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Donna colta e preparata, da sempre vicina
agli agricoltori e loro portavoce, Vandana Shiva è laureata in fisica ed ha
ottenuto il dottorato sull'argomento Variabili nascoste e nonlocalita'
dei quanti dunque è una scienziata e sa di cosa parla, anche se il suo
è un approccio non deterministico alla scienza, quindi ben diverso da quello
ottocentesca dei modelli usati dai genetisti. Un'altra sua caratteristica
è la dedizione alla ricerca indipendente, per la quale ha fondato nel 1982
a Dehra Dun, la Fondazione per la Scienza, la Tecnologia e l'Ecologia,
dove sono affrontate le più importanti questioni ecologiche e sociali
dei nostri giorni. Con ricerche accurate e puntuali la Fondazione fornisce
dati scientifici e argomentazioni, che poi Shiva utilizza per evidenziare
inesattezze ed errori nelle "verità" scientifiche" delle multinazionali.
Un altro aspetto della sua attività è la stretta collaborazione con le comunità
locali e i movimenti di base.
Ha contribuito a numerose campagne come la mobilitazione di 500.000
agricoltori indiani contro il GATT nel 1993 e le manifestazioni
a favore dei popoli indigeni a Seattle. Opera in stretto contatto con gli
agricoltori indiani, per migliorare le loro condizioni di vita e difenderli
dallo strapotere dei brevettatori.
Dai contadini ha imparato concetti chiave
come "vandanya" e la pratica di opporsi pacificamente, ma
con estrema determinazione e con argomentazioni inoppugnabili.
La scienza della vita
A nome degli agricoltori parla nei consessi internazionali. A questo scopo
ha riunito scienziati e attivisti in una conferenza chiamata Redifining
the Life Science (ridefinire la scienza della vita), a cui hanno partecipato
personaggi come Mae Wan Ho, Christine von Weisaecker e Brian Goodwin per sostenere
campagne contro i "brevetti della vita".
La sua azione è pratica e politica al tempo stesso. Quando le ho
chiesto del ruolo delle donne indiane nel movimento, mi è apparsa chiaramente
stupita.
Oggigiorno non si usa più parlare di femminismo,
ma avevo visto il filmato che raccontava come le donne si erano organizzate
per evitare la brevettazione dell'olio di Neem (utilizzato da sempre
in India per molteplici Scopi sia curativi che cosmetici) e del riso Basmati
(una vecchia varietà, molto diffusa in India) ed ho insistito.
Con molta eleganza Shiva ha evitato gli scogli del femminismo,
sottolineando due aspetti inconfutabili: che lei lavora in collaborazione
con gli agricoltori, la maggior parte dei quali sono donne, e dunque ne rispetta
le specificità; e che, avendo a cuore l'indipendenza del movimento, la mobilitazione
Si basa in primo luogo sulle relazioni, ambito di socializzazione in cui le
donne sono espertissime. E' dunque ancora il semplice rispetto delle specificità
porta alla valorizzazione delle donne, senza neanche bisogno di sottolinearlo.Oltre
la politica tradizionale Ha aggiunto di essere poco propensa a teorizzare
una voluta separatezza, pur promovendo e utilizzando momenti e luoghi specifici
di attività delle donne.
Con la stessa eleganza le ho visto evitare
di impegolarsi in disquisizioni teoriche sul ruolo del capitalismo con chi
sollecitava da lei anatemi e proclami.
Non che per questo rinunci alla politica,
alla critica, o alla mobilitazione, semplicemente teorizza e mette in pratica
Un modo di far politica slegato dagli schemi del passato, non li rinnega,
ma va oltre. E vince. Come nel caso dei brevetti. Le multinazionali già da
anni avevano rivolto la loro attenzione al settore dell'agricoltura, un campo
d'attività' essenziale per tutti e allo stesso tempo incontrollato.

Riso terminator
Cosi alcune Società si sono impadronite del seme del riso Basmati, modificando
un gene ed hanno brevettato il tutto come se si trattasse di un'invenzione
di loro proprietà.
In questo modo, chi acquistava il seme
doveva poi riconoscere loro una royalty. Si dirà: ma in India gli agricoltori
non hanno bisogno di comprare il seme di questa antica varietà di riso da
una compagnia straniera; e invece e' proprio cosi. Tanto per cominciare i
contadini non si occupano di sapere da dove viene il seme e a che cosa è dovuto
il suo prezzo, poi il seme modificato ha una resistenza artificiale agli erbicidi
e tende a prevalere su tutti gli altri semi, in più si tratta di un terminator,
cioè non produce semi fecondi, e quindi occorre riacquistarlo ogni anno.
Tutto questo processo avviene in modo tanto pragmatico che quasi non ci si
accorge di quanto sta succedendo fino a che non e' troppo tardi. Fino a quando
cioè tutti gli altri semi, che i contadini avevano adattato nei secoli ai
terreni e ai climi e alle acque, non saranno soppiantati da quelli geneticamente
modificati.
A quel punto non ci sarà più niente da fare, il contadino dovrà
comprare il seme modificato dalla multinazionale, il relativo diserbante,
al prezzo stabilito da essa e poi 1'anno dopo di nuovo, ecc. ecc.. Altro che
libero mercato.
Biopirateria
Biopirateria, la chiama Vandana Shiva, e giustamente la combatte con la consapevolezza
degli agricoltori, mettendoli in relazione fra loro fino a formare una mobilitazione
che ha dentro di sé le sue radici e la sua forza, con un progetto specifico
da realizzare: liberarsi dal brevetto, evitare la biopirateria, conservare
le sementi adattate da generazioni di coltivatori.
E senza dimenticare la propria specifica
appartenenza, la propria cultura, l'essere indiani, non con accenti nazionalistici,
ma con la tranquilla sicurezza che deriva dal conoscere le proprie radici,
la storia e il pensiero di quelli che sono vissuti prima in quello stesso
territorio ed hanno compiuto ciascuno la propria parte ad esempio nel selezionare
le sementi. Più in generale, senza dimenticare l'esperienza e il pensiero
che hanno formato quella millenaria cultura.
Monocoltura della mente
Al tempo stesso Vandana parla anche alla nostra cultura, che da quella deriva.
Ci rende consapevoli del debito nei loro confronti e della profonda giustizia
della loro battaglia. I contadini (e le contadine) hanno mandato cartoline,
moltissime cartoline; con su scritto: ma com'e' che siete così poveri
che venite a derubarci?
Tutto questo non avviene per miracolo o per istinto o per immediatezza
spontanea.
Shiva ha scritto libri come The violence of Green Revolution e Monocultures
of the Mind e il recente Biopiracy, the Plunder of Nature and Knowledge.
Ha fondato enti; ha lavorato con gli agricoltori per informarli; ha promosso
campagne di mobilitazione; ha anche spinto e ispirato le numerose battaglie
legali negli USA.
La campagna per il Neem e la campagna
per il riso Basmati sono episodi (anche se enormi) di questo percorso.
Nel maggio del 2000 il brevetto sul Neem e' stato revocato e le
richieste di brevetto della Ricetec sul riso Basmati sono state rifiutate.
Un grande risultato, ma, afferma Vandana: "Il sole brilla e i fabbricanti
di candele sono arrabbiati e insistono, sono in corso nuove inchieste
di brevetti per il riso Basmati.

Il rispetto del semi
Nello stesso tempo si sono rafforzate le capacità di democrazia locale che
mostra gran vitalità con unintensa partecipazione.
E quando racconta com'e' iniziato il movimento e in quanti erano
all'inizio, non si sa se ridere o piangere, pensando alla farsa noiosa e irritante
delle recenti elezioni USA e a quanto siano lontane le immagini che la tv
porta nelle nostre case. E poi il rispetto del seme sottolinea Shiva
riporta inevitabilmente al rispetto per la natura e l'ambiente nella sua
complessità, e preserva diversità colturali e culturali che si sono evolute
attraverso i secoli.
Coltivare presuppone sempre il lavoro,
l'esperienza e le conoscenze di generazioni di agricoltori, una risorsa che
sarebbe un peccato sprecare.
E introdurre pesticidi e concimi di sintesi in agricoltura non può che alterare
completamente i prodotti ottenuti.
Il riso Basmati per esempio, quando viene coltivato con i prodotti chimici
perde gran parte del sapore originario e delle proprietà nutrizionali e curative.
Per non parlare del pepe.
Una pianta che ha bisogno di un habitat
ben definito, privo di inquinanti; altrimenti non si sviluppa regolarmente
e se lo fa presenta una profonda alterazione delle sue pregevoli caratteristiche
organolettiche.
Partire dalla propria esperienza per capire il mondo e cambiarlo.
Le risorse della terra sono limitate: c'e' poca acqua e poca terra; pertanto
occorre utilizzare tali risorse in maniera efficiente ed ecosostenibile.
"Il modello di sviluppo che le industrie del transgenico tentano di
imporre mi spiega la fisica indiana non e' efficiente, perché causa guasti
enormi e inoltre sottintende una continua corsa verso la crescita industriale
ed economica. Ecco perché va osteggiato".
Cambiare il mondo
Vandana Shiva e' anche unoratrice straordinaria, partendo dal concreto,
dall'esperienza e dalle piccole cose, attira l'attenzione e spinge alla riflessione.
Basta ascoltarla un po' per capire come
sia riuscita ad avere la meglio nei consessi internazionali, dove senza parole
di odio, ma con fermezza, ha illustrato i rischi della biopirateria ottenendo
applausi, consensi e appoggi.
Racconta come negli anni 60 la sedicente "rivoluzione verde"
indusse i Governi dei vari Stati a modificare profondamente il mercato del
lavoro e l'attività' produttiva. Questo cambiamento e' avvenuto in maniera
così radicale e con una tale rapidità da risultare incontrollabile e incomprensibile
alla maggior parte degli agricoltori. "Una rovina per il Sud del mondo,
ma ora afferma, la scienziata indiana e' ancora peggio, ora non e'
più il Fondo mondiale che interpella i singoli Stati, ora sono le multinazionali
che si rivolgono direttamente ai privati, rivolgono tutto il loro potere (di
propaganda, di denaro e di conoscenze) sui singoli individui che ne restano
sommersi.
Ma forse queste grandi società per azioni sbagliano nel trattare
tutti gli individui come massificati. Dove si e' conservata una cultura collettiva,
questa può dare parole, energie e saperi, in grado di contrastare quella espropriazione
"
Il movimento Navdanya
Ecco così sorgere nel 1991 in India Navdanya, un movimento nazionale per la
protezione della diversità e l'integrità' delle risorse viventi.
Lo stesso movimento ha poi creato le banche di sementi, ha promosso
1'agricoltura biologica e stabilito legami diretti fra produttori e consumatori.
"Il nome stesso di movimento racconta, Vandana Shiva e'
stato suggerito da un agricoltore: in India nove sono le culture fondamentali
per l'agricoltura, ed insieme queste nove piante costituiscono il simbolo
della specificità che, riconosciuta e integrata, forma un complesso armonico
e vitale, che assicura Ia sopravvivenza".
Accanto alle banche delle sementi, vengono
svolte attività di formazione autogestita. I vecchi allestiscono erbari insieme
ai bambini: in questo modo i bambini imparano a riconoscere le piante e i
vecchi si sentono utili.
Navdanya ha contribuito alla creazione di ARISE, l'organizzazione
nazionale per l'agricoltura biologica, un'ampia e dinamica rete di promozione
dell'agricoltura sostenibile.
Cosi e' nata anche la Campagna Sicurezza Agricola e Alimentare, che
spiega in termini semplici e comprensibili a tutti cosa sono i TRIPs (i protocolli
d'intesa per il rilascio dei brevetti) e il GATT (l'accordo sul commercio
internazionale) mistificando gli accordi stipulati dai paesi ricchi a livello
mondiale e introducendo nuovi paradigmi nell'ambito della ricerca.
Allo stesso modo e' stata portata all'attenzione dell'opinione
pubblica mondiale il ricco bagaglio di conoscenze dei popoli indigeni e la
necessità della loro tutela.
Diritti umani e alimentari "Allo stesso tempo e' stato messo
in atto un monitoraggio continuo per registrare l'impatto della globalizzazione
sui diritti umani e alimentari. Appare ovvio che le multinazionali non si
arrenderanno facilmente e quindi ci sano forti rischi sostiene Vandana
Shiva di aspri conflitti, nonostante l'atteggiamento nonviolento dei coltivatori
indiani la cui pratica si ispira totalmente agli insegnamenti di Gandhi".
http://www.vshiva.net/
http://www.twnside.org.sg/
third world network Economics, Biotechnology/BiosafetyBiodiversity,Access,
Indigenous Knowledge and IPRs, Environment, Women's Rights & Gender Issues,
Human Rights, Health, UN, Peace & Security, Climate Change

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