insegnare localmente
Paul Krapfel  Raise the stakes Nr. 23, estate '94

A Redding, California, l' Associazione di Scienze Naturali "Shasta" sta realizzando, per  studenti delle medie, programmi di ricerche di biologia sul campo che usano le specie locali.
Studiare un fiore per un'intera settimana? L'89 per cento dei ragazzi della nostra ultima scolaresca pensava che sarebbe stato "noioso" per varie ragioni. I commenti più comuni erano: "Non è abbastanza interessante da assorbirci." "Che altro c'è da sapere di un fiore se non che è bello?" "Si sa già  tutto sui fiori!" "I fiori sono una perdita di tempo, roba da femminucce, una noia." 

Ma il 95 per cento dei ragazzi, alla fine della settimana scrisse che si era divertito.
Primo scopo è far sì che i ragazzi studino la natura a modo loro, si impara meglio ciò che si pratica nel proprio tempo, il 79 per cento degli studenti riferisce di fare osservazioni ed esperimenti a casa.. Ci entusiasma  vedere gruppi numerosi di studenti che passano l'ora di mensa fuori, nel loro campo di studio, un'area dove prima non passavano neanche un minuto di intervallo.
Inoltre i programmi sono nati anche per far stare all'aperto i ragazzi.
Un'altra ragione è che ogni programma redatto a livello nazionale è necessariamente "generico". Nei testi scolastici troviamo mele, banane e rose come esempio di "piante": biologia modello supermarket, biologia come se fosse uguale dappertutto, quando una delle verità fondamentali della biologia è l'unicità di ogni luogo. Crediamo che insegnare una biologia generica contribuisca alla formazione di cittadini generici privi di radici abbastanza profonde da ancorarli quando arrivano venti forti.

Così noi, Museo della Scienza regionale, abbiamo ricevuto dal Howard Hughes Medical Institute un fondo per insegnare la biologia usando specie che vivono in loco. Alcuni dei programmi in svolgimento sono "Querce d'Autunno","Controllo Biologico del Cardo", "Rifornimenti delle Formiche" e "Flusso di Energia attraverso uno Stagno in Primavera".
Queste sono immersioni nella scienza dell'ecologia piuttosto che filosofie dell'educazione ambientale. Non vogliamo convertire, o sollecitare "azioni responsabili". Vogliamo provocare incontri rivelatori con il mondo naturale, capaci di fondare una comprensione continua di come lavora la natura. Crediamo che una comprensione profonda e genuina possa informare le azioni più responsabilmente di qualsiasi predica o richiesta di uniformità.

Altra caratteristica di questo approccio da scienza sperimentale è che fa usare molti strumenti matematici ai ragazzi. Misurano e fanno grafici, raffrontano ed analizzano i dati. Troppo spesso nelle nostre scuole i ragazzi imparano la matematica come una procedura computistica per produrre risposte. Ma in queste ricerche, imparano la matematica sia come potente strumento per scoprire schemi che come potente linguaggio per esprimere relazioni.
Una cosa che contribuisce a rendere divertente la faccenda è che i dati non escono da un libro in maniera meccanica. I ragazzi stessi li hanno raccolti. Ogni numero riassume un'esperienza totale con il mondo. Negli studenti nasce un sentire cinestetico per lo schema che l'analisi matematica rivelerà. Esempio ne è l'"Assaggio del terreno" dove gli studenti, dieci volte, infilano una matita nel terreno all'aperto e misurano quanto è andata profonda. Poi ripetono il processo dieci volte nella terra sotto una quercia. L'esperienza cinestetica fa nascere commenti eccitati ed evidenzia chiare differenze. Queste differenze sono poi convertite in un grafico. I ragazzi imparano sia che i grafici raccontano una storia, sia che le querce, in qualche modo, influenzano il terreno sotto di loro.

Una attività molto apprezzata comporta che ogni studente si segni una particolare "cosa" e poi la segua attraverso il tempo. Potrebbe essere un fiore che diventa frutto, una foglia caduta che si decompone  gradualmente  o l'uso di un percorso di rifornimento di una colonia di formiche durante una stagione o da un anno all'altro.
Segnarsi un oggetto particolare mette a fuoco occhi e mente sugli stadi di transizione. Senza questa operazione, tendiamo a vedere solo quello che già conosciamo. Le transizioni di collegamento restano invisibili. Quando il cambiamento è reso visibile, i ragazzi ne sono affascinati. Vedono aumentare le connessioni fra le parti del mondo. Fanno una esperienza reale di aumento di consapevolezza in quanto divengono coscienti dei mutamenti che avvengono a ritmi più lenti di quanto immediatamente percepibile.



Tutta la classe potrebbe, è chiaro, segnare un fiore e osservarne i cambiamenti, ma uno dei vantaggi dell'usare specie locali comuni è che gli oggetti di studio non costano niente ed ogni studente può segnare il suo. Siamo colpiti da quanti studenti creano un rapporto personale con l'oggetto segnato. Incoraggiamo questo perché lo scoprire cos'è successo al "mio" fiore è una motivazione forte e acuisce la percezione. Il classico esperimento scientifico che comporta serie di tests, implica il distacco emozionale da ogni caso particolare. Questo potrà essere un buon modo di far scienza ma è uno standard  orribile da imporre a ragazzini che sono ancora aperti di cuore.  C'è da chiedersi quanto questa immagine dello scienziato distaccato emozionalmente, impassibile di fronte a cento esperimenti, contribuisca alla perdita d'interesse di così tanti studenti per la scienza. Se è così, è un vero peccato perché  un bel numero di grandi scienziati descrive l'indagine scientifica come una gioia estetica.
Gli studenti si rendono conto che queste non sono osservazioni programmate con conclusioni previste. Stanno lavorando proprio con il loro mondo. L'indagine resta aperta, le conclusioni si traggono da quello che realmente succede. Indagini aperte con esiti inattesi mettono veramente gli studenti al limite del conosciuto.  Docente e discente si trovano insieme dalla stessa parte nell'investigare l'ignoto. Entrambi  possono meravigliarsi e porre questioni per pura curiosità.  Lavorando a scuola con due colonie di formiche della stessa specie separate da un centinaio di metri, gli studenti osservarono che una colonia si riforniva dal cibo che era stato messo fuori per loro e l'altra colonia non lo faceva. Perché? Ne nacquero quantità di ipotesi, molte verificabili, altre no. Questa situazione non è programmabile.

Come seconda cosa succede che i ragazzi si confrontano con la complessità. Gli studenti ad ogni età sono stimolati dall'aver a che fare con il reale. Lo preferiscono alle semplificazioni astratte ed annacquate così comuni nei testi di scienza per ragazzi. Dopo tutto l'evoluzione del cervello è avvenuta al contatto della complessità del mondo reale. Dove non ci sono illusioni, come quelle create dai libri di testo, con le domande rigurgitate in fondo al capitolo.
Una volta concluso un nostro programma , uno studente sa tutto sulle querce, le formiche o i cardi, ha imparato molto sulla scoperta scientifica, ha anche fatto più domande di quante risposte abbia ricevute.

Come terza  cosa, vediamo vere esplosioni spontanee di rapimento estetico o intellettuale, così pure ed esaltanti da chiedere approfondite riflessioni. 
"Da una generalizzazione di osservazioni, ottenuta astraendo dai casi diversi quel che hanno in comune, si otterrebbe un'unità astratta con qualità sterili, mentre  in un attimo di percezione intuitiva, il caso particolare è visto come manifestazione attuale dell'universale."
Come ogni autentica scoperta, questo momento può essere solo esperito direttamente;  non lo si può 'tradurre' adeguatamente nel linguaggio verbale delle descrizioni di seconda mano.
Una delle cose più intriganti di questo lavoro è sentire che alcune delle nostre attività combinano cuore e mente, logica ed emozione, duro e tenero, cervello destro e cervello sinistro. Queste dicotomie classiche, che ci sembrano ovvie, non necessariamente debbono restare tali. 

Abbiamo visto che i migliori risultati  si ottengono quando gli insegnanti stessi ci cercano piuttosto che quando è il preside  che ci chiede di venire. Gli obblighi imposti non funzionano bene quanto l'interesse personale. Inoltre i nostri programmi non interessano insegnanti (e scuole) il cui solo obiettivo è il risultato degli studenti agli esami statali. La conoscenza locale non può essere valutata con gli esami standard: perché questi esami siano utili debbono valere su tutto il territorio nazionale ed essere quindi generici. E' questo uno dei vari modi in cui si scoraggia l'affondare radici nella propria bioregione.

Ci ha piacevolmente sorpreso comunque il gran numero d'insegnanti che hanno messo alla prova dei fatti le nostre attività. Sanno che i ragazzi subiscono il fascino della natura. Molti insegnanti vorrebbero far conoscere ai loro studenti il mondo naturale che ci circonda ma essi stessi mancano delle conoscenze specifiche. La più parte degl'insegnanti sono il prodotto di una cultura mobile, senza radici, ma sono pronti a riconnettersi e a connettere i loro studenti. Sfortunatamente la mobilità li ha privati di una conoscenza locale. 

Una delle "cose che funzionano" in queste indagini è che spesso l'insegnante si appassiona ed è attratto a livello adulto e allora gli studenti corrispondono l'entusiasmo dell'insegnante. Una insegnante, per spiegare le macchie di fango sulle ginocchia dei pantaloni, ci spiegò: "Ho proprio dovuto mettermi a quattro zampe per vedere che tipo di formica c'era per terra, non le avevo mai notate prima."

() Siamo a disposizione per consultarci con ogni gruppo interessato a fare opera del genere nella propria area.