Molti si chiedono se le innumerevoli forme che assume la violenza umana (criminalità, ingiustizia sociale, intolleranza, razzismo, guerra, ecc.) siano inevitabili, siano mali senza rimedio a cui bisogna rassegnarsi.
L'opinione prevalente presso l'uomo della strada (e anche presso alcuni specialisti non aggiornati) è che l'aggressività umana sia istintiva, biologicamente determinata, naturale e perciò ineliminabile.
E' stato appunto per cercare di cancellare ogni traccia di questa vecchia concezione e di neutralizzare le conseguenze pratiche che ne derivano che un gruppo di studiosi di vari paesi (psicologi, psichiatri, etologi, biologi, antropologi e sociologi) si  è riunito all'Università di Siviglia nel 1986 in occasione dell'"Anno  internazionale della pace" promosso dall'ONU ed ha elaborato un documento scientifico. Nel 1989 la Dichiarazione di Siviglia sulla violenza (questo è il nome che ha preso il documento) è stata sottoscritta dall'UNESCO ed è stata poi creata una rete internazionale di rappresentanti della Dichiarazione di Siviglia i quali hanno il compito di promuovere la diffusione delle sue tematiche nei propri paesi. Il Prof. Francesco Robustelli, dell'Istituto di Psicologia del CNR, è il rappresentante per l'Italia. In sintesi nella "Dichiarazione di Siviglia" si sostiene che la violenza non è una caratteristica biologica ineliminabile degli esseri umani ma è fondamentalmente determinata da fattori socioculturali.

LA CONCEZIONE ISTINTIVISTICA DELL'AGGRESSIVITA' UMANA
La concezione istintivistica dell'aggressività umana è doppiamente pericolosa. Da una parte, infatti, può portare automaticamente al fatalismo, alla passività, all'acquiescenza sul piano di molte importanti problematiche sociali. Pensando di essere comunque schiacciati dall'enorme peso della propria eredità biologica molti individui rinunciano a qualsiasi azione che possa condurre ad una società meno violenta.
D'altra parte questa concezione istintivistica, nel tentativo di diminuire la violenza che c'è nel mondo, può portare a tipi di interventi che di fatto producono l'effetto opposto. La tesi di una aggressività istintiva che deve essere scaricata a tutti i costi, infatti, suggerisce la moltiplicazione di tutte quelle situazioni in cui si suppone che l'aggressività possa scaricarsi in modo innocuo, come per esempio i giochi competitivi, gli sport competitivi e la visione di film saturi di violenza. Ma innumerevoli ricerche psicologiche hanno dimostrato che queste situazioni, invece di liberare gli individui dalla loro aggressività, la aumentano.

MODELLO DI VITA COMPETITIVO
Il modello di vita dominante nella nostra società è di tipo competitivo. Nella maggior parte dei casi la maggior parte degli esseri umani vede nel prossimo un concorrente, un rivale, un nemico, da cui difendersi, da combattere, da sopraffare. Da tale modello di vita deriva inesorabilmente il mondo in cui viviamo, fatto di ingiustizia, di incomprensione, di sfruttamento, di guerre, di massacri.

AGGRESSIVITA', COOPERAZIONE E ALTRUISMO
Fra l'altro recenti ricerche hanno messo in evidenza che già in bambini di un anno si manifestano comportamenti di tipo propriamente altruistico. Ciò indica chiaramente che gli esseri umani vengono al mondo con tendenze all'aggressività ma anche con tendenze alla cooperazione e all'altruismo. Indica altrettanto chiaramente che il tipo di educazione che viene impartita nella nostra società ha in generale l'effetto di potenziare le tendenze all'aggressività e di indebolire o addirittura di atrofizzare quelle alla cooperazione e all'altruismo: un ovvio risultato del nostro modello di vita competitivo. Questo modello è così pervasivo da improntare di sé tutti gli aspetti della nostra esistenza, come per esempio i rapporti fra gli stati e fra le comunità, i rapporti di lavoro e perfino i rapporti affettivi.

RUOLO DELL'EDUCAZIONE
In sintesi la Dichiarazione di Siviglia sostiene che l'aggressività, la violenza e la guerra non sono necessità biologiche e quindi non sono inevitabili, come la maggior parte della gente in tutto il mondo crede. E' quindi possibile, attraverso particolari interventi educativi, operare contro i fattori socioculturali che sono alla base di questi comportamenti distruttivi.
A questo riguardo la quarta proposizione della Dichiarazione di Siviglia è particolarmente chiara ed esplicita:

E'  SCIENTIFICAMENTE  SCORRETTO dire che  gli  esseri  umani   hanno  un "cervello violento". Sebbene abbiamo  un  apparato   neurale per agire violentemente, esso non è  automaticamente   attivato  dagli  stimoli interni o esterni. Come  i  primati   superiori e diversamente da altri animali, i nostri processi neurali superiori  filtrano questi stimoli prima che essi provochino una reazione. Il modo in cui agiamo dipende  dal   modo in cui siamo stati condizionati e socializzati. Non c'è nulla nella nostra neurofisiologia che ci  costringa a  reagire violentemente.

CONCLUSIONI
Gli autori della Dichiarazione di Siviglia hanno naturalmente riconosciuto che nulla è definitivo nella scienza e che il documento da loro elaborato rappresenta solo l'espressione dello stato delle nostre conoscenze al momento della stesura del documento stesso. Negli anni trascorsi da allora, comunque, non sono emersi risultati che invalidano le conclusioni della Dichiarazione di Siviglia.
La Dichiarazione di Siviglia respinge dunque quello che è stato definito il "pessimismo biologico" ed essa deve costituire un imprescindibile punto di partenza per un'analisi globale dell'aggressività umana e per l'elaborazione di interventi educativi concreti contro di essa. L'aggressività si può e si deve combattere sul piano dello sviluppo psicologico dell'individuo e, naturalmente, dei fattori socioculturali che lo condizionano. E' da considerazioni di questo genere che prende l'avvio il nostro progetto di educazione contro la violenza.

LA VIOLENZA

CAUSE DELLA VIOLENZA