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IL CAMMEO PORTAFORTUNA

di Maria Rosaria Aurisicchio, laureata presso l'Università di Napoli con una tesi sulla lavorazione dell'oro e dei cammei a Torre del Greco. Tratto da UNA CITTÀ n. 66 / Marzo 1998 http://www.unacitta.it


A Torre del Greco, dove i tassi di disoccupazione sono tra i più elevati,
esiste un sommerso vivace e, a suo modo, produttivo.
In particolare nel campo della lavorazione dei cammei in conchiglia...


Torre del Greco conta 100.000 abitanti, con un tasso di disoccupazione giovanile ufficiale pari oltre il 70%. In realtà questi dati non sono rappresentativi della situazione, perché qui molti ragazzi hanno proprio in casa la possibilità di impegnarsi nelle tre attività economiche più redditizie: fiori, gioielli, oppure cantieristica navale.
Di queste realtà la più sommersa, ma anche la più estesa è quella dei gioielli, in particolare dei cammei. Noi abbiamo calcolato 8.000 persone occupate in questo ambito, contro i 400 dati dall'Istat, in un rapporto, coi dati ufficiali, di 1 a 20. Per un calcolo preciso andrebbero considerati anche i lavoratori impegnati occasionalmente. Mi riferisco a quelle donne che in casa fra il sugo da preparare e i piatti da lavare infilano le collane, o ai pensionati che hanno imparato a fare i cammei in casa fin da piccoli, e ora spendono questa competenza per arrotondare la pensione. In questo caso si raggiungerebbero cifre anche più alte di 8.000 persone.
Una delle caratteristiche di questa attività è infatti che non ci sono laboratori di cammei, di incisione, ma semplicemente delle stanze negli appartamenti. In fondo c'è bisogno solo di un banco, anche piccolo, in cui appoggiare il pezzo di conchiglia su un pezzo di legno, fonderlo con la cera, e incominciare ad inciderlo. Un'incisione degna di questo nome dura un giorno. Per fare i cammei si usa la parte interna: si incide sotto lo strato esterno, bianco, dove c'è lo strato color caffè, o quello classico di colore rosa. Qui si lavora molto anche la madreperla.
In questi laboratori (e per laboratori intendo sempre stanze di appartamenti o di case) c'è sempre un forte odore di salsedine, che rimane addosso anche all'incisore. Comunque la polvere di cammeo non è tossica. In fondo sono gioielli del mare, il procedimento è tutto fatto a mano, è quanto di meno inquinante si possa immaginare, sia la lavorazione, che il materiale usato. Non ci sono controindicazioni dal punto di vista della salute.

La materia prima da dove arriva?
Per i cammei di qualità più bassa, o medio-bassa, la materia prima arriva dall'Africa, dal Madagascar. Per i cammei, invece, di alta qualità, proviene dal Golfo del Messico. Le conchiglie di questo mare infatti non sono adatte, perché ne occorrono di molto grandi, sui 30 centimetri. Le conchiglie di per sé sono dei frutti di mare, quindi non hanno un grande valore, qui però c'è un grandissimo senso artistico che crea un valore aggiunto enorme. Cioè una conchiglia può costare anche solo 500 o 1.000 lire, ma il cammeo che ne esce costa già 20.000 lire, quindi quattro volte di più. E mi sto tenendo su cifre contenute, perché ad esempio c'è una conchiglia che viene dall'America, dal Golfo del Messico che costa 500.000 lire e il cammeo prodotto con quella conchiglia viene pagato anche 3 o 4 milioni in Giappone.
E' evidente che in teoria non dovrebbe costare così tanto, perché non c'è altra ragione di esportare e vendere conchiglie. Il punto è che i torresi interessati a queste conchiglie hanno scatenato una concorrenza selvaggia fra di loro, così i fornitori americani, appena hanno capito, hanno giocato al ricarico, e si è arrivati ad un prezzo simile. E' una situazione veramente paradossale perché se non la comprano i torresi non la compra nessuno questa conchiglia. Quindi subiscono un prezzo che potrebbero invece condizionare, essendo gli unici clienti. Della raccolta e distribuzione della materia prima se ne occupano, perlopiù, degli imprenditori che la vanno a prendere, oppure utilizzano degli agenti nel Madagascar o in America, e la portano qui. Spesso si servono di incisori che tagliano le conchiglie in azienda, perché solo alcune parti della conchiglia sono adatte a fare i cammei. Così intanto le conchiglie vengono sezionate, e poi distribuite in base all'abilità dell'artigiano incisore. Nel senso che i pezzi migliori verranno dati a un buon incisore, perché così il valore aggiunto sarà ancora maggiore. Ad un apprendista invece verranno dati, almeno all'inizio, i pezzi più scarsi. Forse è interessante sapere che le aziende specializzate nell'alta qualità non si occupano del cammeo di media e di bassa qualità. Ci sono ambiti separati.

E dove vengono esportati poi questi cammei?
Quelli di grande qualità li esportano in Giappone, dove c'è un grande amore per i cammei, che è una fonte inesauribile di ricchezza per i torresi. E' un mercato enorme, perché, a quanto pare, in Giappone il cammeo viene considerato come un portafortuna per quando nascono i bambini. Poi i giapponesi sono tanti, quindi basta fare un po' di conti... Ogni anno l'Ice italiano, l'Istituto del commercio estero, organizza lì una fiera, a cui partecipano tutti i poli italiani, quindi Vicenza, Valenza, Arezzo e Torre del Greco, e Torre del Greco da sola occupa i tre quarti di questi stand. Qua invece non vedi niente, né insegne, né laboratori.
Il cammeo di media o bassa qualità viene smerciato in Italia, in Europa, e un po' in America. Il livello è quello della bigiotteria. Il cammeo di bassa e media qualità è quello con la testina della donna con i ricciolini, neoclassico. Il cammeo che va in Giappone, invece, è totalmente diverso: è un cammeo scuro, molto più bello, con soggetti diversi, delle opere meravigliose. Molto spesso vi sono incise duplicazioni di opere d'arte, di Michelangelo, alcuni addirittura hanno riprodotto la Divina Commedia. Quindi, dal punto di vista dell'apporto tecnico, la lavorazione dei cammei è un processo lavorativo abbastanza semplice, si può fare su un tavolino. Ma a questo si aggiunge tutta l'abilità e l'estro dell'incisore. E questa è una grande risorsa che qui si acquisisce imparando in casa, fin da bambini. Le chiamano "conze", i pezzettini di conchiglia che poi si buttano e qui spesso vengono regalati ai i bambini che li lavorano, così si divertono e intanto imparano.

Quindi c'è anche una tradizione familiare alla base...
In effetti ci sono aziende di prestigio, anche a livello nazionale, che hanno delle grandi risorse interne alla famiglia, e di conseguenza anche interne all'azienda. E queste sono proprio delle dinastie, iniziate intorno al 1800 con membri di una stessa famiglia che, di generazione in generazione, si sono succeduti nell'amministrazione dell'azienda.
Comunque, oltre alle dinastie imprenditrici, anche gli incisori trasmettono il mestiere di padre in figlio. Alcuni di questi giovani, in genere quelli più quotati, se hanno intenzioni serie, vanno all'Istituto d'Arte. Tra quelli bravi, poi, ci sono ragazzi di 26-27 anni, che sono già andati in Giappone due o tre volte, proprio mandati dai loro datori di lavoro, e che sono tornati con grandi soddisfazioni per i riconoscimenti ricevuti. Là infatti li considerano alla stregua di artisti: vengono fotografati, addirittura aprono loro tutti i cassettini per vedere se fanno dei trucchi. Ora stanno provando ad imitarli, però non ci riescono, perché i giapponesi sono maestri di alta tecnologia, ma gli incisori sono maestri d'arte.
Altri giovani invece svolgono quest'attività soltanto per arrotondare, per pagarsi, per esempio, una vacanza d'estate. Quelli ovviamente producono cammei di qualità più bassa. Comunque, volendo, c'è sempre da lavorare, qui è difficile che qualcuno non trovi lavoro.
Il giro d'affari, per quel che riguarda cammei, coralli e oro, messi insieme, si aggira sui 1.000 miliardi, anche se le stime ufficiali parlano di 300 miliardi. In tutte queste cifre in genere il rapporto è di 1 a 3. Un incisore può guadagnare anche 40 milioni al mese. Certo, questo riguarda casi limite, comunque in generale gli incisori vivono abbastanza bene. Ci sono quelli che guadagnano perché fanno un prodotto di qualità, e allora un cammeo può portare anche 2 o 3 milioni da solo, altri invece lavorano sulla quantità riuscendo a produrre un pezzo in pochissimo tempo. Comunque a Torre del Greco non si vedono grandi segni esteriori di ricchezza, giusto qualche villa. Questo è un po' il costume qui: la ricchezza, chi ce l'ha veramente non la ostenta, perché ha paura; paradossalmente la ostenta chi non ce l'ha. C'è chi va in giro in 127, in 500, e poi ha la Jaguar parcheggiata in via Montenapoleone a Milano, o chi ha il bunker o ancora il museo privato.

Dove nasce questo rapporto privilegiato col Giappone?
Quello giapponese è un mercato che si è imposto solo dopo la seconda guerra mondiale. Mentre il cammeo è un gioiello importante, famoso in Europa e in America già nell'Ottocento. La successiva rivalutazione di questo oggetto risale alla presenza dei marines in Italia, durante la seconda guerra mondiale. Quando arrivano a Torre del Greco, vengono loro offerti i cammei dentro dei cartoni, gli incisori infatti cercano di riprendere a vivere vendendo questi cammei. I marines portano poi questi oggetti in America, dove i giapponesi incominciano a vederli e a richiederli. Però, come dicevo, quando i giapponesi entrano nel mercato, chiedono cammei più belli e più elaborati, costringendo gli incisori ad ingegnarsi, a cercare la conchiglia migliore... Attualmente viene esportato in Giappone circa l'80%, ma questo accade già da 30-40 anni. Quando, negli anni Ottanta, il made in Italy ha registrato uno sviluppo esplosivo, Torre del Greco andava in Giappone già da 20 anni. Il Giappone, tra l'altro, è un mercato notoriamente ostico, difficile da penetrare, loro però sono riusciti a conquistarlo.
Adesso, l'unica cosa che può invertire l'andamento è che il Giappone dica che non li vuole più. Ricordo che diversi anni fa, in seguito ad una scossa di terremoto, in Giappone gran parte dei cammei, essendo fatti di conchiglie, si ruppero. Torre del Greco festeggiò questo evento perché voleva dire che ci sarebbe stata un'impennata della domanda.