forgiare
La
logica della forgiatura è semplice. Il metallo viene schiacciato tra la
testa del martello e l'incudine, questa compressione fa cambiare la forma
(modifica la configurazione tridimensionale) del pezzo. Peso e dimensioni
del martello sono proporzionati alle dimensioni del pezzo in lavorazione.
Il martello più frequentemente usato
per forgiare ha bocca tonda (o quadrata con gli angoli smussati) leggermente
convessa e la penna trasversale all'asse del manico. Quando usiamo il martello,
se è la bocca che cade sul metallo, l'allungamento sarà indifferentemente
in tutte le direzioni; se è la penna a scendere sul metallo, l'allungamento
si produrrà al di qua e di là dalla penna, nel senso dell'asse del manico.
Per rastremare una barretta (tondino
o quadrello) si lavora con la penna ortogonale all'asse della barretta per
allungarla e assottigliarla uniformemente su quattro facce. Conviene battere
prima una faccia e poi quella opposta, in seguito vanno battute una dopo
l'altra le due facce che finora erano di lato, e così via. Bisogna cercare
di mantenere quadrata la sezione della barretta, se tende a diventare a
losanga, bisogna riportare la sezione a tonda, poi a quadrata e infine riprendere
a rastremare.
La forgiatura a caldo si usa in sostanza
per l'acciaio, che portato al calore rosso diventa malleabile. Un vantaggio
della forgiatura a caldo è la possibilità di riscaldare selettivamente un
punto rispetto al resto dell'oggetto da forgiare di modo che in quel punto
il metallo, reso più tenero dal calore, manifesti gli effetti dei colpi
di martello. Ad esempio è possibile rifollare, cioè scaldare una barra di
ferro o acciaio in un punto determinato della sua lunghezza e poi batterla
lungo il suo asse per farla ingrossare nel punto scaldato.
La
forgiatura a freddo presenta poche differenze rispetto alla forgiatura a
caldo: le martellate sul metallo che si sta forgiando producono in entrambe
i casi lo stesso effetto, più o meno marcato secondo la malleabilità del
metallo e il suo stato d'incrudimento (della sua temperatura, se lo si forgia
a caldo).
I trattamenti termici
Fondamentalmente sono due, ricottura e tempera.
Un metallo malleabile s'incrudisce durante la forgiatura a freddo, così,
insistendo a martellare un pezzo oltre un certo punto si produrranno crepe
e rotture. E' necessario ammorbidire il metallo, bisogna
ricuocerlo cioè scaldarlo fino al rosso e poi lasciarlo raffreddare.
I metalli puri, ferro compreso, e molte leghe possono essere raffreddati
all'aria o in acqua e il risultato non varia di molto: il metallo si intenerisce.
E' quella che si chiama tempera
negativa. Certe leghe (come l'acciaio, che è una lega di ferro e carbonio)
invece, quando vengono raffreddate velocemente si induriscono, subiscono
cioè la tempera.
Conviene ricuocere prima di provocare fratture continuando a martellare.
Ogni metallo rivela al martello le sue caratteristiche e con l'esperienza
è facile capire il punto da non superare: si deve pensare a ricuocere
quando il metallo cede di meno e il martello rimbalza più volentieri,
quando il suono della martellata è meno sordo.
La forgiatura a freddo si adotta per
ferro, rame, ottone, oro, argento, alluminio.
Il ferro dolce, è molto malleabile, piccoli oggetti di ferro dolce si possono
lavorare a freddo, ricuocendo spesso e facendo raffreddare in aria; plasmabile
a caldo, è il metallo classico del fabbro, il ferro battuto ha buona resistenza
anche alla corrosione.
rame, facile da lavorare, è poco elastico, a volte troppo tenero, prende
un buon lucido ma si appanna e scurisce col passare del tempo. Il rame si
può forgiare anche al calore rosso, in quello stato è tenero come burro.
ottone, si lavora bene, è robusto ed elastico, prende buon lucido ma
lo perde col tempo.
oro, puro non si usa quasi mai, ha un colore splendido ed è molto tenero;
l'oro giallo a 18 Kt (750 millesimi) è un buon compromesso tra resistenza
e malleabilità, il 18 Kt tendente al verde (Ag>Cu nei 6 KT di lega) è
più tenero, meno elastico e meno lucidabile, il 18 Kt tendente al rosso
(Cu>Ag) è più duro e difficile da lavorare a martello, è più elastico
e si lucida benissimo.
argento, il puro è tenero, poco resistente e facilmente scalfibile;
l'Ag 925 è malleabile e cesellabile in filo e lastra, incrudito è abbastanza
resistente; l'Ag 800 è più duro e resistente, più elastico. L'argento è
molto lucidabile ma col tempo diventa opaco e scurisce, specialmente nell'atmosfera
delle città.
alluminio (tenero, leggerissimo, poco resistente ed elastico, si lucida
male, non richiede in pratica ricottura, ottimo per sperimentare).
piombo, stagno e peltro (lega a base stagno sempre meno
usata) possono essere forgiati, ma capita raramente.
La forgiatura a caldo si adotta per
gli acciai, e anche per il rame che al color rosso diventa tenero come il
piombo.
acciaio al carbonio: elastico, ha una buona durezza superficiale, tiene
molto bene taglio, si forgia solo a caldo.
ferro acciaioso: con basso contenuto di carbonio, a freddo accetta solo
piccole deformazioni.
Alcune leghe (per esempio ottone e Ag 800) sono fragili a caldo, ma non
al rosso.
