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L'articolo,
a firma di Carla Casalini pubblicato il 29 gennaio scorso e dal quale questa
lettera prende spunto - apre a problematiche non solo politiche, ma sociali
e individuali, tanto "invisibili" quanto essenziali e quotidiane. Nei giudizi,
che Carla Casalini cita (dagli articoli pubblicati sul Corriere della Sera
e sulla stampa Stampa), alligna una cultura non solo classista (i lavori abbietti),
e cioè giudicante e denigratoria verso l'esterno, ma anche castrante rispetto
a se stessi e inconsapevole nei confronti del futuro dela società. Quei giudizi,
che si accaniscono pietosamente verso chi "pulisce i cessi", mostrano con
chiarezza due dei problemi con cui noi educatori ci troviamo a combattere
quotidianamente: la cultura del corpo negato; la logica lineare di sviluppo,
che crea "il rifiuto".
La cultura del corpo negato affligge tutto il nostro sistema scolastico
e molta della nostra realtà quotidiana. E grazie ad essa che il bambino piccolo,
da orgoglioso esternatore di cacche e pipì (quanti complimenti riceve per
il suo corretto funzionamento!), diviene nel giro di poco tempo un vergognoso
produttore di escrementi, e gestore di escrementi viene considerato chi gli
sta accanto (chi lavora nell'asilo nido sa di cosa parlo).
Nella ricerca di senso che il bambino compie, la negazione del
corpo, delle sue funzioni, dei suoi piaceri è uno dei primi, devastanti, ostacoli;
nella nostra cultura, produttivistica fino all'autodistruzione, il corpo,
come la natura, non si conosce, si usa. È qui che entra in gioco la logica
lineare, che crea il rifiuto, lo scarto, ciò che non serve o non si sa (più
o ancora) come utilizzare. Ma il rifiuto di oggi è qualcosa che ieri, o un
attimo fa, era indispensabile per ottenere lo scopo (anche l'opera tecnologica
più avanzata, il razzo vettore dello Shuttle, diviene rifiuto, deve divenire
rifiuto perché l'impresa si compia); i rifiuti quindi non sono sempre tali;
rifiuti non si nasce, si diventa. Perché si è rifiuti solo relativamente a
un progetto, a un processo e quindi a un'ottica, a un punto di vista e nella
stessa maniera si diventa risorsa, cambiamento o, semplicemente allargando
l'ottica con la quale si guarda il mondo, il sistema di riferimento.
Due brevi riflessioni, per evidenziare le conseguenze dolorose,
quotidiane, di un'accettazione passiva e inconsapevole di una logica (cattolica?,
borghese?) che con le sue promesse di purezza e progresso ci condanna al rifiuto
e al disprezzo delle nostre stesse funzioni vitali. Consigliati per l'"illuminazione":
la Ballata del corpo sciolto di Benigni, il film Romuald eJuliette
e il motto: "La merda per la mosca è la classica manna dal cielo" (Anonimo).
Claudio Tosi Roma, lettera a Il manifesto
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