Computer a scuola?
Clifford Stoll Confessioni di un eretico high-tech Garzanti
recensione sul sole 24 ore 14-04-2002


Sul fenomeno dell'informatica, e in particolare sulla diffusione del computer ovunque, e soprattutto nelle scuole (per certi aspetti in modo sistematico e indiscriminato), si sono accese numerose discussioni, spesso di carattere estremistico, sia da parte dei difensori, sia da parte degli avversari.
Ma mai ci si è trovati di fronte a un attacco in grande stile alla cultura creata dal computer, e contro le promesse dei cosiddetti "sacerdoti dell'informatica", messo in atto non da un estraneo a questi strumenti, ma da un uomo della statura di Clifford Stoll nel libro Confessioni di un eretico high-tech. (sottotitolo: "Perché i computer nelle scuole non servono e altre considerazioni sulle nuove tecnologie") ...

"Ho dedicato la mia vita alla scienza e alla tecnologia, ciononostante mi considero uno scettico; la mia perplessità non ha tuttavia origine da un disgusto per l'informatica, ma dall'amore che nutro per i computer. Rimango stupito di fronte alle previsioni iperboliche che li circondano, a certe assurde predizioni che creano eccessi di aspettative e in fin dei conti una perdita di credibilità. ... È facile parlare di velocità dei computer, di memorie Ram e di novità tecnologiche. Più difficile è gestire le frustrazioni che queste cose generano. i loro costi (diretti e indiretti) e i loro effetti collaterali. Questi aspetti negativi possono essere più significativi di quei super pubblicizzati benefici. Che cosa si perde quando si adotta una nuova tecnologia? Chi viene emarginato? Quali preziosi aspetti della realtà rischiano di venire calpestati?" ...
Il problema di fondo è dunque questo: davvero la scuola si riforma in meglio e l'istruzione dei giovani migliora, introducendo nelle scuole i computer su larghissima scala? ... La risposta di Stoll è categorica: una buona scuola, se è davvero tale, non ha bisogno di computer; se invece è una scuola mediocre, non migliora adottando i computer. ...
Stoll scrive: "Vogliamo una nazione di stupidi? Basta centrare sulla tecnologia il curriculum di studi; insegnamento attraverso videocassette, computer, sistemi multimediali. Si punti al massimo risultato possibile nei test di verifica standardizzati e si tolgano di mezzo quelle materie non di massa come la musica, l'arte, la storia, avremo una nazione di stupidi". E ancora: "È facile scambiare per intelligenza la semplice familiarità con i computer, ma saper manovrare un computer non significa acutezza mentale. E incompetenza informatica ancor meno significa stupidità". ..

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ertanto, conclude Stoll, trasformare lo studio in divertimento con i computer "è svilire le due più importanti cose che gli uomini possano fare; insegnare e imparare". Inoltre, sostituire i libri di testo è assurdo, così come è assurdo sostituire le biblioteche con i nuovi strumenti tecnologici. La lettura di libri, al fine di una appropriazione dei contenuti delle varie materie, e in particolare di quelle letterarie e storiche, rimane necessaria, e non può essere sostituita dai nuovi strumenti dell'informatica, i quali non sono in grado di portare il giovane alla sostanza dei problemi, né a una profonda assimilazione e memorizzazione dei contenuti spirituali.
Si sta vieppiù rendendo evidente che i nuovi mezzi informatici fanno perdere ai ragazzi la capacità di concentrarsi e di memorizzare. Stoll fa richiamo a precise e significative constatazioni fatte su bambini che non guardavano di regola la televisione, e che si sono rivelati non solo "meravigliosamente innocenti e sorprendentemente non violenti", ma anche capaci di concentrare l'attenzione a lungo su certe cose, e quindi di memorizzarle.
Va anche rilevato che la comunicazione mediante strumenti informatici non solo non sviluppa, ma contrae il senso critico: "Non c'è navigazione in rete che possa rimediare a una mancanza di pensiero critico e di capacità comunicativa. Nessun computer multimediale aiuterà uno studente a sviluppare capacità di analisi".
Si tenga inoltre presente il fatto che i nuovi strumenti di comunicazione producono un sovraccarico di informazioni sempre crescente, che non siamo più in grado di assimilare, e che provoca indifferenza e assuefazione perfino di fronte a messaggi tragici. Inoltre, le informazioni in quanto tali non solo non educano, ma non danno nemmeno quella capacità e quel potere, che alcuni sostengono.

I
n realtà, dice Stoll: "Saggezza e conoscenza sono legate allo studio, a esperienza, maturità, discernimento, ampiezza di vedute e introspezione. Tutte cose che hanno poco a che vedere con l'informazione. Né hanno molto a che fare con il potere". Però, ciò che forma l'uomo e lo rende veramente tale, è proprio la saggezza. E la società oggi tende assurdamente a considerare i puri dati di informazione "superiori all'esperienza, alla maturità, alla compassione, all'illuminazione interiore", e quindi superiori alla saggezza.
Infine, va rilevato che gli strumenti tecnologici provocano danni antropologici e gnoseologici di grande rilievo. In primo luogo, sono di ostacolo alla interazione umana, ossia alla intercomunicazione personale, e, invece di promuovere una comunione fra individui, li allontanano l'uno dagli altri. creando una sorta di isolamento, e quindi di individualismo. In secondo luogo, tali strumenti non solo non avvicinano, ma allontanano dalle cose, abituando i giovani a considerare la realtà non nella sua dimensione effettiva, ma in dimensione 'virtuale'...
... ciò che fa crescere veramente gli uomini, non lo fanno imparare i computer, né i più raffinati strumenti tecnologici; anzi, se tali strumenti vengono male usati (e in particolare come sostitutivi dell'antica arte di insegnare e imparare), diventano un ostacolo. ...
Raffaele Simone, nella "postfazione" al libro, dice che Stoll afferma almeno tre cose che vanno mantenute: in primo luogo, la scuola deve continuare a essere una collettività di persone umane, che imparano, lavorano, parlano e giocano insieme; in secondo luogo, non si può rinunciare al libro, perché permane tuttora il migliore deposito di conoscenze; in terzo luogo, va mantenuto un fermo contatto con la realtà fisica e non con quella virtuale simulata. ...
... l'uomo continua a creare strumenti che hanno forze e potenze straordinarie, con cui crede di dominare la realtà, e invece rischia di essere dominato da essi, in quanto sembra non saper far crescere se stesso (intellettualmente e soprattutto moralmente) nella misura in cui fa crescere le cose che produce; sotto certi aspetti, sembra addirittura, in qualche modo, rimpicciolirsi di fronte a esse.