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Sandro Lion

APPUNTI DI DORATURA E LACCATURA

CORSO DI RESTAURO DEL MOBILE ANTICO
La doratura consiste nel rivestire superfici diverse con foglie d'oro sottilissime.  I primi esempi risalgono all'antico Egitto. Sono ottimi doratori gli Etruschi che poi insegneranno l'arte della doratura ai Romani. Durante il Medio Evo questa tecnica viene dimenticata in occidente ma resta viva nell'Impero d'Oriente e da Costantinopoli tornerà in Italia a partire dalla fine del XIII sec. nei fondi oro dei soggetti sacri e nel Rinascimento ricomincia ad essere usata anche per gli arredi civili.

1) PULITURA, FISSAGGIO.
Colla di coniglio: ricavata da cartilagini di coniglio (a volte anche capra o pecora), si trova in granuli (una volta era in stecche).
Va messa a bagno in acqua fredda (rapporto 1/10) finché non sia imbevuta bene, quindi va scaldata (meglio a bagnomaria in pentola di coccio).
Con questa densità va bene per le dorature ex novo, nel restauro va molto diluita ed usata per asportare lo sporco superficiale e per un primo fissaggio delle parti sollevate.
Più debole è la superficie, più debole sarà la colla.
Sulla doratura a guazzo non verniciata va data con molta delicatezza per non asportare la foglia.

Altre sostanze adatte alla pulitura:
Alcool
Acetone
Ammoniaca
Sapone neutro
Essenza di trementina
Mista trementina-alcool
Solvente nitro
Sverniciatori
in crema o liquidi (ben tollerati dalle tecniche ad acqua)  
Sandro Lion al lavoroSandro al lavoro

2) REINTEGRAZIONE DEL FONDO.
Il gesso: "di Bologna " o "da doratori" è un gesso reso inerte che diventa un eccipiente neutro, si mescola alla colla calda (ma non troppo). Più forte è la colla, più duro risulterà il gesso una volta asciutto.
Si usa questa amalgama più solida per stuccare a spatola o più liquida per reintegrare a pennello.
Quando lo strato di gesso è spesso è bene arrivare a livello con più passaggi per evitare crepe. 

3) LEVIGATURA DEI GESSI AGGIUNTI.
Bisogna pareggiare completamente le parti nuove con le originali e levigarne le superfici usando, secondo i casi, carte vetrate fini, teline metalliche, ferri da tratteggio, o anche spugne o tessuti umidi.
In alcuni casi sono anche da riprendere i decori originali a pastiglia oppure a incisione (con gli appositi ferri).

4) LAVATURA.
Terminata la levigatura è importante ripulire tutto l'oggetto con alcool e gommalacca (5%) o colletta in presenza di vernici originali. Pulire il più possibile anche il luogo in cui si lavora.                  

5) SELEZIONE ORO.
Nel restauro conservativo i nuovi gessi si riprendono a tratteggio normalmente giallo rosso verde variando secondo la tonalità di base.

6) IL BOLO.
In caso di restauro integrativo o commerciale sul gesso pulito si procede a stendere il bolo cercando di avvicinarsi al colore dell'originale.
Il bolo è un argilla grassa di colore rosso, giallo, nero, sfumature varie, fa da sottofondo alla doratura vera e propria.
Si forma una mestica amalgamandola con: chiara d'uovo (30gr./1 chiara),   colla di coniglio,   colla di pesce
Si aggiunge sempre una punta di sego o di olio d'oliva e un po' d'acqua. Si stende con pennello morbido: vaio o orecchia di bue.
Possono essere necessari più passaggi intercalati da lavatura ad alcool; prima di dorare passarlo con cotone o pennello rigido per spolverare e levigare.

7) LA DORATURA.
Sulla parte sinistra del cuscino si posa il libretto (composto sempre di 25 foglie uguali, quadrate, il peso complessivo in oro è di circa 1/2 gr., lo spessore può variare da 0'1 a 0,4 micron circa, il lato è tra i 6 e i 10 cm.); aiutandosi col soffio e col coltello si sposta la singola foglia sulla parte destra del cuscino, ben stesa, la si taglia secondo necessità. Con pennello morbido si bagna di colletta di pesce la superficie da dorare di volta in volta, con la pettenina (pennello largo e piatto specifico) si solleva la foglia e la si avvicina alla superficie umida fino a lasciarvela adagiare, premendo poi lievemente col cotone la si aiuterà ad aderire.

COLLETTA di pesce: si trova in stecche trasparenti, si mette a bagno a pezzetti in acqua fredda, dopo 10 minuti si può riscaldare (senza farla fumare).
1/4  stecca per 1/4 l. acqua, per l'oro; 1/2 stecca per 1/4 l. acqua, per l'argento; 1 e 1/2  stecca per 1/4 l. acqua, per il similoro.
SIMILORO: si trova normalmente in foglie quadrate di 16 cm. di lato, a differenza dell'oro si può prendere con le mani, per dorare si usa al posto della pettenina cotone inumidito. Si comincia ad usare solo alla fine dell'800.
 Dorare con un po' di abbondanza, una volta asciutto sfumare l'eccesso con un pennellino rigido inumidito.

8) BRUNITURA.
Consiste nel lucidare la superficie dorata con la pietra d'agata (anticamente erano usati anche denti di cane o di cinghiale), in commercio si trovano pietre col manico di vari formati. Si passa la pietra con movimento lineare e regolare variando secondo i casi la pressione esercitata: meglio eseguire un primo passaggio leggero anche per capire meglio il fondo, che, se non sarà perfetto, potrà non tollerare una pressione forte.
Dove non si passa la pietra la superficie resta opaca, dando un effetto di contrasto spesso usato in modo ornamentale.
Nel restauro integrativo conviene in genere non lucidare troppo, bisogna prestare attenzione a rispettare gli opachi originali che spesso non sono immediatamente leggibili. 

9) DORATURA A MISSIONE O MISTIONE.
Può essere effettuata su qualsiasi materiale, richiede un fondo di vernice, usata soprattutto su marmo, avorio, metalli e in  esterni, non ammette la brunitura, dalla fine dell'800 è spesso eseguita anche su cornici, specchiere e decorazioni di minor pregio.
A differenza della doratura a guazzo non tollera  gli sverniciatori e quindi, se coperta da altre materie, porporine, smalti, molto difficilmente è possibile ripristinare l'originale.
Si  trovano in commercio missioni ad acqua, ad alcool (sconsigliate per l'oro fino), che sono le più semplici da usare: asciugano in un tempo rapido e restano efficaci per circa 36 ore, e ad olio, queste ultime si trovano con tempi d'asciugatura a 3,6,12 ore, la migliore, vanno stese ben tirate e rispettato il tempo d'applicazione.

10) PATINATURA.
CERA: eventualmente allungata con un po' di trementina e sporcata con terre, soprattutto per l'oro fino.
VELATURE AD ACQUA: a base di gomma arabica, si può usare con delicatezza anche sull'oro fino non verniciato, a mordente solo per similoro verniciato
Toni freddi: terra d'ombra, verde, bianco, nero fumo.
Toni caldi: terra d'ombra bruciata, terra di Siena bruciata.
VELATURE A VERNICE: gommalacca con aniline o gomma gutta.
Una velatura particolare è la MECCA (gommalacca con pigmenti colorati gialli e rossi) che fa assumere all'argento l'aspetto dell'oro.
Argento e similoro sono sempre verniciati per preservarli dall'ossidazione.   

11) LACCATURA
Per il restauro di parti dipinte o laccate sono identiche
le prime tre fasi. Ovviamente invece del bolo si dà la tempera cercando di accompagnare la tinta originale (restauro conservativo) o reintegrare le parti mancanti (restauro integrativo) secondo i casi.

TEMPERE: sono sempre composte da terre ed ossidi con un collante (in genere colla di coniglio) che le fa aderire stabilmente alla superficie.
TEMPERA ALL'UOVO. Ricetta classica adatta anche ad essere stesa sopra la doratura per la lavorazione a graffito: un bicchiere di latte ed un uovo, sbattere bene e filtrare, per conservare qualche goccia di fenolo.

LA LACCA
Le lacche, come colore, sono ricavate da una materia organica stabilmente fissata sopra una sostanza base d'origine minerale.
La vera lacca è ricavata dalla Rhus vernicifera del Giappone e da piante simili in Cina ed in altri paesi dell'estremo oriente.
La lacca naturale è in parte solubile in alcool, all'aria essicca formando una pellicola dura e lucida che è inattaccabile dall'alcool, dagli acidi e dagli alcali.
I primi oggetti laccati conosciuti sono cinesi e risalgono al III° sec. A.D. In Europa le lacche cinesi cominciano ad essere viste nel XVII sec., gli artigiani europei, ammirati, cercano di imitarle soprattutto in Olanda, Inghilterra, Francia, Italia. In Italia sono i veneziani i primi e più abili laccatori.

I MOBILI LACCATI VENEZIANI DEL '700 sono in genere di legno di cirmolo, sulle giunture sono incollate strisce di tela, poi stuccati con gesso di Bologna e colla di coniglio, sul fondo fatto di 4 o 5 strati di gesso e ben levigato e spolverato vengono poi stese le tempere. I toni di fondo sono avorio, verde pisello chiaro, verde, oliva scuro, rosso di china, a volte rosa, in genere sono ottenuti con due passaggi, il primo di tonalità più chiara.
La decorazione è fissata con una prima mano di "sandracca" (lacca vera) in soluzione alcolica al 18% col 20% di trementina veneta (ma esistono molte varianti di questa ricetta base).Poi ci sono 4 o 5 passaggi di sandracca tinta con gomma gutta, per ottenere su base di blu di Prussia e bianco, l'avorio, il verde chiaro, il verde scuro, con sangue di drago su giallo chiaro per il rosa, su rosso cinabro con terra di Siena bruciata per il "rosso cinese" sul minio per il " rosso ceralacca".
Dopo un paio di giorni, il mobile viene ripassato con sandracca a tampone più volte e quando sia ben asciutto levigato a pomice, infine un passaggio di sandracca diluita a tampone.
Nel restauro della laccatura è importante fare varie prove di colore per avvicinarsi ai toni originali tenendo conto delle variazioni del fondo in seguito alla laccatura.