GENERALITÀ SULLA
FUSIONE
Nella fonderia si utilizza
la proprietà dei metalli e delle loro leghe di essere liquidi al di sopra
di una certa temperatura.
Essi vengono perciò fusi in forni appropriati secondo la loro qualità e quantità
e poi vengono versati nelle cosiddette forme, i cui spazi vuoti, che vengono
poi riempiti dal metallo, hanno la figura, salvo modificazioni che vedremo,
del pezzo che si vuoi fabbricare.
Le forme in generale si ottengono costipando della terra intorno a un oggetto
di legno, che ha la figura del vuoto che si vuol riempire di metallo, e
che si chiama modello.
Le forme, in generale, sono fatte di vari pezzi affinchè si possano aprire
per estrarre il modello e richiudere per versare il metallo fuso.
La forma ha esattamente col suo vuoto la figura del modello, ma questo non
ha esattamente la figura del pezzo che in definitiva si vuol costruire,
perché in generale il pezzo fuso, specialmente se si tratta di organi di
macchina, deve essere lavorato a freddo con le macchine utensili nelle parti
che richiedono molta esattezza, non potendo il pezzo fuso soddisfare senz'altro
a questa esigenza della meccanica.
Si richiedono perciò sul getto, nelle parti soggette a lavorazione, un eccesso
di materiale per essere sicuri che colla lavorazione si raggiungano esattamente
le quote stabilite dal disegno.
Questo eccessodi materiale si chiama soprametallo, e varia secondo i casi
da 0,5 a10 mm. di spessore dai piccoli ai grandi getti.
Ritiro - Per un'altra ragione di grande importanza oltre la suddetta
il modello, e quindi la forma, non può avere esattamente la figura e le
dimensioni del pezzo fuso.
Benché alcuni metalli,come la ghisa, all' atto di solidificare si ingrossino,
tuttavia a causa del raffreddamento, dalla temperatura di fusione a quella
dell' ambiente, tutti si contraggono, cioè tutte le dimensioni lineari e
conseguentemente superficiali e volumetriche, si impiccoliscono dando luogo
al cosiddetto fenomeno del ritiro, che è sempre più marcato dell'eventuale
ingrossamento avutosi all'atto della solidificazione.
Il fenomeno della contrazione per effetto del raffreddamento è comune
a tutti i corpi non solo ai metalli: è il fenomeno inverso dell'allungamento
per effetto del riscaldamento.
In conclusione il pezzo fuso è più piccolo del suo modello e della sua forma.
Chiamasi coefficiente di contrazione la quantità di cui si accorcia una
lunghezza riferita alla lunghezza finale.
Questo coefficiente per la ghise è circa l'uno per cento, per il bronzo
è circa 0,8%, per l'ottone circa 1,5%; per l'alluminio e le sue leghe circa
il 4%.
Ciò praticamente significa che se vogliamo una barra di ghisa lunga un metro,
il suo modello deve essere lungo 101 cm., la stessa proporzione si applica
evidentemente alle dimensioni lineari della sua sezione.
In conseguenza il modellista deve provvedere al ritiro, aumentando convenientemente
le dimensioni del modello; siccome però egli ha sul disegno le quote del
getto, per risparmiarsi di dover per tutte le quote fare le dovute correzioni,
egli fa uso di un metro speciale per ogni metallo: così per la ghisa egli
ha un metro che è lungo 101 cm. ed è diviso in 100 parti eguali come se
fosse un metro esatto, e quindi tutte le quote portate sul legno con questo
metro vengono automaticamente e proporzionalmente aumentate dell' 1%. Il
coefficiente di contrazione volumetrica é tre volte il coefficiente di contrazione
lineare, come si vede facendo il cubo di essa: così il cubo che ha il lato
di m. 1,01 ha il volume presso a poco di m3 1,03.
Succhiature. - Se il ritiro non causasse che semplicemente l'impiccolimento
del getto rispetto al modello, sarebbe facile, come abbiamo visto,
provvedere, ma purtroppo esso è causa di gravi inconvenienti nella fusione.
Osserviamo che il raffreddamento graduale e quindi anche la solidificazione,
di un getto non avviene egualmente e contemporaneamente in tutte le sue
parti: le zone più esterne e quelle più sottili si raffreddano più rapidamente
di quelle più interne e di quelle più grosse rispettivamente; conseguentemente
le parti più esterne e più sottili si contraggono e solidificano prima
delle altre.
Come conseguenza del ritiro si ha in questi casi che le parti più sottili
e più esterne contraendosi, mentre le parti più grosse e più calde sono
ancora liquide, succhiano materiale liquido da queste, le quali, solidificando
per ultime e non avendo materiale liquido da succhiare si contraggono su
se stesse dando luogo o a degli avvallamenti sulla superfice esterna, oppure,
se questa è già solidificata, a delle camere vuote nella massa interna col
conseguente deprezzamento del getto.
Cosi nel caso di un tubo, fig. 10, con pareti piuttosto sottili e con unaflangia
piuttosto grossa, si ha che il tubo, solidicandosi prima della flangia
succhia da questa ancora liquida, per modo che quando la flangia solidifica
si ha, come a destra, un avvallamento della facciasuperiore della flangia,
oppure, come a sinistra, una camera nel suospessore. Queste deformazioni
superficiali che danno al getto un brutto aspetto e queste camere che lo
indeboliscono si chiamano succhiature.
Materozze - Soffiature.
- Per evitare le succhiature che come abbiamo detto dipendono dal raffreddamento
e dal ritiro non contemporanei nelle varie parti, si hanno vari mezzi.
Si cerca di scoprire le parti che tendono a raffreddarsi più lentamente
e renderlo contemporaneo a quello delle altre parti.
Se la parte, dove si prevede che possano formarsi le succhiature, è accessibile
dallo esterno, si agita la massa liquida con un bastone di ferro invitando
cosi le succhiature a venire a galla, essendo sempre più facile a rimediare
quando esse sono esterne che interne.
Questa operazione si chiama pompatura del getto, e riesce particolarmente
utile nella fusione di lingotti di acciaio, che sono tronchi di piramidi
colati in forme speciali di ghisa, dette lingottiere, fig. 17, che abbiamo
viste nella descrizione del forno Martin ; a causa del ritiro si forma nella parte
superiore del lingotto il cosiddetto cono di risucchio C- la parte del lingotto
dove trovasi il cono di risucchio è generalmente cosi cattiva che è inutilizzabile,
e spesso è quasi un terzo di tuttal'altezza del lingotto.
Si riesce a diminuire l'altezza del risucchio precisamente con la pompatura.
Più comunemente si ricorre alle cosiddette materozze, che sono masse di
metallo che si fanno venire di proposito sopra il pezzo fuso nelle parti
dove si temono le succhiature ; queste si producono allora nelle materozze,
che alla fine vengono tagliate dal pezzo.
Cosi nel caso del tubo con flangia, si fa questa molto più alta e l'eccesso
viene poi tagliato, oppure nel caso della ruota dentata da fresare rappresentata
in fig. 18, il disco A che è più sottile succhia dalla corona B
e dal mozzo C e questi succhiano rispettivamente dalla materozza a corona
D e dalla materozza E Nelle materozze si raccolgono anche
elementi di scoria trascinati dal metallo fuso e gas che da questo si sviluppano
all'atto della solidificazione, che altrimenti rimarrebbero imprigionati
nella massa del pezzo dando luogo alle cosiddette soffiature, che si presentano
comele succhiature con camere interne, con la differenza che le prime sono
piene di gas e le seconde sono vuote.
Tensioni - deformazioni - rotture.
- II ritiro non simultaneo che avviene nelle varie parti del pezzo, dovuto
alla differente velocità di raffreddamento delle stesse parti, dovuta a
sua volta ai vari spessori del pezzo e alla differente loro posizione è
causa di un altro grave inconveniente oltre le succhiature.
Evidentemente le parti che si raffreddano e si contraggono prima esercitano
sulle parti che si raffreddano e si contraggono dopo, una forza nel senso in
cui la loro contrazione avviene: in questo primo momento le parti ancora
molto calde, ed eventualmente ancora fuse, cedono facilmente a queste forze.
In un secondo tempo si contraggono le parti che si raffreddano dopo e anche
queste esercitano una forza diretta nel senso della loro contrazione sulle
altre parti; ma queste sono già fredde e rigide, cedono difficilmente e
allora nascono delle tensioni tra quelle che si contraggono e quelle già
contratte.
Nascono così tensioni considerevoli da portare a deformazioni notevoli e
anche a rotture.
Il getto di un banco di tornio, rappresentato in fig. 19, è fuso capolvolto
rispetto alle posizione rappresentata in figura, per avere nella parte lavorata,
che è quella delle guide, uria qualità di ghisa migliore, perché la scoria
e le soffiature si raccol- gono nella parte superiore e perché questa esercitando
una pres- sione su quella, la rende più compatta.
La parte che si solidifica e si contrae prima è la parte più sottile:
in questo primo periodo la parte più grossa, essendo calda e liquida,
cede, accorciandosi anch' essa: nel secondo periodo si accorcia la parte
più grossa, ma essendo la parte sottile solida e rigida si ha un incurvamento di
tutto il pezzo com'è rappresentato in figura.
Un getto di ghisa non è possibile raddrizzarlo, perché si va incontro a
spezzarlo e allora piallando le guide del getto incurvato si corre il rischio
di as- sottigliarlo troppo agli estremi e il getto corre pericolo di essere
inutilizzabile. In questo caso si può provvedere facendo il modello incurvato
in senso contrario; allora si può ottenere che il getto riesca diritto.
Nel caso di un tubo con flangia può avvenire che tra la flangia, che per
il suo grosso spessore solidifica e si contrae dopo, e il tubo che è solidificato
prima, si generino forze concentriche, rappresentate con freccia in fig.
20 a sinistra, che possono lesionare e anche staccare la flangia dal tubo.
Si evita questo pericolo, cercando di far avvenire il raffreddamento contemporaneamente,
si scopre perciò la flangia quand'è ancora molto calda, o si da ad essa,
come è indicato in fig. 20 a destra, uno spessore minore, evitando così
anche le succhiature, e al tubo in prossimità della flangia uno spessore
maggiore, e soprattutto si evitano gli spigoli vivi, con un raccordo a
largo raggio, rinforzando così la parte soggetta a rottura e facendo così
avvenire un raffreddamento più che è possibile simultaneo o più graduale
da una sezione all' altra.
Nel caso di una puleggia, fig. 21, si raffreddano e si contraggono prima
la corona e le razze : in questo primo momento il mozzo, che ha spessori
maggiori delle parti precedenti è ancora molto caldo ed eventualmente liquido
e perciò cede.
Al momento della contrazione del mozzo questo esercita sulle razze forze
dirette verso ilcentro le quali possono portare alla rottura delle razze
o dellacorona, essendo già queste molto più fredde e molto più rigide.
Si evitano queste rotture facendo le razze a forma di C o diS come
si vede nella stessa figura a destra e a sinistra; le razze diventano così
più cedevoli, oppure si cerca di accelerare il raffreddamento del mozzo,
scoprendolo, oppure sostituendo al pezzo di terra che tiene il posto del
foro e che si chiama anima, come vedremo, una barra di ferro rivestita di
un leggiero strato di argilla: la barra di ferro disperde facilmente il
calore del mozzo accelerando il suo raffreddamento.
Un'altra buona norma di costruzione è quella di fare il mozzo scavato
come in e internamente : si risparmia così nella tornitura e
si diminuisce lo spessore del mozzo al centro dove a causa dell'attacco
delle razze ha il massimo spessore.
Nel caso di un volano, rappresentato in fig. 22, essendo la corona e il
mozzo molto grossi rispetto alle razze e tra di loro presso a poco dello
stesso spessore, avviene che il mozzo e la corona si contraggono contemporaneamente
quando le razze sono già rigide.
Intanto però se il volano è di ghisa, e se la circonferenza interna della
corona è di 2 m. si contrarrà di 20 mm. mentre se il diametro esterno
del mozzo è di 300 mm. si contrarrà di 3 mm.
Le razze si troveranno così a essere compresse, perché il capo di esse a
contatto dell' interno della corona tenderà ad avvicinarsi al centro di
10 mm. e il capo attaccato al mozzo si sposterà verso il centro di 1,5
mm., nascerà così nella razza una compressione che tende ad accorciare
la sua lunghezza di 10 - 1,5 = 8,5 mm. ; la razza così si romperà certamente.
Per fortuna però nella pratica le cose non stanno nei termini supposti,
che cioè le razze siano completamente fredde, mentre la corona e il mozzo
sono completamente caldi ; tuttavia, anche molto ridotti i termini supposti
ci danno un'idea del grave pericolo di rottura che si corre.
Ad evitare questo si può applicare, oltre le precauzioni usate per i pezzi
precedenti, un provvedimento molto efficace che consiste nel fare il mozzo
diviso in tanti pezzi, quante sono le razze ; per rinforzare poi il mozzo
lo si cerchia nella lavorazione a freddo con due anelli di acciaio fucinato
messi a caldo, com'è indicato in figura.
Allo scopo di accelerare il raffreddamento delle parti più lente a raffreddarsi
si usa di far venire il metallo liquido a contatto con piastre di ferro,
rivestite di un leggero strato di argilla perché non si attacchino al getto,
come si vede nella fig. 22 in d: queste due piastre anulari occupano col
loro volume quello di una parte di terra, ed essendo più conduttrici del
calore di questa, assorbono subito molto calore dalle pareti del pezzo
con cui sono quasi a contatto.
Questa disposizione è analoga a quella che abbiamo vista per la puleggia
in cui al posto dell'anima di terra, necessaria perfar nascere il foro,
si mette una barra di acciaio rivestita di un leggiero strato di argilla.
Ricottura
- II pezzo fuso appena estratto dalla staffa, anchese sano, nasconde internamente
sempre delle tensioni per quelle ragioni che abbiamo detto. E' quindi
necessario eliminare queste tensioni interne che possono da un momento all'
altro, appena il pezzo incomincia a essere caricato quand'è messo in esercizio,
produrre la rottura, giacché le forze esterne, sommandosi a quelle interne
possono essere capaci di produrre rottura, anche se isolatamente non lo
sono. Per distruggere le tensioni interne bisogna ricorrere alla ricottura,
che, come abbiamo detto nel cenno fatto dei trattamenti termici, consiste
nel riscaldare al rosso ciliegia, circa 800°, e far raffreddare lentamente
e uniformemente. Il pezzo caldo perde le tensioni interne, perché queste
si esauriscono, a causa della libertà di movimento che acquistano le varie
parti essendo calde ; col raffreddamento lento e uniforme non possono riprodursi
le tensioni interne che come abbiamo visto sono le conseguenze del raffreddamento
non uniforme. Il raffreddamento deve essere tanto più lento quanto più
il pezzo contiene forti spessori e differenze di spessore ; perché il raffreddamento
sia lento, quando il pezzo è ben riscaldato, si chiude ermeticamente il
forno e il raffreddamento si fa avvenire in parecchi giorni che raggiungono
alle volte oltre una settimana. Il getto a causa di questa operazione
viene a costare un pò di più, ma questo trattamento risparmia una grande
quantità di sorprese spiacevoli, quando il pezzo è in esercizio.