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"Ho dedicato la mia vita alla scienza
e alla tecnologia, ciononostante mi considero uno scettico; la mia perplessità
non ha tuttavia origine da un disgusto per l'informatica, ma dall'amore che
nutro per i computer. Rimango stupito di fronte alle previsioni iperboliche
che li circondano, a certe assurde predizioni che creano eccessi di aspettative
e in fin dei conti una perdita di credibilità. ... È facile parlare di velocità
dei computer, di memorie Ram e di novità tecnologiche. Più difficile è gestire
le frustrazioni che queste cose generano. i loro costi (diretti e indiretti)
e i loro effetti collaterali. Questi aspetti negativi possono essere più significativi
di quei super pubblicizzati benefici. Che cosa si perde quando si adotta una
nuova tecnologia? Chi viene emarginato? Quali preziosi aspetti della realtà
rischiano di venire calpestati?" ...
Il problema di fondo è dunque questo:
davvero la scuola si riforma in meglio e l'istruzione dei giovani migliora,
introducendo nelle scuole i computer su larghissima scala? ... La risposta
di Stoll è categorica: una buona scuola, se è davvero tale, non ha bisogno
di computer; se invece è una scuola mediocre, non migliora adottando i computer.
...
Stoll scrive: "Vogliamo una nazione di
stupidi? Basta centrare sulla tecnologia il curriculum di studi; insegnamento
attraverso videocassette, computer, sistemi multimediali. Si punti al massimo
risultato possibile nei test di verifica standardizzati e si tolgano di mezzo
quelle materie non di massa come la musica, l'arte, la storia, avremo una
nazione di stupidi". E ancora: "È facile scambiare per intelligenza la semplice
familiarità con i computer, ma saper manovrare un computer non significa acutezza
mentale. E incompetenza informatica ancor meno significa stupidità". ..
Pertanto, conclude Stoll, trasformare lo studio in divertimento
con i computer "è svilire le due più importanti cose che gli uomini possano
fare; insegnare e imparare". Inoltre, sostituire i libri di testo è assurdo,
così come è assurdo sostituire le biblioteche con i nuovi strumenti tecnologici.
La lettura di libri, al fine di una appropriazione dei contenuti delle varie
materie, e in particolare di quelle letterarie e storiche, rimane necessaria,
e non può essere sostituita dai nuovi strumenti dell'informatica, i quali
non sono in grado di portare il giovane alla sostanza dei problemi, né a una
profonda assimilazione e memorizzazione dei contenuti spirituali.
Si sta vieppiù rendendo evidente che
i nuovi mezzi informatici fanno perdere ai ragazzi la capacità di concentrarsi
e di memorizzare. Stoll fa richiamo a precise e significative constatazioni
fatte su bambini che non guardavano di regola la televisione, e che si sono
rivelati non solo "meravigliosamente innocenti e sorprendentemente non violenti",
ma anche capaci di concentrare l'attenzione a lungo su certe cose, e quindi
di memorizzarle.
Va anche rilevato che la comunicazione
mediante strumenti informatici non solo non sviluppa, ma contrae il senso
critico: "Non c'è navigazione in rete che possa rimediare a una mancanza di
pensiero critico e di capacità comunicativa. Nessun computer multimediale
aiuterà uno studente a sviluppare capacità di analisi".
Si tenga inoltre presente il fatto che
i nuovi strumenti di comunicazione producono un sovraccarico di informazioni
sempre crescente, che non siamo più in grado di assimilare, e che provoca
indifferenza e assuefazione perfino di fronte a messaggi tragici. Inoltre,
le informazioni in quanto tali non solo non educano, ma non danno nemmeno
quella capacità e quel potere, che alcuni sostengono.
In realtà, dice Stoll: "Saggezza e conoscenza sono legate allo
studio, a esperienza, maturità, discernimento, ampiezza di vedute e introspezione.
Tutte cose che hanno poco a che vedere con l'informazione. Né hanno molto
a che fare con il potere". Però, ciò che forma l'uomo e lo rende veramente
tale, è proprio la saggezza. E la società oggi tende assurdamente a considerare
i puri dati di informazione "superiori all'esperienza, alla maturità, alla
compassione, all'illuminazione interiore", e quindi superiori alla saggezza.
Infine, va rilevato che gli strumenti
tecnologici provocano danni antropologici e gnoseologici di grande rilievo.
In primo luogo, sono di ostacolo alla interazione umana, ossia alla intercomunicazione
personale, e, invece di promuovere una comunione fra individui, li allontanano
l'uno dagli altri. creando una sorta di isolamento, e quindi di individualismo.
In secondo luogo, tali strumenti non solo non avvicinano, ma allontanano dalle
cose, abituando i giovani a considerare la realtà non nella sua dimensione
effettiva, ma in dimensione 'virtuale'...
... ciò che fa crescere veramente gli
uomini, non lo fanno imparare i computer, né i più raffinati strumenti tecnologici;
anzi, se tali strumenti vengono male usati (e in particolare come sostitutivi
dell'antica arte di insegnare e imparare), diventano un ostacolo. ...
Raffaele Simone, nella "postfazione"
al libro, dice che Stoll afferma almeno tre cose che vanno mantenute: in primo
luogo, la scuola deve continuare a essere una collettività di persone umane,
che imparano, lavorano, parlano e giocano insieme; in secondo luogo, non si
può rinunciare al libro, perché permane tuttora il migliore deposito di conoscenze;
in terzo luogo, va mantenuto un fermo contatto con la realtà fisica e non
con quella virtuale simulata. ...
... l'uomo continua a creare strumenti
che hanno forze e potenze straordinarie, con cui crede di dominare la realtà,
e invece rischia di essere dominato da essi, in quanto sembra non saper far
crescere se stesso (intellettualmente e soprattutto moralmente) nella misura
in cui fa crescere le cose che produce; sotto certi aspetti, sembra addirittura,
in qualche modo, rimpicciolirsi di fronte a esse.

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