il banco

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Il progetto riguarda un "banco da orafo", un banco per la lavorazione di oggetti di metallo (ma anche di legno o altri materiali) di dimensioni contenute. Il banco da orefice è il posto da lavoro più adatto per lavori di modellismo, occhialeria, piccola argenteria, bigiotteria e lavori di fino in genere. Al suo interno ha spazio per tutti gli attrezzi necessari: lime, seghetto, martello, bulini, pinze, trapano, ecc. Il piano di lavoro è fatto in modo da lasciare molto spazio attorno all'appoggio (che si chiama “stocco”, vedi sotto) per il pezzo che si sta lavorando, il che permette di usare il seghetto senza incontrare ostacoli e lavorare di lima muovendola in ogni direzione, mentre l’altra mano tiene il pezzo e può muoverlo e ruotarlo senza impedimenti. Il banco classico permette di lavorare a schiena dritta e permette di appoggiare i gomiti sul piano di lavoro che ha, nel lato dove si lavora, una rientranza approssimativamente semicircolare con un raggio di circa 25 cm. Sedendo su uno sgabello alto sui 40 cm, con i gomiti appoggiati sulle estremità della rientranza, ci si trova con le mani sullo stocco. Il banco moderno generalmente non è più costruito in modo da poter appoggiare i gomiti, perché manca la rientranza frontale del piano. Alcuni orafi hanno ripristinato questa possibilità fissando un listello sotto il piano di lavoro, sporgente abbastanza da poterci appoggiare il gomito e tenere così la mano più ferma. Il piano di lavoro del banco è a 90/100 cm di altezza da terra.
Lo stocco sporge dal centro della rientranza verso lo sterno di chi siede, è un cuneo rettangolare di legno duro ed è su questo che avvengono le lavorazioni vere e proprie. Lo stocco offre un ripiano di lavoro orizzontale lungo circa 10 cm e largo circa 7 cm, adatto a lavorare di seghetto; può venire estratto, rovesciato e reinserito in modo da presentare l'altro ripiano che invece di essere orizzontale è inclinato ed è perciò più adatto a lavorare di lima.. Lo stocco è inserito ad incastro, ma può anche essere fissato al piano con un morsetto, come nella foto afianco. Lo stocco si usa per scontrare il seghetto quando si cambia lama, il manico del seghetto poggia sullo sterno mentre l’altra estremità è contro lo stocco: spingendo leggermente col torso si provoca un incurvamento del dorso del seghetto, si serra la lama e si tira indietro il torso, il dorso del seghetto per elasticità tenderà a raddrizzarsi e così la lama sarà tirata, pizzicandola come una corda di chitarra produce un suono di altezza riconoscibile che conferma la sua corretta tensione. Per il lavoro di seghetto spesso si fa ricorso a uno stocco apposito. Ha uno spessore costante ed é più sottile dello stocco normale, sulla superficie è tagliata una forma a chiave che facilita molto il supporto del pezzo da segare. Il piano di lavoro, da cui sporge lo stocco, più che altro serve per appoggiarci vari attrezzi, come lame di seghetto, fresette, le vaschette con l'acido solforico e con l'acqua (meglio se queste hanno sotto un vassoio per contenere eventuali sgocciolii di liquido), la boraciera, gli oggetti in lavorazione ecc. Può essere rivestito di formica ma molti preferiscono che sia di legno massello o di multistrato. Questo piano ha una larghezza di circa 80 cm, una profondità di circa 50 cm ed è bene che abbia uno spessore di circa 4 cm in modo da poterci ricavare la sede per lo stocco e da avere abbastanza robustezza e rigidità per tenere botta a leggeri colpi di martello.
banco orafo Conviene avere un bordo di legno alto 5 o 10 cm attorno a tre lati del piano di lavoro, meno quello con lo stocco. I bordi servono ad impedire la caduta degli oggetti. Nel lato con lo stocco, ai due lati della rientranza semicircolare si fissano dei bordini non più alti di 0,5 cm, preferibilmente arrotondati, impediscono la caduta di piccoli oggetti, fresette ecc. ma lasciano appoggiare i gomiti.  Questi bordini possono proseguire perimetrando la rientranza fino allo stocco ma non è molto importante. Una trentina di centimetri sotto il piano di lavoro, ne troviamo un altro, scorrevole o estraibile, si chiama cassetto e serve per la raccolta della limaglia e il recupero dei piccoli pezzi che sfuggono di mano durante il lavoro. Il cassetto serve anche da appoggio per attrezzi come lime, martelli, mattonella per saldare ecc. È bene che sia rivestito di zinco o ancor meglio di rame perché eventuali pezzi incandescenti, che potrebbero cadere durante operazioni di ricottura o di saldatura, non facciano danni. Se si lavora un metallo prezioso, ogni tanto si tolgono gli attrezzi dal cassetto e si recupera la limaglia che poi sarà purificata e rifusa. Una volta, al posto del cassetto per raccogliere la limaglia, si usava una pelle animale fissata a conca sotto il piano di lavoro; alcuni usavano un grembiule agganciato da una parte sotto il piano e dall’altra alla vita del lavorante: a volte ci si dimenticava di essere legati e alzandosi si combinavano guai. Il cassetto può anche essere un coperchio di cucina a gas di ferro smaltato usato capovolto, è facile trovarne uno in discarica o dallo sfasciacarrozze, ancora in buone condizioni e della misura adatta. Anzi conviene prima procurarsi un coperchio delle misure più o meno corrette e poi attorno a questo costruire il resto del banco. Anche se la struttura fondamentale è costante, col passare del tempo il banco ha subito un’evoluzione, oggi ha molto più spazio e ripiani per contenere utensili: abbiamo molti più attrezzi che in passato. Per chi lavora molto e ha un gran numero di attrezzi ed oggetti, è utile avere un ulteriore ripiano fra il piano di lavoro e il cassetto, questo ripiano d’appoggio è un po' meno profondo e ha una rientranza un po' più grande rispetto al piano di lavoro per permettere che limaglia e altro non vengano intercettati e cadano direttamente nel cassetto.
I professionisti tengono sul banco anche due aiuti fondamentali: il cannello a gas e il micromotore per forare, fresare ecc. Se non si devono fare grandi saldature basta avere un piccolo cannello a microfiamma e un cannello un po’ più grande magari con bombolette camping gaz, già complete di impugnatura e accendifiamma piezoelettrico. Un motorino da modellisti con mandrino adatto alle fresette da 2,35 mm, che sono le più ben fornite di varietà di forme, può sostituire validamente apparecchi professionali molto più costosi. Il posto di lavoro deve essere ben illuminato, conviene sistemare il banco se possibile di fronte ad una finestra per sfruttare quando possibile la luce del giorno. Il tipo di illuminazione artificiale da usare sopra lo stocco più adatto è quello fornito da una lampada al neon, una potenza di 15 o 20 W è più che sufficiente, meglio se è del tipo "luce diurna" perché non falsa i colori. La lampada al neon ha il vantaggio di emettere una luce diffusa che provoca meno ombre rispetto ad una lampada a incandescenza, che ha un’emissione luminosa praticamente puntiforme e quindi genera ombre nette. Se si usano lampade ad incandescenza conviene che siano azzurrate (sempre per avere un colore della luce vicino a quello solare) e che abbiano una potenza di 60 o 75W. In ogni caso conviene che la lampada sia a bracci snodabili di modo che possa essere tenuta a 20/30 cm ad illuminare bene lo stocco senza che la luce batta negli occhi di chi lavora e che possa essere alzata con un semplice movimento quand'è necessario, per esempio quando si salda. Prima dell’illuminazione elettrica si usava una candela a sinistra nel lato del banco opposto a quello dove si lavora, fra candela e stocco si sistemava una palla di vetro piena d’acqua su un sostegno. Più grande era la palla, maggiore la quantità di luce che faceva convergere sullo stocco, e naturalmente maggiori i danni quando capitava di rovesciarla. Si usano banchi doppi (affiancati oppure uno di fronte all’altro) in piccoli laboratori e banchi a più posti in laboratori con molti lavoranti, hanno il vantaggio di permettere la condivisione di attrezzi e materiali e lo svantaggio di trasmettere le vibrazioni e i colpi anche al posto di lavoro degli altri lavoranti. I banchi orafi che ho visto in India e Nepal sono molto piccoli, somigliano a cubi da 50 o 60 cm di lato, occupano meno spazio e più banchi stanno in una stanza. Si lavora seduti su un cuscino, a gambe incrociate; il banco è così piccolo e leggero che è facile portarlo sotto una finestra o fuori per lavorare all’aria aperta. Neanche il banco nepalese può fare a meno alle due caratteristiche imprescindibili del banco orafo: lo stocco e il cassetto.