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2) REINTEGRAZIONE
DEL FONDO.
Il gesso: "di Bologna " o "da doratori" è un gesso reso
inerte che diventa un eccipiente neutro, si mescola alla colla calda (ma non
troppo). Più forte è la colla, più duro risulterà il gesso una volta asciutto.
Si usa questa amalgama più solida per stuccare a spatola o più liquida per
reintegrare a pennello.
Quando lo strato di gesso è spesso è bene arrivare a livello con più passaggi
per evitare crepe.
3) LEVIGATURA
DEI GESSI AGGIUNTI.
Bisogna pareggiare completamente le parti nuove con le originali e levigarne
le superfici usando, secondo i casi, carte vetrate fini, teline metalliche,
ferri da tratteggio, o anche spugne o tessuti umidi.
In alcuni casi sono anche da riprendere i decori originali a pastiglia oppure
a incisione (con gli appositi ferri).
4) LAVATURA.
Terminata la levigatura è importante ripulire tutto l'oggetto con alcool e
gommalacca (5%) o colletta in presenza di vernici originali. Pulire il più
possibile anche il luogo in cui si lavora.
5) SELEZIONE
ORO.
Nel restauro conservativo i nuovi gessi si riprendono a tratteggio normalmente
giallo rosso verde variando secondo la tonalità di base.
6) IL BOLO.
In caso di restauro integrativo o commerciale sul gesso pulito si procede
a stendere il bolo cercando di avvicinarsi al colore dell'originale.
Il bolo è un argilla grassa di colore rosso, giallo, nero, sfumature varie,
fa da sottofondo alla doratura vera e propria.
Si forma una mestica amalgamandola con: chiara d'uovo (30gr./1 chiara), colla
di coniglio, colla di pesce
Si aggiunge sempre una punta di sego o di olio d'oliva e un po' d'acqua. Si
stende con pennello morbido: vaio o orecchia di bue.
Possono essere necessari più passaggi intercalati da lavatura ad alcool; prima
di dorare passarlo con cotone o pennello rigido per spolverare e levigare.
7) LA DORATURA.
Sulla parte sinistra del cuscino si posa il libretto (composto sempre di 25
foglie uguali, quadrate, il peso complessivo in oro è di circa 1/2 gr., lo
spessore può variare da 0'1 a 0,4 micron circa, il lato è tra i 6 e i 10 cm.);
aiutandosi col soffio e col coltello si sposta la singola foglia sulla parte
destra del cuscino, ben stesa, la si taglia secondo necessità. Con pennello
morbido si bagna di colletta di pesce la superficie da dorare di volta in
volta, con la pettenina (pennello largo e piatto specifico) si solleva la
foglia e la si avvicina alla superficie umida fino a lasciarvela adagiare,
premendo poi lievemente col cotone la si aiuterà ad aderire.
COLLETTA di pesce: si trova in stecche trasparenti, si mette a bagno a pezzetti
in acqua fredda, dopo 10 minuti si può riscaldare (senza farla fumare).
1/4 stecca per 1/4 l. acqua, per l'oro; 1/2 stecca per 1/4 l. acqua, per
l'argento; 1 e 1/2 stecca per 1/4 l. acqua, per il similoro.
SIMILORO: si trova normalmente in foglie quadrate di 16 cm. di lato, a differenza
dell'oro si può prendere con le mani, per dorare si usa al posto della pettenina
cotone inumidito. Si comincia ad usare solo alla fine dell'800.
Dorare con un po' di abbondanza, una volta asciutto sfumare l'eccesso con
un pennellino rigido inumidito.
8) BRUNITURA.
Consiste nel lucidare la superficie dorata con la pietra d'agata (anticamente
erano usati anche denti di cane o di cinghiale), in commercio si trovano pietre
col manico di vari formati. Si passa la pietra con movimento lineare e regolare
variando secondo i casi la pressione esercitata: meglio eseguire un primo
passaggio leggero anche per capire meglio il fondo, che, se non sarà perfetto,
potrà non tollerare una pressione forte.
Dove non si passa la pietra la superficie resta opaca, dando un effetto di
contrasto spesso usato in modo ornamentale.
Nel restauro integrativo conviene in genere non lucidare troppo, bisogna prestare
attenzione a rispettare gli opachi originali che spesso non sono immediatamente
leggibili.
9) DORATURA A
MISSIONE O MISTIONE.
Può essere effettuata su qualsiasi materiale, richiede un fondo di vernice,
usata soprattutto su marmo, avorio, metalli e in esterni, non ammette la
brunitura, dalla fine dell'800 è spesso eseguita anche su cornici, specchiere
e decorazioni di minor pregio.
A differenza della doratura a guazzo non tollera gli sverniciatori e quindi,
se coperta da altre materie, porporine, smalti, molto difficilmente è possibile
ripristinare l'originale.
Si trovano in commercio missioni ad acqua, ad alcool (sconsigliate per l'oro
fino), che sono le più semplici da usare: asciugano in un tempo rapido e restano
efficaci per circa 36 ore, e ad olio, queste ultime si trovano con tempi d'asciugatura
a 3,6,12 ore, la migliore, vanno stese ben tirate e rispettato il tempo d'applicazione.
10) PATINATURA.
CERA: eventualmente allungata con un po' di trementina e sporcata con terre,
soprattutto per l'oro fino.
VELATURE AD ACQUA: a base di gomma arabica, si può usare con delicatezza anche
sull'oro fino non verniciato, a mordente solo per similoro verniciato
Toni freddi: terra d'ombra, verde, bianco, nero fumo.
Toni caldi: terra d'ombra bruciata, terra di Siena bruciata.
VELATURE A VERNICE: gommalacca con aniline o gomma gutta.
Una velatura particolare è la MECCA (gommalacca con pigmenti colorati gialli
e rossi) che fa assumere all'argento l'aspetto dell'oro.
Argento e similoro sono sempre verniciati per preservarli dall'ossidazione.
11) LACCATURA
Per il restauro di parti dipinte o laccate sono identiche
le prime tre fasi. Ovviamente invece del bolo si dà la tempera cercando di
accompagnare la tinta originale (restauro conservativo) o reintegrare le parti
mancanti (restauro integrativo) secondo i casi.
TEMPERE: sono sempre composte da terre ed ossidi con un collante (in genere
colla di coniglio) che le fa aderire stabilmente alla superficie.
TEMPERA ALL'UOVO. Ricetta classica adatta anche ad essere stesa sopra la doratura
per la lavorazione a graffito: un bicchiere di latte ed un uovo, sbattere
bene e filtrare, per conservare qualche goccia di fenolo.
LA LACCA
Le lacche, come colore, sono ricavate da una materia organica stabilmente
fissata sopra una sostanza base d'origine minerale.
La vera lacca è ricavata dalla Rhus vernicifera del Giappone e da piante simili
in Cina ed in altri paesi dell'estremo oriente.
La lacca naturale è in parte solubile in alcool, all'aria essicca formando
una pellicola dura e lucida che è inattaccabile dall'alcool, dagli acidi e
dagli alcali.
I primi oggetti laccati conosciuti sono cinesi e risalgono al III° sec. A.D.
In Europa le lacche cinesi cominciano ad essere viste nel XVII sec., gli artigiani
europei, ammirati, cercano di imitarle soprattutto in Olanda, Inghilterra,
Francia, Italia. In Italia sono i veneziani i primi e più abili laccatori.
I MOBILI LACCATI VENEZIANI DEL '700 sono in genere di legno di cirmolo, sulle
giunture sono incollate strisce di tela, poi stuccati con gesso di Bologna
e colla di coniglio, sul fondo fatto di 4 o 5 strati di gesso e ben levigato
e spolverato vengono poi stese le tempere. I toni di fondo sono avorio, verde
pisello chiaro, verde, oliva scuro, rosso di china, a volte rosa, in genere
sono ottenuti con due passaggi, il primo di tonalità più chiara.
La decorazione è fissata con una prima mano di "sandracca" (lacca
vera) in soluzione alcolica al 18% col 20% di trementina veneta (ma esistono
molte varianti di questa ricetta base).Poi ci sono 4 o 5 passaggi di sandracca
tinta con gomma gutta, per ottenere su base di blu di Prussia e bianco, l'avorio,
il verde chiaro, il verde scuro, con sangue di drago su giallo chiaro per
il rosa, su rosso cinabro con terra di Siena bruciata per il "rosso cinese"
sul minio per il " rosso ceralacca".
Dopo un paio di giorni, il mobile viene ripassato con sandracca a tampone
più volte e quando sia ben asciutto levigato a pomice, infine un passaggio
di sandracca diluita a tampone.
Nel restauro della laccatura è importante fare varie prove di colore per avvicinarsi
ai toni originali tenendo conto delle variazioni del fondo in seguito alla
laccatura. |