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Per
gran parte del secolo scorso, un gruppo di professionisti chiamati economisti
ha goduto di un’influenza senza precedenti sul corso dello sviluppo
mondiale. A fronte di successi considerevoli, vi sono stati numerosi fallimenti
eclatanti. (…)
Le facoltà universitarie di economia fanno perdere tempo a tutti.
È un po’ rude ma credo che ci siano
dei problemi interessanti di cui altrimenti potrebbe occuparsi l’economia,
che non spariscono solo perché gli economisti dicono, ‘Beh, non è nel
campo dell’economia, riguarda la politica economica o l’ecologia
o qualcos’altro’ Così non si sporcano a tirare le logiche conseguenze
di quel che adesso chiamano ‘gli assunti canonici’, locuzione
rivelatrice. Alcuni di questi assunti canonici definiscono tutti i fattori
esistenti, dopodichè si possono fare giochi e deduzioni logiche con quegli
assunti. E il mondo vero con i suoi problemi concreti è lasciato da parte.
E cercare di applicare le deduzioni canoniche al mondo vero è un vero problema
perché si astrae dalle cose più importanti.
La prima cosa da cui gli assunti canonici
si astraggono è una qualsiasi nozione di comunità – nient’altro
che individui isolati, Homo economicus. Comunità intesa come generatrice sociale
di identità interrelazionali e comunità ecologicamente intesa come interdipendenza
di specie diverse nel mondo naturale. (…)
I più avvertiti cominciano a mettere in discussione quest’atteggiamento
e alcuni padrini della professione tendono alla difensiva. Ma siamo ancora
alla formica contro l’elefante. Hanno ancora il controllo dei maggiori
giornali, delle cattedre nelle migliori università ecc.(…)
DI: Chi sono i ‘padrini della professione’?
Daly: Oh beh, gente come Lawrence Summers
e tutti i premi Nobel. Robert Solow, Milton Friedman, gente così. Tutte le
facoltà delle università più importanti.
Daly: (…) bisogna spostarsi dall’Homo
economicus come individuo isolato al membro di una comunità, la cui identità
è ampiamente determinata dalle sue relazioni con gli altri e con l’ecosistema.
(…) Se date un’occhiata ai libri di testo di base, ci trovate
la circolazione standard isolata dalle imprese alle famiglie, del valore di
scambio che spunta dappertutto. L’ambiente non esiste. I teoremi di
domanda e offerta soggiacenti sono puramente individualistici. In nessuno
di questi c’è un elemento sociale. Così alcuni diranno, ‘Oh state
solo criticando dei cattivi libri di testo. Cioè, la professione è andata
ben al di là di queste posizioni’. Un momento! Dov’è che si impara
l’economia? Quel che i nostri amministratori sanno, l’hanno imparato
da qualche libro di testo elementare … e questo testo sarebbe aggiornato
all’economia più avanzata? E se l’economia avanzata si accorge
che qualcosa è sbagliato non lo si dovrebbe riscontrare nell’edizione
successiva del testo? E allora non accetto l’argomento. (…)
Direi che dobbiamo introdurre nella teoria
economica non solo il flusso circolare del valore di scambio, che è importante,
ma anche il passaggio a senso unico di materia ed energia – il tratto
digestivo come il sistema circolatorio – perché è quello che ci vincola
all’ambiente. Le sorgenti di materia-energia a bassa entropia, e i depositi
per la materia-energia ad alta entropia. E ciò dev’essere inserito proprio
nei fondamentali dell’Economia, Capitolo 1. Non solo menzionato in calce
a un capitolo su Esaurimento e Inquinamento come Esternalità, cioè ‘Oh
cazzo, non ci saremmo mai aspettati che succedesse, ma è andata così e adesso
dobbiamo dire qualcosa a proposito’.
È immanente nel funzionamento
del processo economico che noi si debba esaurire, inquinare, che si debbano
mantenere queste due attività in qualche sorta di limite ecologico, e la natura
del limite condiziona le dimensioni o la taglia ottimali di un sistema dell’economia
nel suo complesso in rapporto all’ambiente. E questo importante problema
è completamente ignorato. Non esiste un concetto di dimensione ottimale di
un sistema macroeconomico totale rispetto all’ecosIstema che lo contiene.(…)
Con ‘libero mercato’ intendo il commercio internazionale deregolato.
Così l’opposto di libero mercato non è né autarchia né assenza di mercato.
L’opposto non è il mercato statale o il totale monopolio del mercato.
L’opposto del libero mercato, che è deregolatorio, è il mercato regolato.
Regolato nell’interesse nazionale dai governi coinvolti. E la nozione
che lo stato non deve immischiarsi, che deve lasciare tutto ciò al mutuo interesse
dei soggetti scambianti … voglio dire, immaginate se questa logica fosse
applicata alle imprese – individui all’interno delle imprese che
trafficano fra di loro per il vantaggio reciproco – sciocchezze! (…)
Così il fatto non è che non ci dovrebbe essere il mercato, il mercato
serve. Il fatto è che il mercato non dovrebbe fondarsi sulla competizione
sugli standard più bassi. Bisogna mantenere certi standard. E la competizione
sugli standard più bassi può indebolire gli standard ecologici per ridurre
i costi, gli standard di sicurezza e assistenziali (…) Penso che siano
da mantenere questi standard sociali vinti a caro prezzo in molti anni –
l’orario di lavoro, lavoro infantile, questo genere di case. Si possono
fare prodotti più a buon mercato se la giornata di lavoro è più lunga, se
fai lavorare i bambini ecc.. così penso che debba esserci questa protezione
comunitaria statale degli standard fondamentali. Non dobbiamo lasciare che
la competizione del libero mercato li cancelli. (…)

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