La nonviolenza è un concetto che sembra uscire di recente nella storia dell’umanità. Ma lo stesso Gandhi, a cui va il merito di averlo fatto emergere alla coscienza dell’umanità, così scriveva: “Non ho niente di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la nonviolenza sono antiche come le montagne.

Il libro del Tao prodotto in Cina nel VI sec. a.C. condanna la guerra ed esalta come supreme virtù l’umiltà, la tolleranza, la dolcezza che sono essenziali per la nonviolenza. 
Erodoto di Alicarnasso ( ca.484-425), uno dei più grandi storici dell’antichità,  che ha dedicato la sua grande opera alla guerra tra Greci e Persiani, la vede come follia. Contro tutti coloro, ed era la cultura dominante, che esaltavano la lotta dei Greci contro i Persiani lui afferma: “Non esiste uomo folle al punto di preferire la guerra alla pace. In pace i figli seppelliscono i padri, in guerra sono invece i padri a seppellire i figli”.
Lo stoicismo fu “il grande movimento pacifista di età ellenistica” (Fabbrini). La scuola Stoica nacque intorno al 300 a.C. per merito di Zenone di Cizio (336-264). La fratellanza deriverebbe da una legge naturale che regge il cosmo. Zenone propone di escludere la guerra come strumento per la soluzione dei conflitti.

Con Costantino si ha una svolta radicale dei rapporti tra impero romano e Chiesa in quanto l’imperatore diventa cristiano e i cristiani ottengono molti privilegi. Ma nel momento in cui l’impero diventa cristiano i nemici dell’impero diventano anche nemici religiosi. La politica dell’impero e la testimonianza della Chiesa si identificano. La guerra, uno degli strumenti della politica imperiale trova una sua legittimazione.
“Si realizzano le condizioni generali favorevoli alla nascita e allo sviluppo di una teologia della guerra e alla progressiva atrofia di una teologia della pace... Nasce una teologia della guerra che si muove tra due poli: il contenimento della guerra da un lato e la sacralizzazione della guerra dall’altro”. E il cardine essenziale di questa teologia della guerra lo troveremo “nella ripresa che Agostino fa del pensiero classico romano della distinzione fra guerra giusta e guerra ingiusta”.(G.Alberigo, Il popolo di Dio e la pace, in Humanitas, n.1-2/1970).
L’illegittimità radicale della guerra qual era emersa nei primi tre secoli di cristianesimo cede il passo all’ idea della guerra che rende giustizia . Scrive Agostino: “E’ in effetti l’ingiustizia del nemico che impone il fatto di fare una guerra giusta”. L’esercito viene allora assunto come uno dei tanti luoghi della presenza del cristiano nella società, e la crociata prenderà il posto della nonviolenza cristiana.

Erasmo da Rotterdam  Nell’opera “Dolce è la guerra a chi non l’ha provata” scritta nel 1516-17 riprende e approfondisce i temi dell’opera precedente.   Durissimo è il suo giudizio contro chi utilizza il segno di Cristo per coprire le proprie guerre: "Così le guerre le fanno i preti, le fanno i monaci, chiamando in causa Cristo in affare tanto diabolico. Gli eserciti vanno all’attacco portando ognuno innanzi a sé il segno della croce, proprio di quella croce che potrebbe indicare in qual modo i cristiani devono vincere”.
Ciò che si conquista col ferro, col ferro si perde.

Etienne De La Boétie (1530-1563) magistrato francese al tribunale di Bordeaux scrisse un libretto Discorso sulla servitù volontaria  dove enuncia il principio della disobbedienza civile e della non-cooperazione, arma potente per far crollare un potere oppressivo.
“Non c’è bisogno di combattere questo tiranno, di toglierlo di mezzo; egli viene meno da solo, basta che il popolo non acconsenta più a servirlo. Non si tratta di sottrargli qualcosa, ma di non attribuirgli niente; non c’è bisogno che il paese si sforzi di fare qualcosa per il proprio bene, è sufficiente che non faccia nulla a proprio danno” 

A partire dal 1492 ha inizio la scoperta dell’America; di fatto fu una conquista e produsse un genocidio.
“Ciò che accadde fu soltanto questo: videro una terra già abitata da altri e ne reclamarono il possesso”. Gli indios diventarono le vittime del più gigantesco saccheggio della storia universale.
L’obiettivo dei conquistatori fu annientare gli Indios o assimilarli.
Nel 1511 in una chiesa di Santo Domingo Padre Antonio De Montesinos, domenicano è durissimo contro i colonizzatori: “Ditemi quale giustizia vi autorizza a mantenere gli indigeni in una così terribile schiavitù? Con quale diritto vi siete impegnati in una guerra atroce contro questi popoli che vivono pacificamente nei loro paesi? Perchè li lasciate in tale stato di sfinimento, poichè sono schiacciati dal lavoro eccessivo che esigete da loro?... Non sono degli uomini?”.

Bartolomeo de Las Casas, prete spagnolo (era nato a Siviglia nel 1474 e nel 1512 era stato ordinato prete nell’isola di Haiti) dopo essere stato testimone  di un massacro degli indios ne diventerà un coraggioso difensore. In un ampio trattato scritto tra il 1522 e il 1537 sul tema dell’evangelizzazione, Intorno all’unico modo di condurre alla vera religione i popoli infedeli scrive  “Il Cristo non ha dato a nessuno il potere di reprimere o di molestare gli infedeli che si rifiutano di ascoltare la predicazione della fede o di accogliere i predicatori nel loro territorio. Percìò non è pensabile l’uso delle armi per portare i popoli al Signore, ma è la stessa forza spirituale dell’Evangelo che permette questo..... “(Gesù) ha lasciato ogni uomo in una libertà, tranquillità e pace piene: a nessuno ha fatto violenza, a nessuno ha tolto i propri beni, i propri diritti, la propria libertà; a nessuno ha fatto ingiurie, inflitto torti o fatto violenze, né lo ha obbligato a sottomettersi attraverso il terrore delle armi.....
La pace è un bene così grande che niente è più bello, più prezioso, più piacevole, più utile tra tutti quelli che gli uomini desiderano”.

Alcuni movimenti “ereticali”, anteriori (valdesi), contemporanei (anabattisti) o susseguenti alla Riforma del XVI sec. (Quaccheri) assumono posizioni nonviolente perché, secondo Eugenio Rivoir, negano la legittimità teologica della pace costantiniana.
All’inizio del XVI sec. I turchi sono il nemico per eccellenza, identificati con l’anticristo. Nonostante questo, esponenti deLle chiese riformate negano che la guerra sia una soluzione per il conflitto.
Queste voci contro la guerra sono talmente inconcepibili che gli autori verranno processati e condannati.

 Michael Sattler, grande figura dell’anabattismo tedesco meridionale, arrestato nel 1527 insieme con la moglie e altri compagni di fede viene accusato con nove capi di accusa, l’ultimo dei quali relativo all’affermazione che se i turchi avessero invaso il suo paese non si sarebbe dovuto opporre loro resistenza.
Durante il processo afferma: “Se viene il turco non gli si deve opporre resistenza, perché sta scritto: non devi uccidere (Mt. 5,21). Non dobbiamo difenderci dal turco e dagli altri nostri persecutori, ma insistere con forti preghiere presso Dio perché sia lui a difenderci e a resistere”.
La sentenza contro questo pacifista sarà durissima e sarà eseguita il 21 marzo 1527.

Ugo Grozio, nome italianizzato di Huig van Groot ( 1583-1645) era un umanista olandese. Nel 1625 viene pubblicato a Parigi Il diritto di guerra e di pace. Grozio pur non ritenendo ancora possibile l’eliminazione della guerra, tuttavia pensa che essa possa essere regolata da accordi internazionali per poterla perlomeno limitare e renderla meno barbarica soprattutto nei confronti della popolazione civile. “L’autore indicava in tal modo di estendere il potere del diritto che vige all’interno degli Stati in condizioni di pace, anche in condizioni di guerra”. (Cardelli)
Comenio (1592 - 1670)  grande pedagogista boemo, vescovo dell’’Unione dei fratelli boemi (gruppo religioso considerato eretico dai cattolici),  per non abiurare la propria fede andò peregrinando nei paesi dell’Europa protestante. Ispirandosi al pensiero di Erasmo condannò ogni forma di violenza. Per Comenio “è la tendenza diabolica a dominare gli altri che spinge una minoranza di uomini brutali a opprimere la maggioranza”.
Blaise Pascal ( 1623 - 1662)  Matematico e fisico francese dopo una profonda crisi esistenziale aderì al Cristianesimo in particolare si sentì attratto verso l’austero pensiero Giansenista. Pascal partendo dalla fragilità, ma anche dalla “nobiltà” dell’uomo  condanna ogni violenza.
Benedetto Spinoza (1632-1677) filosofo olandese, nato ad Amsterdam da una famiglia  ebraica fuggita dal Portogallo; espulso dalla sinagoga perché considerato eretico. Il pensiero nonviolento di Spinoza emerge chiaramente nell’ “ETICA” . Per il filosofo L’uomo deve liberarsi dalle passioni, dimenticare il proprio io ed elevarsi alla comunione con il Tutto.Solo vivendo secondo ragione l’uomo potrà rispondere all’odio, non con l’odio, ma con l’amore e la generosità .

L’intellettuale che più di ogni altro combatté contro la guerra, il fanatismo, l’intolleranza fu François Marie Arouet conosciuto come Voltaire ( 1694-1778). La sua posizione antimilitarista era già apparsa  nell’opera Candido (1759), e verrà ribadita nel Dizionario filosofico (1764).
“Tutti i vizi riuniti di tutte le età e di tutti i luoghi non eguaglieranno mai i mali che provoca una sola campagna di guerra. Miserabili nemici delle anime, voi gridate per cinque quarti d’ora su qualche puntura di spillo, e nulla dite su una malattia che ci strazia in mille pezzi! Filosofi moralisti, bruciate i vostri libri! Finché il capriccio di pochi uomini farà letteralmente sgozzare migliaia di nostri fratelli, la parte del genere umano che si consacra all’eroismo sarà la cosa più orribile dell’intera natura.
Che cosa diventano e che m’importano l’umanità, la beneficenza, la modestia, la temperanza, la mitezza, la saggezza, la pietà, quando una mezza libbra di piombo tirata a 600 passi mi fracassa il corpo, e io muoio a vent’anni fra tormenti indicibili, in mezzo a cinque o seimila moribondi, mentre i miei occhi, aprendosi per l’ultima volta, vedono la città dove sono nato, distrutta dal ferro e dal fuoco, e gli ultimi suoni che odono le orecchie sono le grida delle donne e dei bambini che spirano sotto le rovine: e tutto per pretesi interessi di un uomo che non conosciamo?” (alla voce Guerra)

Un libro stampato a Livorno nel 1764, e divenuto presto famoso in tutta Europa sosteneva tra l’altro l’abolizione della tortura e della pena di morte: si tratta del libro "Dei delitti e delle pene" del milanese Cesare Beccaria ( 1738-1794).
Anche il prussiano Emmanuel Kant (1724-1804) massimo filosofo dell’età moderna  dopo lo spiraglio di pace che si aprì con il Trattato di Basilea (1795) tra la Francia e gli Stati nemici pubblicò "Per una pace perpetua" nel quale aveva pensato ad un piano organico per giungere alla pace definitiva e fra tutti i popoli.
Nella Sezione prima sono contenuti i 6 articoli preliminari alla pace perpetua tra gli Stati.
1. Non va considerato trattato di pace quello nel quale ci si riserva segretamente materia per una guerra futura.
2. Nessuno stato indipendente (piccolo o grande, ciò è qui indifferente) può essere acquisito da un altro Stato per eredità, scambio, acquisto o donazione.
3. Gli eserciti permanenti devono col tempo sparire completamente.
4. Lo Stato non deve contrarre debiti in relazione a conflitti esterni.
5. Nessun Stato deve ingerirsi a forza nella costituzione e nel governo di un altro Stato.
6. Nessun Stato, in guerra con un altro, deve permettersi degli atti di ostilità tale da   rendere impossibile, al ritorno della pace, la confidenza reciproca: ad esempio,  l’uso di assassini, avvelenatori, la violazione di una capitolazione, l’incitamento al tradimento nello Stato al quale si fa guerra eccetera.
(Kant E., Per la pace perpetua, traduzione e cura di A. Bosi, Ed.Cultura della pace, FI. 1995)

Aspetti del pensiero nonviolento compaiono anche  nel letterato e filosofo ginevrino Jean Jacques Rousseau  (1712-1778). A differenza degli illuministi avanzò riserve sull’assoluta fiducia nella ragione e nella scienza.
Per Rousseau i conflitti pur presenti nella storia sono diventati più sanguinosi con il sorgere degli Stati che sono governati solo dalla legge del più forte.
“Da ciò nacquero le guerre di nazione, le battaglie, le uccisioni, le rappresaglie, che fan fremere la natura e colpiscono la ragione, e tutti gli orribili pregiudizi che pongono nel novero delle virtù l’onore di spargere il sangue umano”.
Un eminente critico d’arte inglese John Ruskin (1819-1900), dopo un primo periodo della  vita dedicato al culto della bellezza, passò ad un lavoro sociale scoprendo che dovere dell’uomo è “non solo rendere il mondo più bello, ma anche più giusto”.
Dedicherà gli ultimi 40 anni della sua vita a propagandare, sovvenzionare iniziative di riforma sociale, rese a suo avviso sempre più necessarie dai mali causati dalla società industriale contro la quale si scaglierà, auspicando il ritorno ad un lavoro libero e creativo.
La sua opera "Fino all’ultimo" eserciterà un profondo influsso su Gandhi.

Un contributo molto notevole al pensiero nonviolento venne dall’americano Henry David Thoreau (1817-1862) con il saggio "Disobbedienza civile" scritto nel 1849.
In  segno di protesta contro il governo schiavista e per contestare la guerra contro il Messico, Thoreau si rifiutò di pagare la tassa elettorale e nel 1846 fu imprigionato.  Egli sostenne che il cittadino non deve collaborare con un governo che pratica la discriminazione razziale e una politica imperialista e l’arma che ha a disposizione, quando le critiche verbali non sono sufficienti,  è la disobbedienza civile (ad esempio, rifiutando il pagamento delle tasse).
“Non è auspicabile che l’uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto? Il solo obbligo che ho il diritto di arrogarmi è quello di fare sempre e comunque ciò che ritengo giusto” (Thoreau, Disobbedienza civile, SE, MI, 1989).
Lev Nikolajevic Tolstoj Nel romanzo Guerra e pace (1869)  smitizza la figura di Napoleone e “ci fa sentire l’inutilità della gloria, la vanità dell’ambizione, la gioia di capire che il segreto della vita è perfezionare se stessi per dare agli altri”. (Cardelli)

martedì 9 novembre 1999
(testo non rivisto dall’autore; tratto dall’inserto speciale del Corriere di Saluzzo dedicato a “Nonviolenza uno stile di vita”, dicembre 1999)
STORIA DELLA NONVIOLENZA prof. Beppe Marasso Centro studi Sereno Regis Torino

storia della nonviolenza