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A Redding,
California, l' Associazione di Scienze Naturali "Shasta" sta realizzando,
per studenti delle medie, programmi di ricerche di biologia sul campo
che usano le specie locali.
Studiare un fiore per un'intera settimana? L'89 per cento dei ragazzi della
nostra ultima scolaresca pensava che sarebbe stato "noioso" per
varie ragioni. I commenti più comuni erano: "Non è abbastanza interessante
da assorbirci." "Che altro c'è da sapere di un fiore se non che
è bello?" "Si sa già tutto sui fiori!" "I fiori
sono una perdita di tempo, roba da femminucce, una noia."
Ma il 95 per cento dei ragazzi, alla
fine della settimana scrisse che si era divertito.
Primo scopo è far sì che i ragazzi studino la natura a modo loro, si impara
meglio ciò che si pratica nel proprio tempo, il 79 per cento degli studenti
riferisce di fare osservazioni ed esperimenti a casa.. Ci entusiasma
vedere gruppi numerosi di studenti che passano l'ora di mensa fuori, nel loro
campo di studio, un'area dove prima non passavano neanche un minuto di intervallo.
Inoltre i programmi sono nati anche per far stare all'aperto i ragazzi.
Un'altra ragione è che ogni programma redatto a livello nazionale è necessariamente
"generico". Nei testi scolastici troviamo mele, banane e rose come
esempio di "piante": biologia modello supermarket, biologia come
se fosse uguale dappertutto, quando una delle verità fondamentali della biologia
è l'unicità di ogni luogo. Crediamo che insegnare una biologia generica contribuisca
alla formazione di cittadini generici privi di radici abbastanza profonde
da ancorarli quando arrivano venti forti.
Così noi, Museo della Scienza regionale,
abbiamo ricevuto dal Howard Hughes Medical Institute un fondo per insegnare
la biologia usando specie che vivono in loco. Alcuni dei programmi in svolgimento
sono "Querce d'Autunno","Controllo Biologico del Cardo",
"Rifornimenti delle Formiche" e "Flusso di Energia attraverso
uno Stagno in Primavera".
Queste sono immersioni nella scienza dell'ecologia piuttosto che filosofie
dell'educazione ambientale. Non vogliamo convertire, o sollecitare "azioni
responsabili". Vogliamo provocare incontri rivelatori con il mondo naturale,
capaci di fondare una comprensione continua di come lavora la natura. Crediamo
che una comprensione profonda e genuina possa informare le azioni più responsabilmente
di qualsiasi predica o richiesta di uniformità.
Altra caratteristica di questo approccio
da scienza sperimentale è che fa usare molti strumenti matematici ai ragazzi.
Misurano e fanno grafici, raffrontano ed analizzano i dati. Troppo spesso
nelle nostre scuole i ragazzi imparano la matematica come una procedura computistica
per produrre risposte. Ma in queste ricerche, imparano la matematica sia come
potente strumento per scoprire schemi che come potente linguaggio per esprimere
relazioni.
Una cosa che contribuisce a rendere divertente la faccenda è che i dati non
escono da un libro in maniera meccanica. I ragazzi stessi li hanno raccolti.
Ogni numero riassume un'esperienza totale con il mondo. Negli studenti nasce
un sentire cinestetico per lo schema che l'analisi matematica rivelerà. Esempio
ne è l'"Assaggio del terreno" dove gli studenti, dieci volte, infilano
una matita nel terreno all'aperto e misurano quanto è andata profonda. Poi
ripetono il processo dieci volte nella terra sotto una quercia. L'esperienza
cinestetica fa nascere commenti eccitati ed evidenzia chiare differenze. Queste
differenze sono poi convertite in un grafico. I ragazzi imparano sia che i
grafici raccontano una storia, sia che le querce, in qualche modo, influenzano
il terreno sotto di loro.
Una attività molto apprezzata comporta
che ogni studente si segni una particolare "cosa" e poi la segua
attraverso il tempo. Potrebbe essere un fiore che diventa frutto, una foglia
caduta che si decompone gradualmente o l'uso di un percorso di
rifornimento di una colonia di formiche durante una stagione o da un anno
all'altro.
Segnarsi un oggetto particolare mette a fuoco occhi e mente sugli stadi di
transizione. Senza questa operazione, tendiamo a vedere solo quello che già
conosciamo. Le transizioni di collegamento restano invisibili. Quando il cambiamento
è reso visibile, i ragazzi ne sono affascinati. Vedono aumentare le connessioni
fra le parti del mondo. Fanno una esperienza reale di aumento di consapevolezza
in quanto divengono coscienti dei mutamenti che avvengono a ritmi più lenti
di quanto immediatamente percepibile.
Tutta la classe potrebbe, è chiaro, segnare
un fiore e osservarne i cambiamenti, ma uno dei vantaggi dell'usare specie
locali comuni è che gli oggetti di studio non costano niente ed ogni studente
può segnare il suo. Siamo colpiti da quanti studenti creano un rapporto personale
con l'oggetto segnato. Incoraggiamo questo perché lo scoprire cos'è successo
al "mio" fiore è una motivazione forte e acuisce la percezione.
Il classico esperimento scientifico che comporta serie di tests, implica il
distacco emozionale da ogni caso particolare. Questo potrà essere un buon
modo di far scienza ma è uno standard orribile da imporre a ragazzini
che sono ancora aperti di cuore. C'è da chiedersi quanto questa immagine
dello scienziato distaccato emozionalmente, impassibile di fronte a cento
esperimenti, contribuisca alla perdita d'interesse di così tanti studenti
per la scienza. Se è così, è un vero peccato perché un bel numero di
grandi scienziati descrive l'indagine scientifica come una gioia estetica.
Gli studenti si rendono conto che queste non sono osservazioni programmate
con conclusioni previste. Stanno lavorando proprio con il loro mondo. L'indagine
resta aperta, le conclusioni si traggono da quello che realmente succede.
Indagini aperte con esiti inattesi mettono veramente gli studenti al limite
del conosciuto. Docente e discente si trovano insieme dalla stessa parte
nell'investigare l'ignoto. Entrambi possono meravigliarsi e porre questioni
per pura curiosità. Lavorando a scuola con due colonie di formiche della
stessa specie separate da un centinaio di metri, gli studenti osservarono
che una colonia si riforniva dal cibo che era stato messo fuori per loro e
l'altra colonia non lo faceva. Perché? Ne nacquero quantità di ipotesi, molte
verificabili, altre no. Questa situazione non è programmabile.
Come seconda cosa succede che i ragazzi
si confrontano con la complessità. Gli studenti ad ogni età sono stimolati
dall'aver a che fare con il reale. Lo preferiscono alle semplificazioni astratte
ed annacquate così comuni nei testi di scienza per ragazzi. Dopo tutto l'evoluzione
del cervello è avvenuta al contatto della complessità del mondo reale. Dove
non ci sono illusioni, come quelle create dai libri di testo, con le domande
rigurgitate in fondo al capitolo.
Una volta concluso un nostro programma , uno studente sa tutto sulle querce,
le formiche o i cardi, ha imparato molto sulla scoperta scientifica, ha anche
fatto più domande di quante risposte abbia ricevute.
Come terza cosa, vediamo vere esplosioni
spontanee di rapimento estetico o intellettuale, così pure ed esaltanti da
chiedere approfondite riflessioni.
"Da una generalizzazione di osservazioni, ottenuta astraendo dai casi
diversi quel che hanno in comune, si otterrebbe un'unità astratta con qualità
sterili, mentre in un attimo di percezione intuitiva, il caso particolare
è visto come manifestazione attuale dell'universale."
Come ogni autentica scoperta, questo momento può essere solo esperito direttamente;
non lo si può 'tradurre' adeguatamente nel linguaggio verbale delle descrizioni
di seconda mano.
Una delle cose più intriganti di questo lavoro è sentire che alcune delle
nostre attività combinano cuore e mente, logica ed emozione, duro e tenero,
cervello destro e cervello sinistro. Queste dicotomie classiche, che ci sembrano
ovvie, non necessariamente debbono restare tali.
Abbiamo visto che i migliori risultati
si ottengono quando gli insegnanti stessi ci cercano piuttosto che quando
è il preside che ci chiede di venire. Gli obblighi imposti non funzionano
bene quanto l'interesse personale. Inoltre i nostri programmi non interessano
insegnanti (e scuole) il cui solo obiettivo è il risultato degli studenti
agli esami statali. La conoscenza locale non può essere valutata con gli esami
standard: perché questi esami siano utili debbono valere su tutto il territorio
nazionale ed essere quindi generici. E' questo uno dei vari modi in cui si
scoraggia l'affondare radici nella propria bioregione.
Ci ha piacevolmente sorpreso comunque
il gran numero d'insegnanti che hanno messo alla prova dei fatti le nostre
attività. Sanno che i ragazzi subiscono il fascino della natura. Molti insegnanti
vorrebbero far conoscere ai loro studenti il mondo naturale che ci circonda
ma essi stessi mancano delle conoscenze specifiche. La più parte degl'insegnanti
sono il prodotto di una cultura mobile, senza radici, ma sono pronti a riconnettersi
e a connettere i loro studenti. Sfortunatamente la mobilità li ha privati
di una conoscenza locale.
Una delle "cose che funzionano"
in queste indagini è che spesso l'insegnante si appassiona ed è attratto a
livello adulto e allora gli studenti corrispondono l'entusiasmo dell'insegnante.
Una insegnante, per spiegare le macchie di fango sulle ginocchia dei pantaloni,
ci spiegò: "Ho proprio dovuto mettermi a quattro zampe per vedere che
tipo di formica c'era per terra, non le avevo mai notate prima."
(…)
Siamo a disposizione per consultarci con ogni gruppo interessato a fare opera
del genere nella propria area.

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