Tutti gli uomini conoscono l'utilità delle cose utili; ma non conoscono l'utilità della futilità.
Chuang Tzu, Il sacro libro di Nan Hua

 

 

Coltellino da un chiodo

CHIODO

Questo è il coltellino finito e passato con carta abrasiva, ma non lucidato. Il grado di finitura potrebbe proseguire con l'uso di carta abrasiva più sottile seguito da una passata alla pulitrice fino a renderlo lucido come un gioiellino.
Il ferro battuto rinuncia a parte del suo fascino se è troppo leccato.

 

Si inizia incurvando la punta del chiodo. La lama ha da essere più sottile dalla parte del taglio e più spessa dalla parte del dorso, quindi si dovrà battere il metallo più da una parte che dall'altra, il lato schiacciato tende ad allungarsi rispetto all'altro e il pezzo si curva, con il lato battuto convesso e il lato del dorso concavo.
Così conviene prima incurvare un poco la lama di modo che battendola all'interno della curva la si raddrizza.

 

CHIODO

Si batte la lama e si vede che si addrizza. La punta del chiodo, quando è schiacciata prende già la forma corretta come punta della lama.

 

Si dà la forma alla lama. Conviene usare un tasso leggermente curvo o il corno dell'incudine perchè bisogna colpire la lama non di piatto, ma più da un lato, come pizzicandola.

 

Si batte la capocchia verticalmente, di taglio. Il diametro della capocchia diminuisce e il suo spessore aumenta, il metallo schiacciato crea un bordo sporgente su entrambe i lati della capocchia.

 

Si batte poi la capocchia tenendola inclinata sull'incudine. Il bordo sporgente viene richiuso all'esterno e contemporaneamente anche il bordo interno si richiude, verso il gambo. Adesso la capocchia è diventata un pomello.

 

Si batte il gambo, lasciando sporgere la capocchia fuori dal bordo dell'incudinetta, lo si schiaccia bene perchè, una volta torto, abbia un buon ingombro.

 

La ricottura. Il metallo reagisce alle martellate incrudendosi, diventando duro. Bisogna renderlo di nuovo tenero per continuare a lavorarlo. Per intenerirlo lo si ricuoce, lo si porta cioè al calor rosso e lo si lascia raffreddare in aria.

 

Si torce il gambo con delle pinze robuste. Bisogna cercare di mantenere in asse il gambo mentre lo si torce, specialmente a fine torsione.

 

Si forma il manico. Adesso si raddrizza e si regolarizza la parte torta. Il gambo del chiodo diventa un manico con un buon grip.

 

Semilavorato. Il lavoro di martello è terminato. Notare i colori: dal nero nel punto in cui la fiamma investiva il gambo al blu e al giallo man mano che ci si allontana da quel punto. I colori possono quindi fornire un'indicazione abbastanza precisa della temperatura raggiunta dal metallo.

 

Una limata al gambo, per rendere più scorrevoli le superfici, più fluenti le linee che delimitano le forme, e alla lama per assottigliare il taglio della lama e fare l'incavo sul dorso dietro la punta.

FINITO!

 


 

Credo di aver imparato a raddrizzare i chiodi prima che a piantarli. Quand'ero bambino i chiodi piegati non si buttavano via ma si riutilizzavano. I chiodi comuni sono di ferro dolce (cioè elemento ferro, non in lega con altre sostanze), e a giudicare da come si comportano sono di ferro buono e omogeneo. Per fare scalpelletti e coltellini di migliore qualità si possono usare chiodi d'acciaio, si forgiano a caldo ma la qualità non è abbastanza buona per farne dei bulini, per esempio. I chiodi di ferro si lavorano a freddo, possono diventare uncinetti, portachiavi ecc. Chiodi lunghi dai 6 ai 10 cm.sono della misura adatta per fare un coltellino. Il ferro non diventa mai duro come l'acciaio, ma i coltellini di ferro sono comunque utili per usi non impegnativi (fare la punta a una matita, sbucciare un arancio, pulirsi le unghie, farsi uno spino, aprire una lettera, tagliare un filo ecc.).