Macroturismo

CARAPACE
Se piccolo è bello, piccolissimo è bellissimo. Scopriamo l'Amazzonia dietro casa e l'entomologo dentro di noi.

Col ritorno della primavera ho preso ad andare la mattina presto in orto o la sera lungo il greto del Messa, il fiumicello che scorre a due passi da casa. Fotografare le bestioline che vivono nell'erba regala momenti di attenzione molto intensi e fa riprovare quel senso di scoperta, di rapito
 
stupore che può tenere un bambino immerso per ore nella meraviglia di un prato, fra piccole farfalle azzurre, fiori, maggiolini.

Le mattine di fine primavera è normale trovare la rugiada su foglie e ragnatele , a volte anche sugli insetti ancora assonnati e intorpiditi.

A volte la cosa difficile è tener fuori dalla inquadratura le formiche, si può cercare di far di necessità virtù.

Si imparano in pochi giorni abitudini, orari e preferenze degli insetti più fotogenici e ci si mette in caccia. Gli insetti non hanno attività molto interessanti, svolazzano, mangiano, fanno molta grigia routine.

Quando s'accoppiano sono molto impegnati e non si lasciano distrarre da guardoni di alcuna specie, con macchina fotografica o senza.

Le zigene, immemori, restano collegate per ore

Le scene più belle sono quelle >imprevedibili, che spesso terminano prima che si riesca a combinare qualcosa con messa a fuoco, esposizione e tutto il resto. Le situazioni buone durano frazioni di secondo, il tempo di regolare meglio e si perde l'occasione.

Altri animaletti abbondanti e vari sono i ragni, molti non tessono la tela ma, dotati di un corpo robusto predano direttamente altri insetti.

Gli opilioni, hanno zampe lunghe e sottili, il loro corpo, che a differenza di quello dei ragni è composto di un solo elemento, sembra galleggiare nell'aria, gli occhi sono assieme su una protuberanza frontale.

Se ci si avvicina con calma, le farfalle spesso lasciano fare ma hanno attività noiose ed è difficile andare al di là del registrarne la bellezza
    
Vale la pena di fotografare molte farfalle differenti , si compensa la monotonia degli atteggiamenti con la varietà dei soggetti.

A fine maggio avevo fotografato, su un tronco secco in orto, un bruco molto vistoso, verde con macchie gialle e nere; un paio di mesi dopo ho fotografato, in sosta su un sasso nel letto ormai secco del Messa, una bellissima farfalla con un prolungamento delle ali inferiori colorato nero, blu e giallo.
Era un Iphiclides Podalirius, famiglia dei Papilionidi, il bruco verde fotografato a maggio, ho scoperto, sarebbe diventato quella splendida farfalla.

L'incontro che più mi ha emozionato è avvenuto una sera di giugno, avevo appena guadato il Messa, sensi all'erta e movimenti cauti, quando mi son girato per un rumore, un frullio improvviso, ed ho visto, per la prima da che vivo in questa zona, una specie di colibrì grande come una vespa che, battendo velocissimo le ali, si librava davanti ad un fiore azzurro e rosso.
A casa ho controllato, è una Passera dei morti (Macroglossa Stellatarum), appartiene alla famiglia delle Sfingidi (il bruco infastidito s'immobilizza in posizione di sfinge).
Quando l'ho scorta stava facendo cena sull'erba viperina (o lingua di cane, Echium Vulgare), pianta abbastanza comune, tutta ricoperta di peli, a fiori sovrapposti.
Velocissima la macroglossa, cioè grande lingua, infila dentro un fiore e ritira la lunghissima spirotromba nera, comincia dai fiori bassi e risale man mano ai piani superiori.
Ho messo a fuoco un fiore alto e son rimasto all'agguato. Il vento non manca mai quando si fotografa all'aperto, ogni movimento del fiore era replicato in tempo reale dalla mia testa incollata alla macchina fotografica. Quando la farfalla è entrata nel mirino ho scattato e quando è tornata l'immagine nel mirino, la farfalla non c'era più.
Accidenti che velocità!
Forse non era bene a fuoco o non l'ho beccata nel momento giusto, pensavo, o non aveva ancora svolto la spirotromba o l'aveva già ritratta, o l'esposizione non era giusta. Ho teso l'imboscata davanti a un altro fiore, un paio di Macroglosse sono partite all'attacco dell'Echium e ho fatto qualche altro scatto.


Quanto meno sono interessanti i soggetti tanto più bisogna sopperire con arte o artificio,

entrare nel giallo,

nel rosso,

nel verde,

nei contrasti.


nel viola,



Se la luce del pieno giorno è documentaria e non offre varietà, quella del mattino e di prima del tramonto permette di scegliere fra

trasparenze,

infilate.

controluce,


Uso una Canon AE1, obiettivo 35mm. e duplicatore macro (tutto d'occasione). Non uso flash, impiego pellicola per diapositive da 100 o 200 ASA, la meno cara che trovo.

Nei due mesi migliori, che son stati maggio e giugno (dopo è diventato troppo caldo e arido), scattavo un paio di rullini la settimana, con quattro\cinque foto buone (e forse una bella) per rollino.