la fusione in sabbia alla nepalese

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Recentemente ho avuto un'esperienza di lavoro di parecchie settimane, nel laboratorio di Jughendra Rizal, a Kathmandu, in Nepal. Jughendra lavora per rivenditori, ha ordinazioni da privati, fa mostrine in bronzo per l'esercito, targhette e portachiavi per alberghi. Gran parte del suo lavoro implica la fusione in sabbia.

Lui e i suoi collaboratori fanno le fusioni in sabbia in un piccolo casotto, sul pavimento; usano una fornace di mattoni, carbone di legna, ventola elettrica, crogiolo di grafite.
La sabbia usata viene raccolta sulle sponde di un fiumicello vicino. Appena raccolta è bianca, viene setacciata molto fina e inumidita con una soluzione di zucchero grezzo (sakkar) in acqua; l'acqua da sola non basterebbe perché la loro sabbia è a granelli poco spigolosi e non ha coesione sufficiente (a differenza della sabbia che chiamiamo "terra di Francia", usata in occidente).
Viene impastata con le mani e i piedi, ben bene, in una padella di ferro; se risulta troppo bagnata, la si mette ad asciugare al sole.

Si accende il forno con qualche goccia di kerosene su alcuni pezzi di carbone nel fondo del forno. Si dà poca aria all'inizio, finché i carboni non prendono, allora se ne aggiungono pochi altri sul fondo e, poggiato il crogiolo su questi, se ne mettono ancora fra crogiolo e pareti della fornace, un pezzo o due di carbone vanno dentro il crogiolo, la loro azione riducente rende superfluo l'uso di un fondente.
I rottami d'ottone sono stoviglie, viti e bulloni, flange, rubinetteria, robe del genere. Alcuni rottami sono in lega con lo stagno e si dovrebbero chiamare bronzi, ma la distinzione non è assolutamente rigorosa. Se un pezzo è troppo grande per il crogiolo, lo si scalda in fornace e lo si spezza a martellate su un tasso appositamente affondato nel pavimento di terra, se il pezzo è troppo caldo si piega invece di spezzarsi.

Per medaglie, pendenti e statuine, è più adatta una lega di colore caldo, (quindi più ricco di rame) tenera e cesellabile, invece per stampi e punzoni una lega più bianca e dura è preferibile. Si tira su dal crogiolo un po' di lega fusa, con cucchiaio di ferro a manico lungo, e la si versa in acqua; si controlla il colore, se troppo chiaro per la bisogna, s'agggiunge rame, se troppo scuro, s'usa l'argentana (german silver).

Ci vogliono adesso le due parti della staffa (inferiore con boccole e superiore con perni) e le due tavolette a misura.
Per preparare lo stampo, si riempie di sabbia la parte inferiore della staffa (quella con le boccole), appoggiata su una tavoletta. Si compatta e si spiana la superficie della sabbia con l'altra tavoletta. Si spolvera di talco la superficie piana della sabbia, ci si appoggia il modello da riprodurre a circa tre centimetri dall'imboccatura e lo si imprime nella sabbia, completamente o solo a metà spessore, dipende dal modello. Si spolvera di talco anche la parte affiorante del modello e si ricompone la staffa, infilando i perni della parte superiore nelle boccole di quella inferiore. Si riempie con sabbia ben sciolta e poi si comprime bene la sabbia, si spiana la sua superficie e ci si appoggia sopra l'altra tavoletta.

Ora la staffa viene aperta, con attenzione, per estrarre il modello, che sarà rimasto affogato nella sabbia, in genere nella parte inferiore della staffa. Lo si stacca con qualche colpetto e lo si fa volar fuori senza capovolgere la staffa. Se il modello è grande, la sabbia potrebbe volare con il modello, così si segue un'altra procedura. Si appoggia un dito sul baricentro del modello mentre si capovolge la staffa. Abbassando rapidamente la mano, il modello cade nel palmo e la sabbia resta nella staffa.
La bocca di colata per il metallo si fa con un abile passaggio del pollice per rimuovere la sabbia tra la cima del modello e l'apertura della staffa. La sezione della bocca di colata è oblunga là dove incontra la cima del modello, per renderne più facile la separazione quando il getto è abbastanza freddo da maneggiarlo. Il più delle volte basta piegare avanti e indietro la biocca di colata tenendo fermo il getto perché si spezzi al punto giusto.
Ambedue le metà sono controllate per eventuali imperfezioni, poi si ricompone la staffa e la si tiene in mano durante il getto. Se la staffa è grande, la si tiene appoggiata contro i mattoni esterni dei forno con una verga del ferro.

Quando il metallo è fuso, si tolgono con le tenaglie i carboni da dentro il crogiolo, carboni più piccoli e cenere vengono soffiati fuori con un tubo. Un pezzetto di alluminio viene gettato nell'ottone fuso giusto prima di colare, ha un'azione riducente.
Il cucchiaio del ferro è immerso nell'ottone fuso e tirato su con la quantità di metallo necessaria per una colata.
Si cola lentamente, pochi secondi dopo la colata, si inclina la staffa per recuperare il metallo che non si è ancora solidificato nella bocca di colata, e lo si riversa nel crogiolo Il cucchiaio del ferro è posato sui tizzoni per tenerlo caldo, si apre la staffa e si rimuovono getto e sabbia circostante. Più tardi la sabbia bruciata è asciugata completamente e poi battuta e setacciata attraverso una stoffa. A contatto con il metallo fuso la sabbia ha cambiato colore, da bianca è diventata nera; la si aggiunge a sabbia nuova: questa mistura lavora meglio della sabbia nuova da sola.

Generalmente una carica del crogiolo è sufficiente per completare le previste colate. Il crogiolo affonda man mano che i carboni si consumano, lo si rialza a livello e si aggiunge sotto nuovo carbone; si sta attenti a non surriscaldare il metallo.
Se bisogna replicare un modello curvo come un cucchiaio, la sabbia della staffa inferiore è pigiata seguendo le sue elevazioni: la sabbia della parte superiore si adatterà alla superficie ondulata della sabbia della staffa inferiore.

Per gettare statuette cave si usa un'anima d'ottone mobile, la falsa anima sporge nella sabbia più o meno per quanto penetra nel modello. Dopo aver preso l'impressione della statua e dell'anima insieme, si apre la staffa e si estrae la statuetta; l'anima viene scaldata nella fornace e rimpiazzata nella sabbia, si richiude e si cola il metallo.
Se non si scalda l'anima, questa raffredderebbe il metallo che entra ed il getto sarebbe incompleto, inoltre se non l'anima non fosse dilatata, non si restringerebbe raffreddandosi, causando fessure nel getto che si restringe raffreddandosi.

La fusione dell'argento si fa con grande cura, un crogiolo piccolo è ricaricato dopo ciascuna colata, di modo che il nuovo argento fonda mentre si prepara lo stampo successivo. L'argento puro non ha una buona colabilità, così è necessario aggiungere un pezzettino rame, mai più del 5% del peso totale. In questo caso un pizzico di borace è gettato nel crogiolo.