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Le coordinate.
1) Ogni tipo di lavoro, anche quello considerato più umile, ha
una propria dignità... e non sempre il tempo è denaro. Siamo stati creati
con tante capacità manuali.
Temo di essere solo una casalinga. Ci capita spesso di sentire una donna
fare questa sconcertante affermazione. Quando sento queste parole mi arrabbio
davvero moltissimo. Solo una casalinga: solo una persona pratica di una delle
più nobili professioni; solo padrona di un gran numero di mestieri elevati
e diversi; in pratica la custode della civiltà stessa... per essere 'completa',
deve essere molto più informata della media dei cosiddetti professionisti,
uomini o donne che siano, e molte delle sue conoscenze sono difficili da acquisire....
(J. Seymour)
«... Elementi intangibili e non misurabili quali il gusto della creazione,
l'amore per il proprio lavoro, l'orgoglio della propria abilità l'amor proprio,
hanno per l'uomo un valore che nessuna moneta potrà mai interamente compensare....
(M. Fini) «... La maggior parte del nostro tempo deve essere dedicata al lavoro
del corpo e solo un po' alla lettura. Poiché in India oggi i ricchi e le cosiddette
classi più agiate disprezzano il lavoro fisico, è molto necessario insistere
sulla dignità del lavoro.... (M.K.Gandhi
«...L'autosufficienza non è limitata soltanto a coloro che hanno due ettari
di loro proprietà. Un abitante della città che impara a risuolarsi le scarpe
sta diventando, in un certo senso autosufficiente. Non solo risparmia soldi,
ma accresce anche la sua soddisfazione e il proprio rispetto. L'uomo non è
nato per essere un animale che fa un lavoro unico... La natura ci ha creati
per essere diversi, per fare cose diverse, per avere molte capacità.... (J.Seymour)
2) I1 lavoro è un insieme che nasce dalla interdipendenza fra le
mani e l'intelletto, fra il pensiero e l'azione. Il gusto e la gioia di farlo
è il legante fra questi due poli.
"...tutti concordano sul fatto che il lavoro dell'uomo è una
fonte fondamentale di ricchezza. Ora, l'economista moderno è stato abituato
a considerare il lavoro o la fatica come poco più di un male necessario...
il punto di vista buddista, invece, ritiene che le funzioni del lavoro siano
altre: dare all'uomo una possibilità di utilizzare e sviluppare le sue facoltà-
metterlo in condizione di superare il suo egocentrismo unendolo ad altri in
una impresa comune; e, infine, produrre i beni e i servizi necessari a un
'esistenza adeguata.... (E.F. Schumacher)
...Anche per un vero sviluppo intellettuale ci si dovrebbe impegnare in
qualche utile attività del corpo... Il lavoro intellettuale è importante ed
ha un postò indubbio nel quadro della vita. Ma ciò in cui insisto è la necessità
del lavoro fisico. Nessun uomo dovrebbe essere libero da questo obbligo....
(M.K. Gandhi)
...Ci sono molte attivita' che sono del tutto anti-economiche, ma che si
fanno per il piacere di farle.... (E .F. Schumacher)
...Che da noi ogni artigiano conosce e pratica il mestiere dall'inizio
alla fine, fabbrica l'oggetto dalla materia prima fino all'ultima decorazione.
Nessuno è legato a un lavoro frammentario né fa un pezzo di oggetto, per non
diventare un pezzo di uomo. Perché è facendo le cose che gli uomini si fanno.
Nessuno di noi è chiuso in un solo mestiere, ma ne imparerà diversi e li alternerà;
inoltre tutti saranno richiesti per i lavori agricoli stagionali, che più
degli altri sono buoni per la salute e per la santità.... (Lanza del Vasto)
3) I prodotti dl ciascuna lavorazione (siano essi beni o servizi)
devono servire i bisogni reali degli uomini, privilegiando chi vive vicino.
Solo in casi del tutto speciali e per situazioni durevoli nel tempo, è pensabile
l'interdipendenza di realtà fra loro lontane. -
-.. L'organizzazione economica della nostra società è talmente complicata
che quando noi consumiamo una merce acquistata per esempio al supermercato,
non sappiamo se nella produzione di questo bene è stata inquinata la terra,
l'acqua, l'aria, se si sono utilizzate risorse non rinnovabili, se c'è in
esso una parte del sangue e della fame dei popoli del Terzo Mondo.
Le soluzioni
Dobbiamo trovare soluzioni locali a problemi mondiali. Il lavoro artigianale
può essere una delle possibili soluzioni, perché si adatta molto bene ad una
produzione su scala umana, può produrre beni senza inquinare, è più facile
che non abbia bisogno di grande consumo di energia, può ridurre al minimo
la possibilità di sfruttare i popoli del Terzo Mondo, favorisce meglio la
crescita e lo sviluppo della persona.... (L Dal Sasso)
...La produzione deve servire ai bisogni reali, non alle esigenze del sistema
economico; tra gli uomini e la natura deve crearsi un nuovo rapporto, di collaborazione
anziché di sfruttamento; il reciproco antagonismo deve essere sostituito dalla
solidarietà; obiettivo di ogni attività sociale deve essere il benessere dell'uomo
e la prevenzione degli stati di malessere; si deve aver di mira, non il massimo
di consumo ma il consumo sano che favorisce il benessere; l'individuo deve
essere un elemento attivamente partecipe e non già un oggetto passivo della
vita sociale.... (E. Fromm)
4) Ogni tipo di lavoro deve essere ecologicamente compatibile,
deve avere un fine socialmente utile, economicamente deve fare un uso saggio
delle risorse e politicamente deve distribuire le decisioni fra la gente.
"... Il legame che univa il 'più" al 'meglio' si è spezzato.
Il 'meglio' può essere ottenuto anche col meno. Si può vivere meglio lavorando
e consumando di meno, a condizione di produrre oggetti più durevoli e che
non siano causa né di nocività né di scarsità insuperabili appena. tutti vi
accedono. Allora, meritano di essere socialmente prodotte soltanto quelle
cose che rimangono convenienti per ciascuno anche quando tutti ne possono
godere - e viceversa.... (A.Gorz)
«... L'imperativo categorico è di tornare a iscrivere tutte le attività
entro cicli biogeochimici naturali. Ciò comporta lotta senza quartiere a ogni
dissipazione di energia, anche pulita; risparmio meticoloso della materia;
privilegio a una qualità del prodotto stimata non più in termini di profitto
aziendale, di valore economico aggiunto, bensì ecologici, di minore entropia
aggiunta.
Occorre tornare ad un'agricoltura estensiva naturale, al pascolo brado,
alla valorizzazione del legno e delle fibre vegetali. Staccarsi da ogni accentramento:
industriale, distributivo, amministrativo. Lasciare le città e tornare alle
comunità rurali, dove le esigenze energetiche sono minime e possono soddisfarsi
in larga misura sul posto usando risorse rinnovabili; dove il consumatore
di alimenti freschi ne controlla da vicino la produzione e l'artigiano può
risorgere a libera gratificazione creativa; dove l'animale, reintegrato nel
ciclo biologico del terreno, può ancora essere utile al lavoro, al trasporto,
alla fornitura di cuoio, piume, lana e altri beni oggi quasi obsoleti.
Il ritorno a piccole comunità decentrate e sufficientemente autonome è
anche l'unica maniera di combattere l'alienazione, di riscattare la dimensione
umana e libera dell'esistenza contro l'oppressione urbano-burocratica sostenuta
dallo sviluppo, con tutte le sue devianze e degenerazioni di potere violento,
clandestino, portato a coniugarsi col potere visibile, economico e istituzionale....
(A. Sacchetti)
Sono solo piccole citazioni, ma, a mio parere, sono vere e proprie
provocazioni in questo sforzo personale e collettivo per cercare di ridefinire
il nostro rapporto con il lavoro.
BIBLIOGRAFIA
John Sevmour, La casa del passato, Idealibri, Milano, 1987
Massimo Fini, La ragione aveva torto?, Camunia, Brescia, 1985
Mohandas K. Gandhi, Villaggio e autonomia, Lef, Firenze, 1982
John Seymour, Per una vita migliore ovvero il libro dell'autosufficienza,
Arnaldo Mondadori, Milano, 1977
ER Schumacher, Piccolo è bello, Mondadori, Milano, 1978
Lanza del Vasto, Lezioni di vita, Lef Firenze, 1980
Luciano Dal Sasso, Guida tecnica al lavoro artigianale, Lef, Firenze, 1987
Erich Fromm, Avere o essere? Mondadori, Milano, 1977
André Gorz, Sette tesi per cambiare la vita, Feltrinelli, Milano, 1977
Aldo Sacchetti, L'uomo antibiologico, Feltrinelli, 1985

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