell'ozio è la sola alternativa
che possiamo opporre al disastro globale.
Oggi siamo immersi nella crisi determinata dall’iper sviluppo, consumo,
produttivismo.
Ci sono milioni di disoccupati che vivono molto al di sotto delle possibilità
materiali create dallo sviluppo che il capitale ha realizzato, il nostro
modello produttivo ci intrappola, è assurdo parlare di una carenza di
risorse eppure cresce la disoccupazione..
Soddisfare i bisogni veri degli abitanti della terra è preferibile all’inventare
nuovi bisogni per produrre nuove merci e mantenere in piedi un sistema
di sprechi, danni all’ambiente, ingiustizia pianificata.
L’industria nasce dalla divisione del lavoro e produce la proletarizzazione,
costringe un grande numero di persone allo spostamento ed alla cattività
per un certo numero di ore ogni giorno, ore in cui non possono fare e
spesso neanche pensare per sé.
Ernst F. Schumacher Praticamente tutta la produzione
reale è un lavoro a giornata che, anziché arricchire l'uomo, lo svuota.
La tecnologia moderna ha privato l'uomo del tipo di lavoro che egli più
ama, il lavoro utile e creativo fatto con le mani e con il cervello, e
lo ha riempito di un lavoro di tipo frammentano, gran parte del quale
egli non ama affatto.
Con un sesto della produttività di oggi, si potrebbe produrre tanto quanto
attualmente.
Per ogni lavoro che decidessimo di intraprendere ci sarebbe un tempo sei
volte superiore a oggi: quanto basta per fare davvero un buon lavoro,
per divertirsi per produrre cose di vera qualità, anche per fare cose
belle.
Pensate al valore terapeutico del lavoro reale; pensate al suo valore
educativo.
Nessuno, allora, vorrebbe più elevare il termine di età per l'obbligo
scolastico o abbassare il termine d'età per il pensionamento, in modo
da tenere la gente fuori del mercato del lavoro.
Chiunque sarebbe ammesso a quello che oggi è il privilegio più raro, cioè
l'opportunità di lavorare in modo utile, creativo, con le proprie mani
e cervello, con tempi personali, al proprio ritmo e con utensili eccellenti.
Come disse Gandhi, i poveri del mondo non possono essere aiutati con la
produzione di massa ma solo con la produzione da parte delle masse.
Il sistema di produzione di massa, basato su una tecnologia sofisticata,
ad alta intensità di capitale, dipendente da un elevato input energetico
e sostitutiva del lavoro umano, presuppone che tu sia già ricco, perché
è necessario un enorme investimento di capitale per stabilire un singolo
posto di lavoro.
Il sistema di produzione da parte delle masse mobilita le risorse senza
prezzo che sono in possesso di tutti gli esseri umani, i loro bravi cervelli
e le loro abili mani e li sostiene con utensili di prima classe.
La tecnologia della produzione di massa è intimamente violenta, ecologicamente
dannosa, si distrugge da sé perché consuma risorse non rinnovabili, ed
è degradante per la persona umana.
La tecnologia per la produzione da parte delle masse, facendo uso del
meglio della conoscenza e dell'esperienza moderna, conduce al decentramento,
è compatibile con le leggi dell'ecologia, attenta all'uso di risorse scarse
e progettata per servire la persona umana invece di renderla serva delle
macchine.
La
funzione dell’artigianato
L'artigianato
può aiutare ad affrontare i problemi della disoccupazione, chiede poco
impegno economico e molta perseveranza, è congenitamente una forma di
occupazione diffusa che alimenta l'economia locale e le piccole produzioni,
non ha bisogno di interventi, di piani, di investimenti pubblici, chiede
solo di non essere ostacolato.
L’artigiano è inserito in un insieme di relazioni e non si rapporta all’insieme
della società solo attraverso il rapporto di denaro.
L’artigianato è un’attività ad alto valore sociale e culturale, di pubblico
interesse, che garantisce la riproduzione e la custodia dell'ambiente.
L’artigianato non contribuisce al processo di accumulazione capitalistica,
non produce per il Mercato, cioè per un ambito nazionale o internazionale,
al mestiere basta un mercato a dimensione locale, la quantità di beni
prodotti è limitata.
L’artigiano preferisce collaborare che dipendere e non ha dipendenti,
perché i familiari non sono dipendenti e nemmeno lo sono gli apprendisti.
L’artigiano cerca di mantenere l’autonomia nei modi e negli scopi del
suo lavoro, un'autonomia professionale, e anche etica; ogni tanto può
fermarsi a riflettere su quello che sta combinando senza provocare scompiglio
alla catena di montaggio.
Un artigiano lavora con tempi personali e cerca di non sprecare il suo
tempo per denaro; non deve necessariamente separare il mestiere dal resto
della vita, può fare come le donne di campagna di una volta, che mentre
cuocevano il cibo nel camino chiacchieravano coi familiari, dondolavano
la culla, lavoravano a maglia o cucivano…
RECYCLING
Se
un artigiano è cosciente dell'impatto ambientale del suo lavoro, cerca
di riciclare, di riutilizzare.
Molti trasporti e spese inutili sarebbero risparmiati con il contatto
diretto tra artigiani e clienti: a ben pensarci i prodotti dei piccoli
artigiani sono i primi prodotti della cultura materiale dell'uomo (ciotole,
spille, bottoni, coltelli, tessuti, borse) e continuano ad essere oggetti
indispensabili
La quantità di materiale sprecato dall’artigiano è infima.
L. Dal Sasso Dobbiamo trovare soluzioni locali a problemi
mondiali. Il lavoro artigianale può essere una delle possibili soluzioni,
perché si adatta molto bene ad una produzione su scala umana, può produrre
beni senza inquinare, è più facile che non abbia bisogno di grande consumo
di energia, può ridurre al minimo la possibilità di sfruttare i popoli
del Terzo Mondo, favorisce meglio la crescita e lo sviluppo della persona.
Aldo Sacchetti L'imperativo categorico è di tornare
a iscrivere tutte le attività entro cicli biogeochimici naturali. Ciò
comporta lotta senza quartiere a ogni dissipazione di energia, anche pulita;
risparmio meticoloso della materia; privilegio a una qualità del prodotto
stimata non più in termini di profitto aziendale, di valore economico
aggiunto, bensì ecologici, di minore entropia aggiunta.
L'enorme
quantità di oggetti che viene scartata è un serbatoio di materie seconde
ma anche di stimoli.
In molti oggetti da gettare si trovano forme, meccanismi, possibilità
e opportunità che aiutano quando si vuol fare qualcosa da zero.
Che poi non è mai zero, ognuno ha avuto e archiviato esperienze visive
e d’ogni altro genere.
Modificare è preferibile al creare ex-novo, aiuta a superare la sindrome
dello stocco vuoto (quel che per uno scrittore è la sindrome della
pagina bianca).
Anche la natura lavora così.
Le
2 culture
C.P.Snow,
ne Le due culture, diceva che gli ingegneri non leggono Shakespeare
e che i poeti non sanno cambiare una lampadina (anche se Quasimodo amava
fare l’idraulico).
Le cose sono cambiate parecchio e in molti altri campi è difficile mantenere
separazioni nette, penso a ricerca pura e tecnologia, mente e corpo,
arte e artigianato.
L’atteggiamento scientifico non è qualcosa che esiste da Galileo in
avanti.
Anche prima che la scienza diventasse ufficialmente feticcio, il metodo
scientifico era la regola per l’artigiano empirico.
Se voleva ottenere risultati costanti, doveva prima desumere regolarità
e sequenze dall’osservazione dei fenomeni naturali.
Gli artigiani devono essere empirici, devono capire come avvengono i
cambiamenti nei materiali che lavorano, e anche perché, anche se la
teoria in cui iscrivono lo svolgersi dei fenomeni è più o meno strampalata.
Finché c’è rispondenza tra preparativi e risultati, finche la teoria
tiene, finché dimostra di funzionare, solo un atteggiamento antiscientifico
giustificherebbe il suo abbandono.
Possiamo avere un atteggiamento di sufficienza per concezioni fantasiose
e spiegazioni mitiche, sorridere dei loro rituali e poi indossare il
grembiule bianco e tornare alle nostre certezze scientifiche sapendo
che ogni tanto le sostituiremo con altre certezze altrettanto scientifiche.
Lo scienziato congegna esperimenti mantenendo costanti certi fattori
e variandone altri.
Quello che distingue la scienza dall’artigianato è che l’esperimento
in artigianato ha uno spazio minore ed è più “sporco”, ma in entrambe
i casi si ha un atteggiamento empirico e non pragmatico.
La tecnica per l’artigianato è integralmente fondamentale, invece la
tecnica per la scienza (e per l’arte) è un supporto indispensabile ma
non fondante, la speculazione teorica cerca il supporto empirico con
l’esperimento.
Ezra
Pound Le arti e le scienze sono legate fra di loro. Ogni concezione
che non riesca a vederle nel loro reciproco rapporto sminuisce l'una
e l'altra.
Huai Nan Tzu I pezzi di legno se sfregati assieme generano
calore, il metallo soggetto al fuoco si fonde, le ruote girano, le cose
vuote stanno a galla. Tutte le cose hanno le loro inclinazioni naturali
(…) pertanto tutte le cose sono di per se stesse così.
Kuan Tzu Il saggio segue le cose, perciò le può controllare.
Francis Bacon Non possiamo comandare la natura tranne che
obbedendole.
Lü
Shih Chhun Chhiu Il rame è malleabile, lo stagno è malleabile,
ma se mischi i due metalli insieme essi s'induriscono. Se li riscaldi
ridiventano liquidi. Così si può vedere che non puoi dedurre le proprietà
di una cosa conoscendo solamente le proprietà delle classi (dei suoi
componenti).
Kuan
Yin Tzu Coloro che furono bravi arcieri impararono dall'arco
e non da Yi l'arciere.
Coloro che sanno maneggiare le barche impararono dalle barche e non
da Wo il barcaiolo. Coloro che possono pensare impararono da soli, e
non dai Saggi.
ARTE/ARTIGIANATO
Arte è una di quelle parole, come amore o progresso, difficili
da definire, ciascuno di noi intende il termine in uno di mille modi
differenti.
Gli autori delle pitture di Altamira si sentivano artisti o artigiani?
Il talento, la facoltà espressiva, la creatività, l'arte non hanno aspettato
che li definissimo per manifestarsi sulla faccia della terra, millenni
or sono erano qualità diffuse almeno quanto oggi.
L’opera d'arte concretizza un’intuizione entro i limiti di specifici
materiali, dimensioni, ambiti e funzioni.
L’arte ha avuto ruoli diversi attraverso i secoli; oggi ha una funzione
molto importante in campo commerciale, educativo, turistico.
C'è l'arte classica, che tutti credono di conoscere, l'arte convenzionale
da istruzione obbligatoria e da storia dell’arte in fascicoli.
L’arte contemporanea è quello che viene fatto dagli artisti oggi (gli
artisti sono quelli che vengono così definiti da critici, esperti, galleristi,
musei, riviste, televisione ecc.).
L’arte ha certe caratteristiche che la differenziano dalla non-arte,
nella nostra cultura l’arte risiede in luoghi deputati: musei, gallerie
ecc., lo stesso mucchio di mattoni può essere un rifiuto di inerti o
un'opera d'arte alla Biennale di Venezia.
Spazzatura d'artista il manifesto - 28 Agosto 2004 Una busta
piena di spazzatura è stata buttata da un inserviente della Tate Gallery
di Londra. Ma il sacchetto era parte integrante di un'installazione
dell'artista Gustav Metzger sulla «caducità dell'esistenza dell'arte».
Nel 1980, un'opera di Joseph Beuys che rappresentava una toilet sporca,
fu ripulita da un inserviente troppo solerte.
Le opinioni sulla distinzione fra arte e artigianato variano nelle
differenti culture e anche all'interno delle società stesse col passare
del tempo.
Anon. Ci sono due differenze fra arte e artigianato. La prima
è che puoi toccare l'artigianato quanto vuoi prima di comperarlo, la
seconda è che costa meno.
Il pezzo d’artigianato vuole esere guardato, soppesato, usato, si fa
apprezzare da più sensi, integralmente.
Alcuni negano l’esistenza dell’arte, nessuno nega l’esistenza dell’artigianato,
neanche gli artisti.
Picasso Dopo tutto un'opera d'arte non si realizza con le
idee, ma con le mani.
Brancusi Quando ben ci si pensa non vi sono stati grandi
artisti, ma meravigliosi artigiani, in scultura.
E la decadenza di quest'arte è cominciata contemporaneamente all'abbandono
del taglio diretto, che permetteva allo scultore di riportare, in ciascuna
delle sue creazioni, la vittoria sulla materia.
W.Gropius Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo
rivolgerci al mestiere.
L'arte non è una professione, non v'è differenza essenziale tra l'artista
e l'artigiano. In rari momenti l'ispirazione e la grazia dal cielo,
che sfuggono al controllo della volontà, possono far sì che il lavoro
possa sbocciare nell'arte, ma la perfezione nel mestiere è essenziale
per ogni artista. Essa è una fonte di immaginazione creativa.
Tina Modotti, 1929 Sempre, quando le parole "arte"
e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico,
io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso
e abuso che viene fatto di questi termini. Mi considero una grande fotografa
e niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto
di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre
non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni.
Anche se ufficialmente si dichiara che le arti “minori” non hanno
meno dignità, siamo ancora abituati ad attribuire all’artigianato uno
status (e un compenso) inferiore a quello che diamo all’arte.
Anon La questione da risolvere è se conviene che l'artigianato
cerchi di emulare la struttura intellettuale dell'arte.
Ritengo che non convenga e che la ricerca di un'eguaglianza con l'arte
si sia rivelata nociva per l'artigianato
Lettera a Metalsmith L'opinione del critico
(di solito) implica una gerarchia di stili ed ideologie con pittura
e scultura ai primi posti.
Il critico è convinto che adattando i valori delle forme basse (artigianato)
a quelli delle forme alte (arte), ne risulterebbe un netto miglioramento
delle forme basse.
Erika Ayala Stefanutti lettera a Metalsmith
spring 94 Lo sforzo costante per "elevare" i nostri lavori
di metallo al "rango" di arte, alla ricerca di rispetto e
credibilità, non è un'attività positiva: nel farlo neghiamo il nostro
ruolo distinto e positivo all'interno della nostra cultura.
È tempo ormai di smettere di parlare della lavorazione dei metalli in
termini di arte o non-arte, ma di valutarla per quello che è.
André Gide Arte è collaborazione fra Dio e l'artista, e quanto
meno fa l'artista, tanto meglio.
Mentre cambia lo stato della materia per realizzare un oggetto, l’artefice
tiene la mente sgombra, non si preoccupa di distinzioni tra arte e
artigianato, non si distrae pensando ai soldi che farà, né a quanto
sarà utile, né a quanto è conforme a tradizioni, né a offerte a Dio…
L'immagine dell'uomo prima dell'agricoltura è quella di un costruttore
di capanne, di strade, indumenti, utensili, armi, trappole ecc. senza
distinzioni tra progettista-designer e produttore, senza specializzazioni
marcate.
Nei documentari che mostrano gruppi ancora non civilizzati, vediamo
che tutti hanno qualcosa da fare, cose a volte complesse e che incorporano
conoscenze notevoli.
Camus Il contrario di un popolo civilizzato è un popolo creatore.
EDU
Fare
l’artigiano non si esaurisce in competenza tecnica e capacità imprenditoriale.
Il mestiere richiede un tempo lungo per essere appreso ma non richiede
lunghi anni di scolarizzazione, si impara con l'apprendistato e l'esperienza
personale
La storia dell'arte può essere osservata come una questione artigianale,
i pittori andavano a bottega e spazzavano, imparavano a macinare i colori,
a trattare con i committenti… a vivere.
Samuel Butler Si può apprendere un’arte solo nella bottega
di coloro che con quella si guadagnano da vivere.
Renzo Piano La Repubblica 961122 Quando
la cultura c'è, come nella Firenze di Lorenzo il Magnifico (…) allora
non se ne parla, ci si vive dentro.
La cultura c'è quando la si fa, non quando la si guarda al microscopio.
La qualità si insegna se c'è la bottega, se c'è l'iniziazione al processo
creativo (al rito di fare le cose).
L'iniziazione apre le porte alla possibilità di impadronirsi di una
tecnica, di metabolizzarla al punto di poterla dimenticare. É questa
l'arte, non un qualche dono divino o diabolico.
Artisti si diventa.
La medesima educazione del carattere funziona per lo scrittore, il vignaiolo
e il pasticcere. Ho visto brillare gli occhi di gente di ogni mestiere.
Tanti non sentono la chiamata perché nessuno li aiuta.
Nessuno gli dice che è un atteggiamento di vita, un rifiuto del precotto,
disobbedienza, autonomia. Ecco, dobbiamo insegnare a essere liberi nel
pensiero.
Poi gli possiamo insegnare perché si fanno certe cose e come si fanno.
Le attuali leggi, sull'apprendistato, sono legittime finché si tratta
di industria o di attività artigianali con dipendenti, divisione del
lavoro, e/o notevole investimento tecnologico, ma nel caso del contadino
e dell'artigiano manuale di bottega possiedono elementi di incostituzionalità
perché l'apprendistato è l'unico modo per imparare i mestieri e non
è sostituibile da altro tipo di scuola.
In una politica disincantata l’apprendistato andrebbe considerato attività
di pubblico interesse.
Tradizione
T.
Eliot La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla
con molta fatica.
Cosa vuol dire tradizione? Devo vestire medievale?
L'artigiano è il testimone della cultura materiale dell'uomo, i suoi manufatti
(spesso oggetti d'uso come ciotole, spille, bottoni, coltelli, tessuti,
borse ecc.) continuano a rispondere a bisogni stabili nel tempo, fanno
parte dei costumi e della civiltà di un popolo..
L’artigiano produce sempre le stesse cose e sempre diverse entro le regole
tradizionali della sua arte.
Raymond Queneau Il classico che scrive la sua tragedia
osservando un certo numero di regole che conosce è più libero del poeta
che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo di altre regole
che ignora.
D’altra parte solo all'interno di una tradizione può evidenziarsi
una svolta formale o concettuale.
Chi non fa passi avanti rispetto al punto in cui si trova, evidentemente
resta fermo.
Anche le tradizioni mutano, ogni tradizione ha delle origini, e può morire
per esaurimento, per mutate condizioni materiali, perché cambia il gusto
o la moda, per imposizione legislativa, per degrado culturale.
La tradizione non è qualcosa che arriva a un punto e si ferma, quando
si ferma, quando non "cambia", muore e diventa un feticcio da
imbalsamare o un logo da sfruttare.
Oggi il richiamo alla tradizione è solo una tattica pubblicitaria.
VALORE
Ernst
F. Schumaker Penso che si venga gettati in questa vita proprio
con il compito di distinguere tra ciò che è davvero reale, importante
e permanente e ha valore da una parte, e ciò che è solo insignificante,
piacevole, effimero e non ha un valore reale dall'altra.
Qual è il valore di manufatti (a volte artefatti) che non sono indispensabili?
La moda, la firma sul pezzo sono criteri?
Raramente l'ammirazione che proviamo per un qualsiasi
oggetto bello può venire scissa dalla stima che diamo del suo valore materiale.
La sua unicità o rarità, la sua preziosità e il suo costo in termini di
fatica e di abilità, contribuiscono tutti al nostro atteggiamento....
Da questo punto di vista una decorazione fatta a macchina è un'assurdità.
Inoltre il legame tra prezzo e apprezzamento ha un corollario nel
tabù dell'imitazione. Il dispendio dev'essere reale e non mistificatorio.
T. Veblen "Non è tutt'oro quel che luccica" è una
massima morale, ma scivola facilmente nella massima critica che quanto
è degno di splendere va lavorato in oro vero....qualsiasi tipo di mistificazione
che catturi l'occhio... dimostra il bisogno di un occhio discriminatore,
che sappia distinguere il genuino rispetto al falso e i contrassegni della
devota maestria rispetto ai modi sbrigativi del lavoro scadente".
Si potrebbe discutere sul valore del nostro tempo e del nostro lavoro.
Si può stabilire una tariffa oraria per la quantità di lavoro manuale
che è presente nell'oggetto, confrontandola a quella considerata adeguata
per un altro professionista (un idraulico, un medico o una collaboratrice
domestica?)
E se l'esito di cinque ore di lavoro è un brutto oggetto?
Anche l'originalità, la stranezza, la rarità, richiedono tempo, ingegno
e invenzione: cose che hanno valore.
Stabilire il valore vuol dire prima di tutto situare
l'oggetto in una scala rispetto ad altri oggetti che siano in qualche
modo confrontabili.
Poi vuol dire considerare il valore del materiale di cui è fatto l'oggetto.
Poi vuol dire attribuire un prezzo al progetto tecnico e\o estetico, all'originalità
e\o all'efficacia dell'esecuzione.
Infine vuol dire accordarsi sul valore monetario del tempo che l'artefice
impiega per realizzare l'oggetto.
Anche in quello che sembrerebbe obiettivo, il valore del materiale, molte
convenzioni sono in uso.
Il prezzo dei diamanti è ancor oggi stabilito da un cartello, non ha un
reale rapporto con la rarità o la fatica.
Inoltre il valore di un diamante tagliato dipende da fattori arbitrari,
difficilmente apprezzabili dai profani, a volte determinabili solo da
un esperto provvisto di strumenti particolari.
Questo è frustrante per chi usa il materiale per evocare un'emozione estetica.
Utilità
Oggetti utili? La natura esiste perché ci è utile? Si deve
privilegiare l’utile come scopo in sé?
Chuang Tzu Tutti gli uomini conoscono l’utilità delle cose utili;
ma non conoscono l’utilità della futilità.
G. Leopardi Il diletto è sempre il fine di tutte le cose, l’utile
non è che il mezzo. Quindi il piacevole è vicinissimo al fine delle cose
umane, o quasi stesso con lui.
C.S. Smith Le più importanti conquiste della civilizzazione
scaturiscono dal gioco della curiosità estetica e non dalla necessità,
dal dovere.
W. Hogarth Al cane non piace la selvaggina che con tanto
ardore insegue; e persino i gatti rischiano di perdere la preda per poter
tornare a cacciarla.
G. Nestler e E. Formigli La produzione di gioielli è stata l’uso
più antico che l’uomo ha fatto del metallo.
La creazione (l’invenzione) non può essere incontrata su
strade già battute, gli incidenti di percorso offrono il destro di deviare,
di seguire il nuovo.
Quello che viene creato (trovato, inventato, riconosciuto) suggerisce
usi nuovi.
Difficile sarebbe immaginare nuovi usi o riscontrare nuove attitudini
o possibilità in quello che ancora non esiste.
Anche Dio ha trovato nuove possibilità nell’esistente, dopo essersi autoapprovvigionato
dei materiali necessari, non ha creato l’uomo dal nulla ma dall’argilla,
primo ceramista in assoluto, e tuttavia lo ha creato, cioè ha dato
alla materia una forma e quindi un significato che prima non aveva.
E con che fine Dio ha creato l’uomo? Io penso che l’abbia fatto per divertirsi,
per scampare alla noia.
Henri de Montherland È perché era infelice che Dio creò
il mondo.
Forse anche in questo l’uomo è fatto a Sua somiglianza, dovrebbe divertirsi
lavorando, non dovrebbe pensare che si vive per faticare.
Somiglio al creatore anche in questo, sono artigiano (l’ha detto
Lui che mi ha fatto a sua somiglianza), ma non mi monto la testa più del
dovuto, come dice Ananda Coomaraswami, L’artista non è un tipo
speciale di persona, ma ogni persona è un tipo speciale di artista.
conclusione
Vorrei
chiudere il mio intervento con questo pensiero di Samuel Yellin:
“Ora, mi sembra che se c'è una speranza di rianimare un amore vero
per l'artigianato e se vogliamo combattere la letargia, l'indifferenza
e l'ignoranza del pubblico generale noi artigiani dobbiamo mettercela
tutta per produrre solo il meglio di cui siamo capaci di modo che il profano
debba infine, coltivando la mente e l'occhio, imparare a discriminare
e ad apprezzare la bellezza.”
Mario
Cesari
ottobre 2004
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