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AUTORI

Vandana ShivaAnima e valore d'uso
(Perché il vostro modello di sviluppo non può essere ecologico) Il manifesto, secondi anni 90

Mi piacerebbe capire perché la critica alla sacralità della crescita è ancora un tabù tra le agenzie e gli esperti di sviluppo. Io cercherò anche di seguire Oren Lyons nel mostrare che mantenere la sacralità dello sviluppo e della crescita attraverso uno «sviluppo sostenibile» è un tentativo basato su una falsa interpretazione della sostenibilità.
La crescita economica ha luogo tramite l'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, fatto che crea una penuria delle stesse nell'economia di natura e in quella di sussistenza della gente.
Un'ulteriore crescita economica non può aiutare a rigenerare quelle stesse sfere che devono essere distrutte per permettere alla crescita economica di aver luogo.
La natura si ritira mentre il capitale cresce.

La crescita del mercato non può risolvere la stessa crisi che essa ha creato; inoltre, mentre le risorse naturali possono essere trasformate in denaro contante, il denaro non può trasformarsi nei processi ecologici di natura.
Quelli che offrono soluzioni di mercato alla crisi ecologica limitano se stessi al mercato e cercano dei sostituti per la funzione commerciale delle  risorse naturali quali merci e materie prime.
Nell'economia di natura, però, la valuta con cui si paga è la vita stessa.

L'aumentata disponibilità di risorse finanziarie non può rigenerare la vita perduta dalla natura attraverso la distruzione ecologica. Un contadino africano ha compreso questo quando ha detto: Non puoi trasformare un vitello in una mucca solo ricoprendolo di fango.

Il compito di una rigenerazione ecologica e di un recupero di sostenibilità equivale metaforicamente  a quello di permettere al vitello di diventare mucca. La pseudosostenibilità dello "sviluppo sostenibile" è invece il corrispondente del tentativo di ricoprirlo di fango.
La nozione di sostenibilità è basata su tre errori ontologici: il primo è quello di attribuire un primato ontologico al capitale, il secondo è la separazione ontologica fra produzione e conservazione e il terzo è quello di dare per scontata un’intercambiabilità di natura e capitale.

Lo sviluppo è stato basato sulla supremazia dell'economia di mercato e sul suo principio organizzatore fondato sui profitti e sull'accumulazione di capitale.
Lo "sviluppo sostenibile" continua ad ispirarsi al presupposto errato che l'economia definita dal capitale e dal mercato sia fondamentale e più basilare per la prosperità dell'uomo rispetto all'economia naturale dell'autorigenerazione o a quella di sussistenza della gente.
Queste ultime vengono considerate «primitive», «arretrate», «stagnanti», secondarie e dovrebbero pertanto essere distrutte per far posto allo sviluppo.

Nell'economia di mercato il principio  organizzatore  nel rapportarsi alla natura è quello della massimalizzazione dei profitti e dell'accumulazione di capitale.
La natura e i bisogni dell'uomo vengono gestiti attraverso meccanismi di mercato.
Le richieste di ricchezza naturale sono limitate a quelle registrate dal mercato stesso; l'ideologia dello sviluppo è in gran parte basata sul desiderio di portare tutti i prodotti della natura dentro l'economia di mercato quali materie prime per la produzione di beni di consumo.

Allorché queste risorse vengono già usate dalla natura per mantenere la propria capacità di rigenerazione e dalla gente per garantirsi sostentamento e mezzi di sussistenza, il loro dirottamento in direzione dell'economia di mercato crea una condizione di inefficienza per la stabilità ecologica e nuove forme di povertà per la gente.